A che punto siamo con la stagione del Ciclocross?

Dopo il rientro di van Aert, facciamo il punto sulla stagione di ciclocross.

Giunti ai due terzi della stagione di Ciclocross, giro di boa dell’anno solare, siamo a tracciare i fangosi profili dei protagonisti che hanno confermato lo stato di salute – veramente ottimo – della disciplina. L’occasione per tirare le momentanee somme è ghiotta: da una parte abbiamo avuto all’Azencross Loenouth, prova DVV, il ritorno di Wout van Aert alle corse dopo i mesi di stop seguiti alla rovinosa caduta al Tour. Dall’altra vedere questo ritorno alla luce di un tirannico dominio.

Ovviamente parliamo de La bestia Van Der Poel, con cui è doveroso aprire questa breve fotografia dicembrina sullo stato dell’arte. Se il successo oggi in Belgio era scontato o quasi, è il modo con cui è stato conseguito che ha dell’incredibile – ma possiamo ancora stupirci della stella della Corendon – Circus?

Dopo una partenza gomito a gomito col rivale ritrovato, alla prima rampetta Van der Poel cade in modo piuttosto banale: un minutino buono perduto e la ripartenza in coda al serpentello del plotone; ma il titano olandese ovviamente non si è scomposto e ha iniziato una rimonta mostruosa. In odor di epica un rimando simile al trionfo di Cancellara ormai quasi un decennio fa ad Harelbeke, una forza pari a quella di Oropa 1999: Marco e un altro indimenticabile recupero. I paragoni coi “mostri sacri” del ciclismo certo non spaventano, poiché Van der Poel un mostro sacro lo è già. Una macchina: potenza, velocità, controllo.

Laddove gli altri faticano, sabbia, fango e pietrisco, lui scioglie la bici, la fa danzare lieve per poi farle divorare la terra come il vomero di un grande aratro. Re indiscusso del fango, lo attendiamo presto, paurosamente, su strada.

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Van Aert dunque. Van der Poel attendeva l’avversario di sempre, dichiarando poco tempo fa che l’unico in grado di impensierirlo è sempre e solo il belga. Alla vigilia dell’odierna prova dell’Azencross proprio il poderoso neerlandese aveva pronosticato un piazzamento tra i primi cinque per il rivale “di sempre”. E così è stato. Un primo rettilineo in cui Van Aert ha voluto prendere subito la testa, come a rimarcare che non intende certo abdicare in quel fango che lo ha incoronato campione.

A seguire una gara nel gruppo di rincalzo, corsa tenace più di carattere e testa che non di gambe non ancora al massimo: ma è da qui che si vede il campione. Chiude con una quinta piazza davvero notevole e che fa ben sperare gli appassionati di poterlo presto rivedere trionfatore su ogni terreno.

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Veniamo a Eli Iserbyt: secondo classificato. A meno che van der Poel non decida di correre a Lille nell’ultima tappa del DVV  – non è al momento nel programma de La Bestia – il folletto fiammingo pare aver ipotecato l’intero Challenge. Lo stop odierno di Toon Aerts e la suddetta caduta di van der Poel al primo giro hanno permesso a Iserbyt di marcare pochi secondi di svantaggio sul rettilineo d’arrivo – la classifica della Serie è a tempo.

Dunque Iserbyt resta primo nel DVV con un robusto margine tutto acquisito a inizio autunno e sebbene da metà stagione in poi l’agile belga abbia subito un calo piuttosto netto, la prova di oggi è stata degna di nota, caparbia e atleticamente notevole. Una stagione esaltante che vede il classe ’97 uscire dagli outsider per entrare senz’altro nella ristretta cerchia dei migliori.

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Veniamo a Toon Aerts. Date le assenze di inizio stagione dei due fuoriclasse, il ragazzone di Malle sembrava destinato a dominare sul fango, lui che è sempre stato considerato il terzo incomodo fra i due van. Invece, complice un ritardo di forma e lo sfolgorante inizio di Iserbyt, Toon Aerts è partito in sordina per poi crescere mostruosamente ad autunno inoltrato.

Memorabile la vittoria di metà dicembre al DVV di Ronse, che ha messo fine al dominio di van der Poel dopo ben tredici mesi di successi ininterrotti. Epica poi la lotta nel fango di Namur quando Aerts, all’ultimo giro di una battaglia disumana col grande Mathieu, è rovinato nel fango riportando la frattura di 4 costole, per chiudere comunque splendido secondo.

Uno stop momentaneo ma duro, sia perché lo stato di forma gli stava permettendo di battagliare – quasi –  alla pari col titano olandese, sia perché erano davvero alla sua portata tutte e tre le maggiori challenge del ciclocross.

Avendo dovuto dare forfait in quest’ultima prova del DVV ed essendo in forse la sua partecipazione al Superprestige di oggi, ad Aerts resta “solo” la Coppa del Mondo, che conduce grazie a una brillante e invidiabile costanza. Senza alcun dubbio un’ulteriore crescita quest’anno per il campione belga che lo rende al momento il primo degli umani tra brughiere, fango e sabbia.

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Chiudiamo con Tom Pidcock. Una postilla a parte per questo funambolo imberbe. Anch’egli polivalente e con mire stradistico-ciottolare – quest’anno ha dominato la Parigi-Roubaix riservata agli Under 23 – il piccolo grande inglese dà spettacolo anche sul fango ogni qual volta inforchi il pedale.

Risultati a parte – comunque lo si è visto più di una volta nei posti d’onore delle grandi corse di stagione – è la condotta di gara di Tom ad appassionarci. Costretto quasi sempre nella partenza in posizioni di retrovia, il ragazzino (vent’anni!) ci abitua a incredibili ritorni, seguiti da impensabili giri a vuoto. Si fa di nuovo sotto recuperando le forze; un giro sul fango a tutta, poi un calo e poi l’ennesima rimonta.

Di certo una modalità di corsa discutibile e scriteriata, ma allo stesso tempo arrembante, mai calcolatrice e tutta di cuore. Ed è per questo che attira le simpatie del grande pubblico, oltre a confermarsi una stella nascente nel firmamento del ciclocross. E, ci scommettiamo, capace di splendere anche altrove.

Foto in evidenza: ©Mathieu van der Poel, Facebook