Elisa Balsamo è il presente e il futuro del ciclismo femminile.

Elisa Balsamo ha imparato la bellezza della pazienza sin da quando, ancora bambina, camminava con i genitori per le vie di Cuneo, la sua città. Ha capito ben presto che la pazienza può stare assieme all’amore per ciò che si desidera e spesso ci sta pure bene.

Ha imparato che i desideri hanno tempi lenti. Lei desiderava una bicicletta: una Colnago rossa. “Andavo sempre nello stesso negozio e volevo provare sempre la stessa bici. Non arrivavo mai ai pedali. L’avrò provata decine di volte: alla fine ho toccato i pedali. Era mia. Potevo portarla a casa.” Nella voce che racconta si intuisce un brivido, contenuto, quasi trattenuto, strano per la sua età.

L’interiorità in formazione di una ragazza che come lei, nata il 27 febbraio 1998, deve ancora compiere ventuno anni è spesso tumultuosa. L’età dell’eccesso, forse. Dei troppi aggettivi, spesso esagerati. Non per Elisa: lei la lezione di quella Colnago se la porta ancora oggi in testa. Una mente che si è arricchita di idee e di cultura umanistica: frequentando il Liceo Classico e iscrivendosi alla Facoltà di lettere.

Ama scrivere e per questo si racconta tramite il suo blog. E chi scrive sa bene quanta pazienza richieda la penna. Convivendo con la pazienza ha imparato la moderazione: “Ovvio che se parli con me ti dirò che il ciclismo è lo sport più bello del mondo ma in realtà tutti gli sport sono belli. Io ne ho praticati tanti prima di arrivare al ciclismo e posso dirlo con certezza. È solo questione di preferenza.

Impeccabile, lucida. La stessa razionalità che mostrava nel 2016 quando alle soglie del passaggio nel mondo élite, con una stagione di successi alle spalle dichiarava: “Non so se riuscirò a ripetermi. Anzi sarà quasi impossibile ripetersi in questo modo. Cambierà tutto.” Probabilmente si sbagliava. Forse era anche troppo moderata, al limite dell’insicurezza. Caratteristica che lei stessa si riconosce a tratti e prova a spiegare i modi per affrontarla: “Spesso ho bisogno di persone accanto a me che mi facciano credere nelle mie potenzialità. Senza le mie compagne di squadra forse non sarei stata la stessa. Fondamentale è il mio preparatore: Davide Arzeni.

È proprio lui che plasma la pazienza, la moderazione e la lucidità per tirare fuori la decisione che serve per andare in gara. Così trasforma la ragazza in ciclista, così la convince a mettere il piede ben saldo nei pedali ed inseguire obbiettivi sempre più grandi: il suo rapporto con Davide Arzeni è l’inveramento di “Novecento” di Alessandro Baricco, il libro preferito di Elisa Balsamo. “Mi piace perché è un libro ironico e triste allo stesso tempo: al protagonista manca il coraggio di fare ciò che vorrebbe. È un monito: nella vita quel coraggio bisogna trovarlo.

Il discorso generale su un modo di essere prende concretezza plastica quando si inizia a parlare di gare, di successi e sconfitte. “Del mondiale di Doha 2016 ricordo la squadra. Da Junior i valori sono sempre molto incerti: io ho vinto ma l’unione di quell’occasione è una cosa che mi ricorderò sempre.

Poi la svolta, la pista. Senza però abbandonare la strada perché le due specialità sono complementari: da giovane è più complesso emergere su strada, su pista l’esplosività dei giovani aiuta molto. La pista può essere un traghetto per passare élite. Elisa ricorda benissimo la prima volta che è entrata in una struttura sportiva per la pista a San Francesco al Campo a Torino: “Mi è piaciuto subito: le bici particolari, l’impossibilità di smettere di pedalare, la curva in pendenza. O hai paura o ti innamori. Non c’è storia.

Elisa Balsamo è una perfezionista: vede, assorbe e mette in pratica. Così ha imparato, così stila, parlando, una sorta di identikit delle varie specialità (l’inseguimento a squadre è la sua preferita) un’enciclopedia con dettagli e suggerimenti, con precisione e competenza: “Nell’inseguimento a squadre conta l’affiatamento: bisogna provare e riprovare. Lavorare sulla resistenza e sull’esplosività. Nell’omnium, con la struttura odierna, non è necessario essere un atleta completo al cento per cento. Serve velocità, resistenza e colpo d’occhio. Lo scratch è l’imprevedibilità: può essere volata o scatto. Capacità di scelta. È la più aperta tra le specialità in pista. Nella madison invece sono fondamentali resistenza e buon recupero.

C’è densità nelle parole, la stessa densità che si ritrova nei risultati, tanti, e ottenuti accanto ad amiche più che compagne: il punto di forza della Valcar Cylance sta nella mancanza di pressioni. Le ragazze si aiutano perché vogliono aiutarsi, non ci sono imposizioni: “Se devi fare per forza qualcosa lo fai male. Se senti tuo ciò che fai tutto viene più facile.La paura c’è, in particolare in pista dove l’errore può condizionare mesi di lavoro, ed il modo migliore per superarla è un gesto, unire le mani delle compagne di squadra in una piramide: “Mostriamo alle altre che se una sbaglia ci sono altre tre ragazze pronte a correggere.

Del resto lo dice anche il suo cantante preferito, Cesare Cremonini: “Se ci sarò, se ci sarai…” Serve esserci. Insieme sempre. Anzi, ironizzando potremmo dire quasi sempre. Quando perde, Elisa ha bisogno di stare mezz’ora da sola: deve smaltire in solitudine il nervosismo. Poi si torna con le compagne, con lo staff, si capiscono gli errori e non si guarda più indietro. Elisa Balsamo parla anche della riforma del 2020 che obbligherà le ragazze a scegliere tra team e corpi militari, anche qui razionale dalla prima all’ultima parola, anche qui paziente: “Una riforma serviva. Non so moltissimo: conosco ciò che conoscono tutti. Magari ci saranno delle cose da modificare, dettagli da migliorare, ma da qualche parte bisogna pur partire. Iniziamo a partire poi vedremo.

Discorso simile per la visibilità che ancora oggi manca al ciclismo femminile: come sport è esploso dopo quello maschile, merita allo stesso modo e col tempo si avvicinerà sempre di più. Poi c’è il sogno. Quell’olimpiade di Tokyo 2020 che si avvicina a grandi passi: “Sono anni che lavoro per l’Olimpiade. È un qualcosa di inspiegabile anche solo pensare di andarci. Tutta la nazione tifa per te, anche se magari non ha mai seguito il tuo sport. Non si può nemmeno paragonare a un mondiale.

L’atleta cuneese percepisce anche il fascino particolare delle corse del nord, gare che a suo avviso possono mettere a frutto la sua poliedricità. Una ragazza dai principi chiari e con modelli umani prima che sportivi: Alex Zanardi per l’esempio che offre oltre lo sport e Jolien d’Hoore per la correttezza personale e il rispetto che porta nel plotone delle ragazze. Elisa Balsamo è la classica ragazza della porta accanto che al mattino si allena ma al pomeriggio vuole stare con la famiglia, rilassarsi, divertirsi con gli amici e studiare. La sera a casa invece non può rinunciare a un buon libro perché “la lettura è un bisogno da sempre.

Immagine di copertina per gentile concessioni dell’Ufficio Stampa della Valcar-Cylance

Stefano Zago

Stefano Zago

Redattore e inviato di http://www.direttaciclismo.it/