Cielo piombo, cielo azzurro, tramonto arancione

La giuria ribalta il verdetto della corsa: Battistella è campione del mondo.

 

 

Cielo piombo sopra la testa dei corridori. Doncaster. Esterno. Ore due del pomeriggio – d’accordo, da noi sono “già” le tre, sottigliezze. Non è uno scherzo se vi raccontiamo che è da poco passata l’ora di pranzo, ma alcune case intorno al percorso hanno già acceso stufa e luce e le auto al seguito devono illuminare la strada con i loro fari.

È primo pomeriggio, ma è già buio, il sole ogni tanto spunta da dietro le nuvole e si alterna alla pioggia e al vento che colpisce e poi scappa e poi di nuovo si abbatte sulla corsa degli Under 23. Anche in gara è tutto un susseguirsi di repentine rivoluzioni. In queste prove l’incertezza diventa certezza, la fuga non è più fine a se stessa, ma è mossa tattica, non è diletto, ma utile: chi si porta davanti a quasi quattro ore dalla fine lo fa un po’ per se stesso e un po’ per la sua squadra. Cinquanta e cinquanta. È quello che fanno tredici uomini, che poi diventano dodici e dentro ci sono tutte le nazionali più forti, tranne Francia e Stati Uniti, e ci sono pure corridori che non sfigurerebbero a fine corsa con le medaglie sul petto.

Come Dewulf, fiammingo. Lui sogna di vincere la Ronde e non poteva essere altrimenti: oggi partiva tra i favoriti, ma pensa bene di andare in fuga a più di centoventi chilometri dal traguardo.
Il Belgio questa corsa non l’ha mai vinta, e il sogno di Dewulf rimbalza da quella casacca celeste tagliata in due dal tricolore e si infrange al pensiero che oggi si pedala forte anche nel ricordo di Lambrecht, uno che non c’è più, che non può più sognare e che in questa corsa lo scorso anno colse l’argento. Covi ha la faccia vispa, occhi finissimi e gambe che girano veloce: la sua è stata una stagione di transizione, ma tutto sommato buona, oggi corre per sé (“fai la tua corsa” gli urla un tecnico azzurro in salita) e per la nazionale. Cinquanta e cinquanta, dicevamo. Healy è uno dei più giovani al via e in fuga si esalta: è già successo al Tour de l’Avenir; Jacobs ha lasciato per un anno il ciclocross per essere presente e pronto qui: è punto d’appoggio per il capitano Bissegger.

Per i corridori non c’è pace, ma è nel loro destino, e non ci sarà pace fino alla fine. Rivolgersi a Eekhoff per questo: cade, si rialza, rientra, vince, ma viene squalificato. Quando smette di piovere si entra nella fase più tortuosa del percorso, sono le quattro e mezza circa nello Yorkshire, e tutto (non) va bene: si sale, si scende, c’è una curva dopo l’altra, iniziano le salite. Quei dodici davanti restano in quattro, poi arriva il vento, ma più veloce del vento arriva la prima parte del gruppo: norvegesi, tedeschi, danesi, britannici, svizzeri, in mezzo c’è pure una maglia azzurra, quella di Samuele Battistella, che oggi corre davanti dal primo chilometro, perché lui in questa categoria è un veterano e sa come ci si muove.

Battistella non è un corridore normale – è vero, abbiamo usato questa frase per definire tempo fa Pidcock, ma ora intendiamo altro -: dite che è un caso il fatto che sia nato il 14 novembre come Adorni, Hinault e Nibali? Ditecelo voi. Quando si entra nel circuito Battistella è un po’ Adorni, un po’ Hinault e un po’ Nibali; fa lui la selezione, perché tempo fa qualcuno diceva che se c’è un ragazzo di cui fidarsi nelle corse di un giorno, quello è lui. Quel qualcuno ha la vista lunga, Battistella invece ha la luna giusta e porta via un gruppetto di quelli con i lustrini: Pidcock, Bissegger e Foss, i quali raggiungeranno e poi staccheranno Sajnok.

Cielo azzurro sopra i corridori. Pantaloncini strappati. Volti stravolti, bici che stridono. Urla, risa, pianti. Imprecazioni. Poi di nuovo pioggia spruzzata in faccia ai corridori. Harrogate. Esterno. Ore diciotto e venti circa. Il tempo sembra andare al contrario, perché ora nella cittadella famosa per le sue sorgenti è pieno giorno. Foss, dopo aver pisciato davanti alle telecamere qualche ora prima, rallenta; Bissegger lo guarda perché a lui non interessa tirare; Battistella ha il volto calmo e fresco, pochi minuti prima salutava persino la telecamera montata sul sellino di un collega; Pidcock fa il furbo, è bruttino in bici ma efficace, non tira un metro e quando lo fa rallenta più degli altri. Dietro rientrano in tre, è l’ultimo chilometro: Higuita lancia la volata, Battistella è chiuso, ma sarà argento; Foss è il più lento e non ne ha più, Pidcock più che furbo è stanco; Bissegger coglie il bronzo. Eekhoff è la medaglia d’oro. Fermi tutti: bidon collé per Eekhoff e allora riavvolgiamo il nastro. Harrogate. Ore diciannove circa. Lo abbiamo detto: qui il tempo sembra andare al contrario. Decisione ribaltata, torna la solita incertezza. Attimi lunghi, poi il cielo è di nuovo azzurro; il tramonto, invece, mestamente è arancione. Battistella è campione del mondo e quell’imprecazione a fine gara diventa rammarico per non avere una foto mentre esulta al traguardo. Ci saranno altre occasioni, c’è da giurarci.

 

 

Foto in evidenza: ©Cyclingnews, Twitter

Alessandro Autieri

Alessandro Autieri

Webmaster, Fondatore e direttore editoriale di Suiveur. Doppia di due lustri in vecchiaia i suoi compagni di viaggio e vorrebbe avere tempo per scrivere di più. Pensa che Mathieu Van der Poel e Wout Van Aert siano la cosa migliore successa al ciclismo da tanti anni a questa parte.