Ispirato da Nibali e Gilbert, Oldani correrà coi belgi della Lotto Soudal.

 

 

In un articolo di Logosnews datato 15 settembre 2009, Stefano Oldani veniva descritto come una sorta di cannibale. “Il campioncino del Team Pro-Bike Junior, nei giorni scorsi, ha infatti raggiunto l’invidiabile traguardo delle cento vittorie”, si leggeva. E ancora: “Per Stefano, classe 1998, con l’ultimo traguardo superato in prima posizione, sono arrivate anche le cento vittorie totali, tra cui si ricordano gli undici titoli di Campione Provinciale Milanese, i due secondi posti, le tre medaglie di Campione Regionale Lombardo, i quattro secondi piazzamenti ed un terzo, oltre ai cinque riconoscimenti quale miglior atleta di categoria. Una passione ciclistica a trecentosessanta gradi che lo ha portato, in questi anni, a misurarsi in varie competizioni, regionali ed extraregionali, facendo sempre molto bene in ogni specialità: strada, pista, ginkana e mountain bike”.

Il tempo – nello specifico le ultime due stagioni – ha plasmato un corridore diverso, estremamente lontano dai fasti di quel tempo, ma non per questo meno interessante e promettente. Dopo il debutto tra i dilettanti con la maglia della Colpack, Oldani è finito in Spagna nella squadra messa in piedi da Basso e Contador. “Sono entrambi due campioni”, dice Oldani, “quindi non saprei fare una graduatoria, nemmeno m’interessa. Devo dire che con Ivan s’è creato un bel rapporto: c’è complicità e lui è un grande comunicatore”. Sull’esperienza in una formazione Continental come la Kometa, Oldani non ha dubbi: “Il calendario è di assoluto livello, non c’è paragone con quello di una squadra dilettantistica”. Il cambiamento di Oldani sta in questo passaggio: al sapore della vittoria ha preferito quello della pazienza, usando il presente in funzione del futuro.

Nel 2019 Oldani non ha mai vinto, ma la costanza dimostrata è invidiabile. Ha iniziato a correre a febbraio e ha finito alla Coppa Sabatini, a metà settembre. È stato undicesimo al Tour of Antalya, quinto alla Istarsko Proljeće, settimo al Tour de Hongrie. Alla Vuelta a Castilla y León ha chiuso due volate al quinto posto e in gara c’erano velocisti come Cimolai, Bennati, Grosu e Aberasturi. Ha sfiorato la vittoria al Valle d’Aosta, secondo nella seconda tappa, e al Tour de l’Avenir, terzo nella terza tappa e quinto nella quinta. Ha sfidato e talvolta anticipato alcuni dei migliori corridori delle Professional e del panorama giovanile internazionale, ha disputato la maggior parte delle corse a tappe più prestigiose della categoria dilettantistica. Il calendario e gli avversari sono stati di assoluto livello, insomma, ma Oldani s’è difeso eccome. “Credo d’essere cresciuto molto”, ammette difatti. Se n’è accorta anche la Lotto Soudal, che gli ha fatto firmare un biennale.

Oldani è il terzo italiano di sempre a far parte della squadra belga. I primi due furono Cioni e Zanini: il primo ne fece parte nel 2007 e nel 2008, il secondo soltanto nel 2007. A Oldani non mancheranno le occasioni per mettersi in mostra: la Lotto Soudal è una banda di attaccanti e una giornata di libera uscita non si nega a nessuno. Oldani stravede per Nibali, ma in ordine di preferenza subito dopo il siciliano c’è Philippe Gilbert, di ritorno alla Lotto Soudal. “Immaginate cosa può significare per un giovane come me passare professionista in una formazione in cui ci sono Ewan, De Gendt, Wellens e Gilbert. Proverò a lasciare il segno, se ne avrò la possibilità; in generale, cercherò d’imparare più possibile”. Perché nonostante vada in bici da quindici anni, Oldani ha ancora molto da imparare: ad esempio, il corridore che vuole diventare.

Quando Oldani arrivò alla Kometa, Dario Andriotto lo descrisse come “un corridore completo: è rapido, bravo a cronometro, sa andare in salita”. Oldani non ha mai smentito queste voci sulla sua completezza: “Sono etichettato come un velocista, ma mi considero un corridore completo dato che mi difendo in salita”. Una duttilità che nel ciclismo contemporaneo può ritorcersi contro chi la vanta. Oldani ne è consapevole: “Non mi sono mai specializzato in niente, vedremo come evolverà la situazione in futuro. Sicuramente, se mi fossi specializzato in qualcosa, avrei raccolto molto di più”. Non ha ancora le idee chiare, Oldani, se è vero che gli piacciono tanto le corse a tappe quanto le classiche come Parigi-Roubaix e Liegi-Bastogne-Liegi. “Un difetto l’ho inquadrato: devo lasciarmi andare un po’ di più. A volte sono talmente tanto responsabile da logorarmi con le mie stesse mani”.

Un’idea, ma Oldani c’avrà già pensato, potrebbe essere quella di osservare Gilbert e ricalcarne la parabola, lui che ha modellato il suo corpo e la sua mentalità come un artigiano la creta. Di programmi ancora non se n’è parlato, ma la stagione delle classiche inizia a metà marzo con la Milano-Sanremo: Gilbert ci andrà per diventare il quarto corridore a vincere le cinque classiche monumento ed entrare quindi un po’ di più nella storia, Oldani per iniziare a scrivere la sua.

 

 

Foto in evidenza: ©Tour de Hongrie official, Twitter

Davide Bernardini

Davide Bernardini

Fondatore e direttore editoriale di Suiveur. È nato nel 1994 e momentaneamente tenta di far andare d'accordo studi universitari e giornalismo. Collabora con la Compagnia Editoriale di Sergio Neri e reputa "Dal pavé allo Stelvio", sua creatura, una realtà interessante ma incompleta.