Di gioventù, costanza e maturità: intervista a Moreno Moser

Dalla NIPPO-Vini Fantini-Faizanè riparte la nuova carriera di Moreno Moser.

 

Una volta qualcuno disse che l’età che va dai ventuno ai ventiquattro anni fosse decisiva per la vita di una persona. Era il momento in cui ci si metteva alle spalle l’adolescenza, il momento in cui le proprie scelte sarebbero diventate determinanti per il proprio cammino.

Quando Moreno Moser folgorò per la prima volta il mondo del ciclismo, non aveva che ventun’anni e pochi mesi. Conquistava il Trofeo Laigueglia 2012 con il piglio del fuoriclasse, anticipando con doti da finissuer un gruppo di venticinque uomini che lui stesso contribuì a selezionare.

Poche settimane dopo è miglior giovane ai Paesi Baschi, con una prestazione importante a cronometro a cui riuscirà ogni tanto a dare seguito anche nelle stagioni successive, con un bronzo europeo nel 2016 come punto più alto: “Non mi sono mai allenato in modo specifico per le cronometro, però quando sono in forma vado forte perché sono aerodinamico e riesco a produrre gli stessi watt sia sulla bici da strada che su quella da crono“.

Riavvolgendo il nastro ti accorgi che l’anno prima finiva 5° al Giro Under 23, davanti a lui: Aru, Cattaneo, Anacona e Agostini. Tutto sembrava apparecchiato per diventare anche uomo da grandi giri: “Il problema è che mi è sempre mancata la costanza e la continuità. Oltre alle doti di recupero. Se un giorno faccio una grande performance, il giorno dopo la pago.

In quel 2012 Moser vince anche a Francoforte, di nuovo con un azione nel finale. È terzo al campionato italiano in linea e quinto a cronometro, poi al Tour de Pologne vince la sua prima corsa World Tour, anzi non gli basta: vince due tappe e la classifica generale, sarà secondo a Montreal, e al Mondiale di Valkenburg arriva come una delle punte della Nazionale di Bettini: il ciclismo italiano aveva trovato la sua nuova stella.

L’anno dopo, è il 2013, non c’è sosta. Vince alle Strade Bianche: “La mia più grande gioia ciclistica, anche se di quel finale ricordo poco. Sono stato travolto da un urugano. Poi fa strano dirlo, ma non me la sono riuscita a godere molto: a volte quando vai forte dai per scontato tante cose, pensi di poter fare risultato e ripetere certe prestazioni ogni volta che vuoi, invece non è così. Appena arrivato mi hanno iniziato a dire che ci sarebbe stata la Tirreno pochi giorni dopo, senza darmi la possibilità di capire cosa stava succedendo. Ripensandoci adesso all’epoca mi sembrava una vittoria in tono minore. Per me le giornate di grazia sono state talmente poche che forse avrei dovuto apprezzare di più quel successo.

Fa strano pensare che da quell’inizio di marzo di sei anni fa a oggi, Moser abbia poi raccolto altri due soli successi, una tappa al giro d’Austria del 2015 e il Trofeo Laigueglia nel 2018, confessando di non pensare al bis in terra ligure, che poi difatti non arriverà: “Quest’anno sono partito più tranquillo, nel 2018 andavo già forte alla Valenciana, avevo fatto lavori specifici, per questo inizio 2019 me la voglio prendere più comoda“. In mezzo a quelle due vittorie, mentre da ragazzo Moreno si fa uomo, alti e bassi a cui non riesce darsi una spiegazione: “Sapessi i motivi avrei già risolto il problema“.

Un terzo posto all’Alpe d’Huez nel Tour del 2013 dopo una lunga fuga: “Tra vincere in fuga o battendo i migliori, non c’è alcun dubbio che scelga la seconda, sono orgoglioso e severo con me stesso, anche se poi la vittoria vale sempre la vittoria“, e difatti la  delusione più grande per lui arriva nel Giro 2016. Tappa numero diciotto, il giorno prima del golpe di Nibali al governo della Maglia Rosa. Moser entra in una lunga fuga, è in una di quelle giornate di grazia, ma finisce nella morsa Etixx di Trentin e Brambilla e il suo corregionale lo batterà allo sprint: “Brucia ancora.

E proprio al Giro vuole riprendere il rapporto con il successo, interrotto da quel Laigueglia: “A fine stagione vorrei aver vinto tre o quattro corse, in particolare sogno un successo al Giro. È il mio obiettivo e quello di tutta la squadra che ha ottenuto un meritato invito. Vivrò alla giornata, ma voglio arrivarci in grande forma.

Moser e il ciclismo, un rapporto che non servirebbe nemmeno spiegare: “La vita mi ha portato a essere quello che sono; non ho mai pensato a nessuna alternativa oltre a quella di fare il corridore. Oggi avvicinare un ragazzo a questo sport è diventato complicato se non arrivi da una famiglia con un background sulle due ruote come il mio, e col cognome che ho non potevo che finire su una bicicletta.” Quel cognome che per lui non è un peso, come la pressione dei tanti tifosi che lo attendono a ogni corsa: “Da giovane magari la sentivo di più, ero più fragile, ma oggi per me è uno stimolo sapere che tanta gente crede in te, che la squadra crede in te.”

Liquigas, Cannondale, Astana: Moreno Moser dal suo esordio è sempre stato nel World Tour. Ora corre in NIPPO-Vini Fantini-Faizanè, ma per lui, che a fine stagione compirà ventinove anni, non si tratta di un passo indietro, ma di un trampolino versa una nuova parte di carriera.

Foto in evidenza: per gentile concessione dell’Ufficio Stampa della NIPPO-Vini Fantini-Faizanè

Alessandro Autieri

Alessandro Autieri

Webmaster, Fondatore e direttore editoriale di Suiveur. Doppia di due lustri in vecchiaia i suoi compagni di viaggio e vorrebbe avere tempo per scrivere di più. Pensa che Mathieu Van der Poel e Wout Van Aert siano la cosa migliore successa al ciclismo da tanti anni a questa parte.