Va in archivio la prima classica del Nord: a vincere è Štybar

 

Succede che alla Omloop Het Nieuwsblad il gruppo se la prenda così comoda all’inizio, che dopo pochi chilometri la corsa femminile debba essere neutralizzata. Nicole Hanselmann, svizzera che corre in Belgio, va in fuga e rischia di pestare la coda alla gara maschile. Risultato? Donne fermate per qualche minuto.

Il ritrovo della prima classica belga è nel velodromo di Gand, dove si corre la celebre Sei Giorni. La prospettiva di affrontare tredici muri e un finale che richiama al vecchio Fiandre con l’accoppiata Muur-Bosberg, oltre a nove settori in pavé, mette in guardia il gruppo: siamo ai primi di marzo, va bene scoprire le carte, ma puntiamo poche fiches alla volta.

Carrellata della regia belga sui possibili protagonisti: Trentin è sorridente e scambia qualche parola con i suoi compagni di squadra, nel suo inglese con spiccato accento trentino, Van Avermaet è tranquillo: vuole mostrare i denti in corsa, Gilbert mostra la solita classe anche ai microfoni, quando è il turno di Van Aert, estremamente affascinante nella sua sua nuova casacca gialla, scruti un volto già tirato e concentrato.

Si vede la pioggia, nota di colore per stagioni sempre più secche; succede che la fuga della prima ora, quattro ignari mandati al sacrificio, venga ripresa non appena il gruppo decide sia arrivato il momento di fare sul serio. Da dietro si mescolano urla, cadute, frenate, allunghi e la prima sequenza dell’anno di muri fiamminghi vede spesso davanti Philippe Gilbert, specchio per le allodole a causa di una giornata per lui tutt’altro che super,  si vede la squadra di Van Avermaet bersagliata dalla sfortuna, mentre Colbrelli, Van Aert, Vanmarcke e Trentin restano sempre nascosti.

Succede che Davide Ballerini, all’esordio su queste strade, mostri una gamba griffata e si inserisca in un contrattacco corposo, salvo scivolare a terra e pagare il suo tributo alla campagna del Nord. La regia molto generosa, lo infilerà spesso e volentieri, nelle fase calde della gara, nella grafica del gruppo di testa: peccato che il canturino fosse rimasto dietro a godersi il suo battesimo.

Succede che, quando all’arrivo mancano cinquanta chilometri e Gilbert prova un allungo subito tamponato da Van Aert, Van Avermaet e Oss, tra le donne vinca, anzi stravinca Chantal Blaak perché il ciclismo femminile è uno sport complicato è vero, ma vincono (quasi) sempre le olandesi.

I muri sparigliano le carte e non temono bluff, Gilbert attacca, finisce la benzina, si riprenderà nel finale, Van Aert e Trentin sembrano i più brillanti, ma saltano in aria quando Lutsenko accelera su un muro in asfalto. Benoot finisce dentro il cancelletto di una casa, Vanmarcke si sgonfia e dice basta. In tanti stasera in albergo si faranno diverse domande sulla loro reale condizione.

Succede che il gruppo si sgretoli come pietre erose dal vento e i migliori, che oggi portano il nome di Teuns, Van Avermaet, Štybar, Wellens, Lutsenko e Oss, si vanno a giocare le chance aspettando che la Cappella in cima al Muur, divida i buoni dai cattivi.

Arriva l’accoppiata Muur-Bosberg, una volta doppietta sacra al Giro delle Fiandre: Van Avermaet li mette tutti in croce, come una banda di ladroni. Nessuno è fresco, non siamo al mercato del pesce, le facce sono inzuppate d’acqua, salta Oss, restano in cinque a ballare l’Omloop Het Nieuwsblad.

A due chilometri dall’arrivo Wellens si crede il più furbo, partendo tutto a destra cercando di nascondere le sue qualità inferiori allo sprint, dietro uno spartitraffico. Van Avermaet piomba sulla sua ruota come un nuvolone carico di tempesta. Štybar parte in contropiede come una squadra allenata da Zdeněk Zeman, non a caso suo connazionale. Accelera come fosse un pistard, anche se siamo di fronte a un ex campione del mondo del ciclocross, mentre un altro ex campione del mondo del ciclocross come Van Aert arrancava nelle retrovie: è sua la Omloop Het Nieuwsblad, antipasto belga che precede sei settimane di portate tutte da gustare fino all’ultimo.  Van Avermaet vince la volata meno bella, quella degli sconfitti, Trentin, nono, è il primo degli italiani. Lo spettacolo delle corse del Nord è appena iniziato.

 

Alessandro Autieri

Alessandro Autieri

Webmaster, Fondatore e direttore editoriale di Suiveur. Doppia di due lustri in vecchiaia i suoi compagni di viaggio e vorrebbe avere tempo per scrivere di più. Pensa che Mathieu Van der Poel e Wout Van Aert siano la cosa migliore successa al ciclismo da tanti anni a questa parte.