La Grande Guida alla Coppa del Mondo di Ciclocross 2019/2020

Per la quinta stagione consecutiva la Coppa del Mondo di ciclocross prende il via dagli Stati Uniti e per la seconda volta nella sua storia è il Jingle Cross di Iowa City ad aprire le danze.

 

Il circuito di gare battente bandiera UCI, alla sua ventisettesima edizione in campo maschile e alla diciottesima in quello femminile, mantiene la struttura a 9 prove in uso dal 2016/17 e fa tappa in quasi tutte le sedi di gara dello scorso anno: la citata Iowa City e Waterloo negli Stati Uniti, Berna in Svizzera, Tabor in Repubblica Ceca, Koskijde, Namur e Zolder in Belgio, e Hoogerheide nei Paesi Bassi. L’unico cambiamento sostanziale riguarda l’avvicendamento tra le francesi Pontchateau e Nommay, con quest’ultima che dopo un anno al palo riprende il suo posto in calendario.

Un anno all’insegna della continuità, in definitiva, per quella che dovrebbe essere l’ultima edizione della Coppa del Mondo nella veste in cui l’abbiamo conosciuta. A fine mese, infatti, l’UCI dovrebbe svelare i dettagli della nuova Coppa del Mondo, la cui organizzazione per il prossimo quadriennio è stata affidata in toto a Flanders Classic (già proprietaria del Superprestige). Sembra ormai certo che ci sarà un cospicuo aumento del numero delle prove e dei paesi toccati: resta invece da vedere come cambierà il panorama del ciclocross internazionale, in seguito alla messa in atto di questo progetto di riforma.

Mathieu van der Poel (NED) & Wout van Aert (BEL). UCI Cyclocross World Cup. Valkenburg, Netherlands, 2016. Foto di Flowzim…

Passando invece alla rassegna dei protagonisti, bisogna dare conto dell’assenza dei due crossisti più rappresentativi dell’ultimo lustro, Mathieu van der Poel e Wout van Aert, il primo per scelta, il secondo a causa dell’incidente al Tour de France. In questo momento in cima all’ordine di priorità di Van der Poel c’è il campionato del mondo su strada (il suo esordio è previsto per il 22 ottobre a Worden), mentre Van Aert è impegnato nella riabilitazione dal brutto infortunio subito e rischia di stare ai box per tutta la stagione. Vale la pena di ricordare che Van der Poel, da quando ha compiuto il salto definitivo tra gli elite, ha partecipato a tutte le prove di Coppa del Mondo solo nel 2017/18, preferendo concentrarsi in primo luogo sul Supeprestige e poi anche sul DVV.

Chi non mancherà invece è il vincitore dell’ultima edizione, Toon Aerts, il quale, nelle due gare americane, si gioca una buona fetta della sua annata. Da un lato l’assenza dei due rivali più forti gli spiana la strada verso il bis, dall’altro l’essere l’indiscutibile faro della corsa ne fa il bersaglio principale da colpire. Già nell’antipasto del cross di Eeklo è stata chiara la tattica del tutti contro di lui messa in atto da Eli Iserbyt, Michael Vanthourenhout, Laurens Sweeck e Daan Soete, agguerriti portacolori della neonata Pauwels-Bingoal.

Se l’inquadratura precedente non rendeva bene l’idea… foto di Flowzim…

Il campione belga dovrà essere bravo a non farsi mettere in difficoltà dalla superiorità numerica degli avversari, soprattutto se la superficie di gara sarà scorrevole, dove paga qualcosa dal punto di vista tecnico . In caso di terreno pesante, invece, l’alfiere della Telenet-Baloise, è uno che può sedersi allo stesso tavolo di Van der Poel e Van Aert e non dovrebbe temere nessuno di quelli presenti negli Stati Uniti. In ogni caso, Aerts è chiamato ad un ulteriore salto di qualità, non tanto a livello fisico, quanto a livello psicologico: finora ha mostrato di trovarsi più a suo agio nello scontro diretto con i pesi massimi, piuttosto che nelle circostanze in cui partiva da una situazione di chiara superiorità. Il peso dato dall’obbligo di vincere non è uno di quelli che si porta facilmente.

In casa Telenet-Baloise troviamo anche Corné van Kessel, Quinten Hermans e Lars van der Haar, rispettivamente 4°, 5° e 6° dell’ultima edizione di Coppa del Mondo. Si tratta di tre che fanno della regolarità un punto di forza e che potrebbero approfittare di qualche frangente caratterizzato da eccessivo tatticismo e del fatto che le attenzioni saranno rivolte verso il più forte compagno.

Corné van Kessel,  Twitter @cornevankessel

Non ci saranno, invece, in quanto ancora impegnati su strada, il campione nazionale belga su strada Tim Merlier e Tom Pidcock, colui che secondo molti appassionati è destinato a toccare le vette di eccellenza multidisciplinare scalate da Mathieu van der Poel. Il folletto dello Yorkshire, in forza alla Trinity Racing, sarà alle prese con la prima stagione vera e propria tra gli elite, dove, peraltro, ha già ben figurato in più di un’occasione.

Per quanto riguarda la  situazione del movimento nostrano, alla Coppa del Mondo U23 parteciperà con ottime speranze di risultato il bolzanino Dorigoni, col francese Benoist come uomo da battere, mentre tra gli elite i nostri connazionali rischiano di latitare anche una volta tornati in Europa. Gioele Bertolini, indiscusso numero uno del movimento italiano, ha deciso di lasciare in garage la bici da cross in favore del sogno olimpico in mountain bike, a un anno e mezzo da quel 6°posto dai mondiali di Valkenburg che sembrava il lasciapassare per l’empireo del ciclocross. Una scelta forte, sicuramente ben ponderata, ma che ha finito per lasciare un po’ così chi nutriva speranze di vedere una bandiera tricolore nelle posizioni che contano in Coppa del Mondo.

Katie Keough dopo il traguardo al Jingle Cross di Iowa City del 2018. Foto di Phil Roeder

Cambiando metà del cielo, una sfilza di nomi mancanti costella la lista partenti delle donne elite: c’è chi ha deciso di evitare il jet-lag come la campionessa del mondo in carica Sanne Cant; c’è chi corre ancora su strada come Marianne Vos – vincitrice della scorsa Coppa del Mondo – , e Lucinda Brand; c’è chi ha preferito prepararsi alle prossime gare in Belgio come la campionessa europea Worst e la nostra Arzuffi (entrambe in forza alla 777); e c’è chi aspetta la parola fine a un caso di doping come Denise Betsema. Alla fine, delle prime 10 della classifica UCI, sono presenti soltanto Loes Sels, Katie Keough, che qui vinse quasi 365 giorni fa, ed Ellen Van Loy. Una grande occasione per queste ultime e per le atlete nordamericane come Ellen Noble e Maghalie Rochette, annunciate in grande forma, nonché per Maud Kaptheijns in ripresa e per le giovanissime Inge van der Heijden e Anna Kay.

Desta grande interesse infine la prevista partecipazione della vice campionessa del mondo di mountain bike Jolanda Neff, che si trovava già nel continente nordamericano per partecipare alla rassegna iridata con le ruote grasse. La versatile svizzera ha già fatto vedere di essere una maga della conduzione in situazioni estreme: unica a percorrere in sella tutta la contropendenza di Namur e una delle poche a saltare col bunny hop le tavole in quel di Baal. Se dovesse piovere, occhio anche a lei.

 

In copertina, van Aert e Aerts nella foto di Phil Roeder