Mathieu van der Poel non poteva che vincere anche stavolta

Domenica 27 gennaio 2019, Hoogerheide, Brabante settentrionale, ore 15.00. Tutto il paese è in subbuglio attorno al fangoso circuito del Grand Prix Adrie van der Poel, dove si terrà l’ultima prova dell’edizione 2018/2019 della Coppa del Mondo di Ciclocross. La tensione è alle stelle, dato che il primo e il secondo della classifica generale, Wout Van Aert e Toon Aerts, sono racchiusi in soli tre punti e chi taglia per primo il traguardo oggi vince la Coppa. Nella lotta tra i due, però, vi è un terzo incomodo: Mathieu van der Poel. Il miglior ciclocrossista in attività, in questa stagione, ha saltato tre prove di Coppa Del Mondo per concentrarsi meglio sui Mondiali e sulle altre due grandi challenge della stagione ciclocrossistica, vale a dire Superprestige e DVV Trofee, le sorelle maggiori della Coppa del Mondo. L’olandese, tuttavia, non si presenta al via della gara di Hoogereide solo per una sgambata in vista del Mondiale di settimana prossima: vuole vincere, come sempre, anche se oggi conta di più. Sì, perché il GP Adrie van der Poel porta il nome di suo padre, è una questione d’onore, Mathieu non accetterebbe mai di lasciare la vittoria a qualcun altro.

I tre, alla partenza, sono in prima fila, uno di fianco all’altro, tutti e tre ben riconoscibili. Mathieu van der Poel indossa la maglia di campione europeo, Wout Van Aert quella di campione del mondo e Toon Aerts quella di campione belga. Sembra di assistere alla scena del triello ne “Il buono, il brutto e il cattivo” di Sergio Leone, manca solo la colonna sonora di Ennio Morricone. L’atmosfera si fa elettrica: i tre, profondamente diversi, ma legati dalla stessa ambizione, sono sempre più tesi.

Van der Poel è un nobile del ciclismo. Suo nonno è il grande Raymond Poulidor; suo padre, Adrie, è stato un campione sia su strada che nel cross a cavallo tra gli anni ’80 e gli anni ’90. Lui ha preso il meglio da entrambi e, ad oggi, è il talento più scintillante del panorama ciclistico internazionale insieme a Remco Evenepoel.
Van Aert non ha il sangue blu, ma è un borghese del pedale, fuoriclasse sin dalla prima volta in cui è montato in sella. Infine, c’è Toon Aerts, contraddistinto dal suo animo proletario, è il più vecchio dei tre, ma l’ultimo ad essersi affermato ad alti livelli.

Van Aert e van der Poel, qui in azione a Valkenburg nel 2016, sono avversari oramai “da una vita” (foto @https://www.flickr.com/photos/flowizm/)

Non ha la classe di Van Der Poel o le qualità tecniche di Van Aert. Quando gli altri due, nel 2015, facevano primo e secondo tra i professionisti al Mondiale di Tabor, lui si piazzava solamente sesto tra gli U23. Aerts, però, è l’unico, tra i ciclocrossisti in attività, ad avere una dimensione fisica e atletica paragonabile a quella dei due Dioscuri che da quasi un lustro dominano la disciplina. Negli anni ha imparato a domare il suo potentissimo motore, nelle scorsa stagione era emerso come terzo incomodo capace, di tanto in tanto, di competere coi due fenomeni. Negli ultimi mesi, però, ha fatto il salto di qualità definitivo, dopo aver cambiato metodi di allenamento in estate ed essersi appoggiato a un mental coach che lo ha aiutato a superare quelle difficoltà di carattere psicologico da cui spesso si lasciava affossare.

Se Van Der Poel resta ancora lontano, Van Aert, ormai, è stato raggiunto da Toon e sui circuiti più duri, come abbiamo visto anche al recente campionato belga, spesso e volentieri è il tre volte campione del mondo a dover alzare bandiera bianca dinnanzi al connazionale.
La gara scatta e, pronti via, Van Aert ha un problema meccanico. Per sua fortuna i box sono piazzati poco dopo la partenza, per cui può cambiare la bicicletta e rientrare velocemente in gruppo senza che nessuno riesca ad approfittarne. Il campione del mondo esce dalla zona del cambio bici e si ritrova proprio a ruota di un sornione Toon Aerts. Ma è la quiete prima della tempesta. Alla prima curva, infatti, Aerts scende dalla bici e a piedi passa all’interno ben quattro atleti, portandosi in terza posizione dietro a un paio di suoi compagni della Telenet Fidea.

Van der Poel si fa trovare pronto a ruota del campione belga, al contrario di Van Aert . Il primo giro sul circuito, una distesa di fango dal primo all’ultimo metro, entra nel vivo tra ripide salitelle e curve infingarde. Aerts e van der Poel si scrutano fino a quando l’olandese spara il primo colpo. Il campione belga risponde presente, la maglia iridata, invece, annaspa qualche posizione più dietro. Toon fiuta l’occasione e, nel tratto a lui più congeniale del percorso, ove la strada inizia regolarmente, lancia il suo attacco. Il campione europeo è a ruota, ma la forbice tra loro due e gli altri inizia a dilatarsi.

Il campione del mondo, nel mentre, si ridesta, salta Nieuwuenhuis, van der Haar e Van Kessel e dà inizio alla sua rimonta. Aerts, però, è indemoniato e non gli dà modo di rientrare. Il campione belga conclude il primo giro in 8’40”. Per capire quanto è andato forte basta vedere i dati: il miglior giro di un crossista che non si chiami Aerts, Van Aert o van der Poel è stato 8’52” di Joris Nieuwuenhuis. Nessuno, ad eccezione dei tre fenomeni, è mai sceso sotto gli 8’50” e solo in cinque occasioni gli altri crossisti sono scesi sotto i nove minuti.

Aerts continua nella sua marcia, con Van Aert che vede il rivale, ma non riesce a riprenderlo. Nel secondo giro va ancora più forte, 8’38”. Addirittura Mathieu van der Poel, sulla salita più ripida del circuito, perde contatto dal campione belga. L’olandese, in difficoltà a tenere il ritmo di Toon, commette un errore sull’ascesa ed è costretto a mettere piede a terra. Sono pochi centesimi di secondo persi, ma tanto basta ad Aerts per prendere il largo. Il campione europeo subisce il contraccolpo psicologico e viene raggiunto da Van Aert, il quale, a sua volta, sta viaggiando su tempi incredibili, conclude la seconda tornata in 8’41”, solo tre secondi peggio rispetto ad Aerts.

Van der Poel sembra alla deriva all’inizio del terzo giro, perde qualche metro da Van Aert, mentre Toon Aerts, che realizzerà il terzo giro veloce consecutivo, in 8’42”, continua a guadagnare su entrambi. A metà terzo giro, però, l’olandese, spinto dalla voglia di conquistare il GP di casa, ritorna in forze, in due pedalate riprende Van Aert e, poi, nel tratto in cui, in precedenza, aveva perso le ruote di Aerts, lancia il suo attacco al campione del mondo. Van Aert lo lascia fare, poi cerca di rientrare, sfruttando le sue strabilianti doti podistiche, nella lunghissima scalinata che precede l’ultimo pendio fangoso prima del passaggio sulla linea d’arrivo. Per poco, però, Van Aert manca il contatto. Al traguardo perde tre secondi da van der Poel, mentre Aerts ne ha tredici sull’olandese e sedici sul belga.

Nel quarto giro, il campione europeo spiega le ali e inizia a volare. Van Aert, dopo un ultimo tentativo di riacciuffare il nipote di Poulidor nella zona del cambio bici, lo vede allontanarsi progressivamente, mentre Aerts, per nulla sbigottito conoscendo la caratura del rivale, se lo ritrova a ruota. 8’36” è il tempo sul giro del campione europeo, sarà il migliore in assoluto dell’intera prova.

All’inizio del quinto e terzultimo giro, Van Aert perde venti secondi dai primi due. Sa che andando regolare non potrà più riprenderli e sa che, ormai, il suo unico rivale è Aerts. Il campione del mondo, allora, decide di metterla sul piano mentale e dare tutto in un giro sperando che il rivale, vedendolo rimontare, subisca un contraccolpo psicologico. Una tattica che in passato avrebbe avuto molte più chance di pagare dividendi, ma che già al campionato belga si è rivelata inutile. Ormai, però, non resta altro da fare: Van Aert dà tutto, fa il miglior tempo sul giro, 8’46”, e dimezza il suo distacco dai primi due.

Aerts, tuttavia, non si scompone, anzi. Ha capito il gioco di Van Aert, al campionato belga lo ha già disinnescato, sa che se resta tranquillo la Coppa del Mondo sarà sua. E così è. Van Aert paga lo sforzo e nel penultimo giro torna a perdere, mentre davanti si incendia la sfida tra Aerts e van der Poel. Stavolta, però, è Aerts a dover lasciar andare il rivale. Van der Poel è un ciclone, viaggia in 8’37”, dieci secondi più veloce di Aerts e quindici secondi più veloce di Van Aert. Il campione belga capisce che rischiare un fuori giri per seguirlo non ha senso, gli basta il secondo posto per vincere la CDM. Van Aert, invece, prosegue a testa bassa, cercando ovunque energie che ormai non ci sono più.

Aerts, Van Aert e van der Poel: il podio della Coppa del Mondo 2019: vedremo gli stessi tre a medaglia nella prova iridata?

L’ultimo giro è una mera passerella che conclude la gara più spettacolare, epica e drammatica della stagione. Un autentico triello senza esclusione di colpi. Van der Poel taglia per primo il traguardo, esultanza contenuta per lui, la testa è già a domenica prossima, a quella maglia iridata che non può continuare a sfuggirgli in eterno. Hoogereide ha dato ottimi segnali, al contrario dell’anno scorso è andato in crescendo e non in calando, la forma è quella delle grandi occasioni. Secondo, a tredici secondi, arriva un raggiante Toon Aerts, la Coppa del Mondo è la ciliegina sulla torta di una stagione in cui, oltre al campionato nazionale belga, ha conquistato anche il Koppenbergcross, il Druivencross e le due prove statunitensi di CDM (Waterloo e Iowa). Van Aert giunge terzo a trentatré secondi dal campione europeo. In viso è scuro come mai prima d’ora. Sa di aver recitato il ruolo di Sentenza. Dopo aver sacrificato DVV e Superprestige sull’altare della Coppa del Mondo, competizione più accessibile visti i forfait di van der Poel a tre prove su nove, ora ha solo un modo per salvare la stagione, ovvero fare un’impresa riuscita, in passato, solo ad Andre Dufraisse, Eric De Vlaeminck e Albert Zweifel: vincere il quarto campionato del mondo consecutivo.
Il quarto di giornata, l’olandese Corne Van Kessel, giunge a due minuti da Van Aert. Di lui si potrebbe dire che è stato il primo di un’altra gara.

(immagine di copertina da Facebook @UCI Cyclo-cross)