Nel ciclocross c’è un nome nuovo da seguire: Ely Iserbyt.

 

 

Il mondo del ciclocross ci appare di natura primordiale, un universo primigenio in un ciclismo di fango, uomini e bici fra sabbie mobili, rampe, erba, sottobosco: un mondo mutaforma eppure cristallizzato. Quel fango prima modellato e poi lavorato con minuzia da circuiti e muscoli, fino a ieri ci portava due opere d’arte strabilianti: la potenza disumana di van der Poel e la classe limpida di Van Aert. Ma ciò che ci appare statico, quand’anche perfetto, sotto sempre ribolle, e i due giganti delle ruote d’autunno si sono aperti al saccheggio del ciclismo su strada, abbagliante e noto, certo più blasonato, pari però nel sacrificio e nella fatica. Ed eccoli adesso, campioni in un ciclismo globalizzato, usciti dalla culla storica ma anche geografica che ancora relega invece il ciclocross alle terre neerlandesi.

È così che mentre Wout e Mathieu sono al momento distanti dal loro primo amore, al tornio degli eventi si creano nuove epopee. Toon Aerts, il poderoso gigante belga, da anni classico terzo incomodo del dominio suddetto, era già pronto a prendere il potere in questo settembrino inizio di stagione; eppure sotto la consueta fanghiglia si nascondeva nel manto erboso quello che probabilmente è il boccio di un nuovo campione. Ancora terra fiamminga, dall’altro versante però rispetto a quello nordorientale di Toon. Siamo a Courtrai, o Kortrijk in fiammingo, e benché Lilla sia a un tiro di scoppio e la storia abbia visto battaglie su battaglie per consegnare appunto alla corona francese quei luoghi, i leoni fiamminghi sventolano ancora su quelle terre brune, con la loro lingua dura e antica come le croste del ciclocross.

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Eli Iserbyt, ecco la nuova stella. Nasce proprio nelle Fiandre Occidentali nel 1997 e sebbene il suo sia un vero e proprio exploit in questo primo autunno di corse, i prodromi del campione erano comunque evidenti sin dall’inizio. È un ragazzino quando a undici anni prende confidenza con tratturi e melma: vince ogni corsa gareggiata, fra l’altro confrontandosi sempre con aspiranti quattordicenni. Da junior poi è un susseguirsi di trionfi ed Eli non fa in tempo a traghettarsi nella maggiore età che diviene il più giovane campione del mondo Under 23. Gli ultimi due anni prima del passaggio al professionismo – la stagione in corso – confermano ciò che era già manifesto nel suo pedigree.

Ci si aspettava quindi che esplodesse, certo; un inizio così però supponiamo non fosse nemmeno nelle sue più rosee aspettative. Già il primo numero in Iowa aveva sorpreso più d’un appassionato. Era il gigante Toon a essere atteso per la vittoria, pronto a cannibalizzare la corsa dopo il trionfo dello scorso anno. Ed ecco invece spuntare proprio Iserbyt, agile, leggero, come riuscisse coi suoi cinquantasei chili a scrollarsi erba e fango di dosso. Mani unite a cuoricino sulla linea d’arrivo, un omaggio al nuovo amore di cui parleremo sotto.

Buona la prima dunque, ma il copione si ripete anche a Waterloo. È la seconda gara di Coppa del Mondo quando il minuto corridore della Pauwels Sauzen–Bingoal prosegue nel proprio canovaccio. Ancora un duello col colosso Aerts, vincitore qui un anno addietro, ma che adesso deve abdicare dopo aver condotto la corsa per diversi giri. Due su due e poi la tripletta a Berna.

Tre reti le avevo segnate solo una volta quando giocavo a calcio. Nel ciclocross non mi era mai successo“, ha detto raggiante e divertito nell’intervista subito dopo il trionfo nel tutt’altro che facile percorso elvetico. A difesa del gigante Toon Aerts, immancabilmente secondo, stavolta va comunque annoverata la plausibile stanchezza accumulata il giorno avanti a Boom, quando è uscito vincitore nella prova del Superprestige. Il tutto senza però nascondere la supremazia (momentanea?) del nuovo asso fiammingo: “Eli va davvero forte“.

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Aerts – Iserbyt sembra l’ennesimo confronto, l’ennesimo dualismo, che il ciclismo sempre sa regalarci. Fisicamente due mondi diversi, il mastodonte contro il folletto, un duello per un bottino lasciato momentaneamente incustodito dai due “Van” bramosi di trionfare anche su strada.

E se per Iserbyt i paragoni coi due campioni sono al momento davvero azzardati, anche solo per la poca esperienza, è però lo stesso ventiduenne a rivelare uno dei suoi segreti di quest’avvio sfolgorante: “È l’amore che mi fa pedalare più veloce”. Ecco la tinta rosa su accennata, il cuoricino mostrato alla prima vittoria negli stati Uniti. Lei è Fien Maddens, nuovo amore con cui il corridore condivide la casa di Kuurne. “Non posso trovarle un difetto; Fien mi dà forza, mi sostiene in tutto, anche nelle corse.

Insomma, quella di Iserbyt pare al momento una favola perfetta; ma il ciclismo, lo sappiamo bene noi che siamo costretti a ricavarne storie ed epica per la troppa passione, è tutt’altro che una favola. È uno sport duro ed estremo, asfalto o bosco che sia; pavimentato o fuoristrada assomiglia più a una battaglia. Iserbyt presente e futuro campione, dunque, o solo spavaldo e rapace corridore che ha saputo approfittare del momentaneo vuoto lasciato da più blasonati interpreti? Lo scopriremo presto.

Se Toon è voglioso di tornare a essere lo scaltro terzo incomodo del ciclocross, se Wout è alle prese con non pochi problemi fra riabilitazione dopo il brutto incidente al Tour e il contenzioso legale con la ex squadra – la Veranda’s Willems Crelan -, Van Der Poel invece sta tornando. Il 3 novembre sarà in gara a Ruddervoorde nella quarta prova del Superprestige, pascendo però un pensiero che ormai si sta facendo realtà: poter essere presente il 10 all’europeo di Silvelle, nel padovano.

La bestia la conosciamo: è famelica, punta gli occhi su ogni corsa e non ha certo intenzione, dopo aver guerreggiato su strada, di lasciare sguarnito il suo regno del ciclocross. Dominare ovunque sembra essere l’unica legge che conosce, sfiancare ogni avversario su qualsiasi manto stradale dove possa inforcare la bici (il soprannome Cannibale, avvertiamo, è già preso) e riprendersi subito lo scettro, in questo momento nelle mani di un nuovo piccolo grande campione. La battaglia di fango di Eli Iserbyt è appena iniziata.

 

 

Foto in evidenza: ©Eli Iserbyt Official, Facebook