Klaus-Peter Thaler, il signore dei ghiacci

Un altro grande ciclocrossista che arriva dalla Germania Ovest: Klaus-Peter Thaler.

 

 

Nel 1983 il tedesco Klaus-Peter Thaler, uno dei corridori più forti sia su strada che nel ciclocross tra il finire degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, aveva preso una decisione: chiudere la sua carriera professionale.

Aveva trentaquattro anni, un palmarès sterminato e davanti a sé un futuro come tecnico della Federazione Ciclistica Tedesca. Klaus, dopo essersi laureato all’università di Siegen, aveva completato il suo percorso di studi all’Accademia nazionale per allenatori di Colonia.

Il ciclismo professionistico, in principio, non era nemmeno nei suoi programmi. Anzi, probabilmente erano proprio le due ruote a non rappresentare il futuro che il giovane Thaler immaginava per sé stesso.

Da ragazzo, infatti, Klaus-Peter si dedica al calcio, allo sci di fondo e all’hockey su ghiaccio. Si avvicina al mondo del pedale solo nel 1964, a quindici anni, su spinta di Horst Kämpfer, un corridore dilettante dell’epoca molto abile in salita, il quale lo convince a iscriversi al gruppo sportivo RV Dreis-Tiefenbach.

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Avrà modo, poi, di conoscere Rolf Wolfshohl, la leggenda del ciclocross tedesco, il quale diventerà il suo mentore. E proprio grazie a Rolf nascerà la passione per il fuoristrada, dove Klaus si trova subito a suo agio. Thaler si rivela ben presto un atleta completo: piccolo, leggero ed esplosivo, veloce ma anche forte in salita, capace di difendersi molto bene sul passo e in possesso di ottime doti nella guida del mezzo. Non a caso, nel cross, i suoi circuiti preferiti erano quelli veloci e ghiacciati, dove bisogna essere capaci di pattinare letteralmente con la bicicletta.

La carriera nel cross dilettantistico sarà ricca di successi. Nel 1973, a Bera, in Spagna, Klaus conquista il suo primo titolo iridato battendo, in una volata a due, lo specialista della categoria Robert Vermeire – già vincitore di due dei suoi cinque Mondiali riservati agli amateurs. Quel giorno sconfisse anche un certo Albert Zweifel, non ancora ai livelli che gli permetteranno di dominare tra gli élite.

Il bis nella rassegna iridata di categoria, dopo due argenti alle spalle di Vermeire, arriva nel 1976, in Francia, a Chazay-d’Azergues, quando Thaler riuscirà finalmente a levarsi di ruota l’acerrimo rivale. Sarà l’ultimo scontro nella categoria per Klaus e Robert, il duello finisce in perfetta parità: due a due. Questo perché in estate Thaler partecipa alla prova su strada delle Olimpiadi, all’epoca riservata ai dilettanti. In quel di Montréal trionfa in solitaria lo svedese Bernt Johansson, ma il tedesco vince la volata per l’argento. Tuttavia, la giuria ritiene che lo sprint del due volte iridato nel ciclocross sia stato irregolare e lo declassa al nono posto. Al secondo posto salirà Giuseppe Martinelli.

Klaus non accetta la decisione della giuria e si sente lasciato solo dalla Federazione Ciclistica Tedesca che non fa ricorso. È in quel momento che, di impeto, prende una decisione che rappresenterà uno spartiacque nella sua vita: passerà professionista. In Germania non ci sono squadre che gareggiano nella categoria élite, ma Rolf Wolfshohl lo mette in contatto con la spagnola Teka. Le due parti troveranno subito l’accordo e Thaler, a ventisette anni, fa il salto.

Il 1977 è il primo anno da professionista per il teutonico e i risultati non si fanno attendere. Fa il suo esordio in un grande giro alla Vuelta di quella stessa stagione ed è subito terzo a 3’23” da un Freddy Maertens che fa la storia vincendo, oltre alla generale, anche tredici tappe. Klaus si piazza davanti in quasi tutti gli sprint, ma allo stesso tempo arriva sempre nei dieci sia nelle cronometro che in montagna. Partecipa, in seguito, anche al Tour de France, trionfando nella frazione di Rennes.

Thaler alla Vuelta, ©Twitter

A inizio 1978, invece, arriva il primo podio nel mondiale élite di ciclocross. Klaus conquista il bronzo, battuto solo dagli svizzeri Zweifel e Frischknecht. In quella stessa stagione, inoltre, fa il miglior Tour de France della carriera. Vince una tappa in linea, la cronometro a squadre e per alcuni giorni si veste anche di giallo.

Anche nelle annate successive Klaus resta uno dei nomi di riferimento in ambedue le sue discipline d’elezione. Nel 1980 sfiora il successo al Mondiale di ciclocross di Wetzikon, in Svizzera. Lo batte solo Roland Liboton, il marziano, peraltro favorito da una caduta all’ultimo giro di Zweifel che finisce per penalizzare anche Thaler. Ad ogni modo, lo stesso Klaus-Peter ha sempre riconosciuto la superiorità del belga in quel frangente e ha più volte ribadito che avrebbe perso anche senza essere rallentato dalla scivolata dell’elvetico.

Sempre nel 1980 conquista anche una tappa alla Vuelta, la classifica generale della Volta a la Comunitat Valenciana e giunge ottavo alla Milano-Sanremo. Nel 1982 è ottavo ai Mondiali su strada di Goodwood, mentre all’inizio del 1983 conquista un altro bronzo nella rassegna iridata di ciclocross di Birmingham. Lo battono solo Liboton e Zweifel.

Questo racconto potrebbe finire qui, d’altronde come scritto nel primo paragrafo Thaler si ritira nel 1983 per dedicarsi al ruolo di tecnico federale. Sarebbe comunque una bella storia, quella di un corridore che, come Mathieu van der Poel e Wout Van Aert oggi, ha saputo eccellere sia su strada che nel ciclocross. Ma Klaus-Peter è un agonista e la vita dell’allenatore non fa per lui. Nell’inverno del 1984 decide che non ne può più, deve tornare a gareggiare, vuole divertirsi, vuole riprendere in mano la bici da ciclocross. E mentre si allena col collega Dieter Uebing si accorge di cavarsela ancora abbastanza bene.

Klaus trova uno sponsor personale, Maredo (una catena di ristoranti tedesca), e si pone un obiettivo: i campionati mondiali di cross 1985 che si svolgeranno a casa sua, a Monaco di Baviera. Il tedesco parte con il ruolo di outsider, i favoriti sono Roland Liboton ed Hennie Stamsnijder. La gara, tuttavia, si svolge nelle condizioni che Thaler ama: la neve scende senza sosta e il fondo è ghiacciato. Già alla partenza il teutonico sa di avere in canna un colpo di portata storica.

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Thaler parte forte e va subito via con il lussemburghese Claude Michely. Liboton, invece, viene rallentato da un problema meccanico, mentre Stamsnijder è vittima di una caduta. Sui due di testa, in un secondo momento, rientra anche Adrie van der Poel. Saranno dunque questi tre a giocarsi la maglia iridata.

Klaus è il più a suo agio su quel circuito che sembra quasi una pista da pattinaggio e sull’ultima salita presente nel tracciato lancia il suo attacco. Per i rivali non c’è nulla da fare, il teutonico entra per primo in un Olympiastadion ricoperto di neve e a quasi trentasei anni è campione del mondo per la terza volta in carriera, la prima tra gli élite.

Un fuoco di paglia? Nemmeno per idea. Due anni dopo, ai Mondiali di Mladá Boleslav, Repubblica Ceca, in un’altra giornata oltremodo nevosa, Klaus-Peter Thaler si ripete. E non sarà una vittoria banale, dato che il tedesco riesce a levarsi di ruota, dopo un entusiasmante duello, un atleta in grande ascesa e di undici anni più giovane: Danny De Bie. Con quel successo Thaler si consacra come uno dei più grandi specialisti dei percorsi ghiacciati nella storia della disciplina, oltre che come uno dei più forti in assoluto in cento anni di ciclocross.

Nell’inverno del 1988 Thaler vince il suo tredicesimo campionato nazionale di ciclocross – nove tra gli Élite, quattro tra i dilettanti; dopodiché si ritira dalla disciplina, questa volta in via definitiva. Ma non torna a fare il tecnico della nazionale tedesca di ciclismo. No, decide di mettere da parte la bici, prendere in mano l’auto e diventare un pilota professionista. Nel 2001 sarà anche campione tedesco di Endurance, giusto per non farsi mancare nulla.

 

 

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