Alaphilippe è il più forte sulle dolci colline del nord della Francia.

 

A Épernay si racconta che, poco prima del 1670, Dom Pierre Pérignon giunse nell’abbazia di Saint-Pierre d’Hautvillers per svolgere la funzione di cellario, ma dopo aver visto la condizione in cui versavano le vigne dedicò la sua esistenza a esse. La leggenda attribuisce al monaco benedettino l’invenzione dello champagne e del tappo di sughero, tanto che uno dei marchi più famosi della bevanda prende proprio il nome di Dom Pérignon.

Famoso voleva diventare anche Yoann Offredo, tempo fa. Nei suoi primi anni da professionista cercava gloria soprattutto al Nord, prometteva benissimo ma faticava a sopportare la tensione. Ora, dopo aver attraversato avventure di ogni genere, è diventato padre; dice che tutto è relativo, soprattutto le corse in bici, non sente più la pressione di un tempo e per lui pedalare è diventato un gioco. Nei primissimi anni di carriera si rivelò andando forte nella corse di primavera: nel 2012 fu fermato per un anno dopo aver saltato dei controlli antidoping, mentre nel 2017, insieme a Taylor Phinney, diede luogo a una delle più incredibili fughe viste al Tour de France negli ultimi anni. Ripresi a mille metri dall’arrivo di Liegi, i due tagliarono il traguardo abbracciandosi e promettendosi di restare amici per tutta la vita. Quello fu il suo primo Tour de France, lui che snobbava la corsa di casa per prepararsi al meglio in quelle sul pavé e che non riusciva a godersi il paesaggio in corsa perché “non siamo tutti come Peter Sagan, che è così forte da passeggiare in gruppo con la sua bici“.

Oggi, nella tappa che dal Belgio porta la carovana in Francia dopo 215 chilometri, Offredo cerca altri fratelli in armi. Altri baroudeur come lui. Pochi mesi fa, non lontano da qui, la sua schiena rischiò di spezzarsi: una caduta tremenda durante il Gp Denain, un bollettino medico che lasciava poche speranze. Tre mesi e mezzo dopo, invece, dà il via alla fuga che caratterizza la terza giornata di gara di questo Tour. Il biondo dell’Île-de-France sprizza carisma e come lui un altro anticonformista: Tim Wellens. Promesso prodigio delle corse del Nord, Wellens cerca il riscatto in questo Tour attraverso le fughe, in una carriera costellata da alti e bassi. Anthony Delaplace, con loro, è un abbonato alle azioni da lontano e se non fosse diventato corridore, avrebbe fatto il cuoco. Proveniente dalla zona della Manica, nel 2016 e nel 2017 è stato premiato, dopo due azioni da lontano, come il più battagliero della corsa francese. E a proposito di combattività, si segnala tra i cinque davanti Rossetto, già in fuga il primo giorno, infatti indossa il pettorale rosso della speciale classifica. Il quinto elemento di un’azione che faticherà a prendere il largo – troppo pericolosi gli uomini davanti, troppo gustoso il finale che sorride a incendiari, scattisti e uomini di classifica -, è Paul Ourselin; un altro che, a parte andare forte in bicicletta, passa il tempo a cucinare. La sua specialità? Nems au polet avec fueille de brique.

Mentre sullo sfondo si stagliano i vigneti di Chardonnay e Pinot Nero che caratterizzano la Montagne de Reims, tra amanti della cucina, eterne promesse e specialisti della fuga, un Tony Martin in versione Panzerwagen tiene a bada gli avventurieri con una marcia delle sue: asfissiante, potente, costante. Quando Wellens attacca a poco più di quaranta chilometri dall’arrivo staccando i compagni di ventura, i palati fini iniziano a gustare l’impresa in arrivo. In gruppo, intanto, si cade e si fora; le squadre si alternano in testa e inizia la lunga volata che porta al finale contraddistinto da un continuo saliscendi simile a una classica delle Ardenne.

Wellens supera di slancio la Côte d’Hautvillers, una striminzita linea grigia che taglia infinite distese di Pinot nero; Deceuninck e BORA forzano e Teunissen, con la lingua di fuori e senza più energie, si stacca: perderà la maglia gialla. Sulla Côte de Mutigny, Alaphilippe esplode come un tappo di sughero, più che una sonata o un vecchio blues la sua azione ricorda un rombo di tuono. Il gruppo si frantuma, sembra la schiuma di un vino frizzante da supermercato. Il corridore in maglia blu si beve Wellens, stacca tutti in salita e guadagna terreno in pianura.

A Épernay si racconta che, l’8 luglio del 2019, il corridore numero uno al mondo si inventò l’azione decisiva di giornata. Forse in bicicletta non ha passeggiato e non si è gustato il panorama, ma sul palco ora sorride e può assaggiare un po’ di champagne: a patto, però, di non esagerare. La tappa è sua, la maglia gialla anche e il suo universo, oggi, ha il sapore di un vino pregiato.

 

Foto in evidenza: ©Twitter, Deceuninck

Alessandro Autieri

Alessandro Autieri

Webmaster, Fondatore e direttore editoriale di Suiveur. Doppia di due lustri in vecchiaia i suoi compagni di viaggio e vorrebbe avere tempo per scrivere di più. Pensa che Mathieu Van der Poel e Wout Van Aert siano la cosa migliore successa al ciclismo da tanti anni a questa parte.