Ci sono atleti, uomini, superuomini e poi c’è Mathieu van der Poel

 

Mancano poche centinaia di metri all’arrivo della Nokere-Koerse. La strada tira all’insù. Mathieu van der Poel si aggira frenetico in mezzo al gruppo, sa che se riuscirà a partire al momento giusto non farà prigionieri. Tuttavia, all’improvviso, Walscheid lo aggancia e il campione del mondo di ciclocross finisce per terra. Nemmeno il tempo di rendersi conto di quanto è accaduto, che un corridore della CCC lo investe. Immediatamente si forma un capannello di corridori attorno all’olandese. Sono tutti preoccupati per le sue condizioni. Successivamente, viene portato in ospedale a Oudenaarde.

Si teme il peggio. Sospette fratture a spalla, gomito e bacino. Sarebbe la fine di una stagione nemmeno iniziata. Ma Mathieu Van der Poel, e chi lo ha seguito quest’anno nel ciclocross lo sa bene, è fatto di titanio. Quest’inverno, a Diegem, si era scontrato con un addetto alla sicurezza mentre era in testa alla gara. Prese una botta tremenda alla testa, ma si rialzò e vinse lo stesso. La musica, su strada, per fortuna, non cambia. Nonostante l’incidente tremendo, infatti, l’olandese se la cava con qualche graffio. Il giorno seguente è sul percorso del Fiandre a fare la ricognizione.

Domenica, quattro giorni dopo la caduta, è di nuovo al via di una gara: il Grand Prix de Denain. La corsa in questione, si svolge al confine tra Francia e Belgio. Il percorso storicamente è per velocisti, ma, di recente, sono stati aggiunti alcuni tratti di pavé per rendere la gara più briosa. Ad ogni modo, continua a strizzare l’occhio agli sprinter, nonostante ora anche gli attaccanti abbiano del terreno per provare ad anticipare un arrivo a ranghi compatti.

Van der Poel può tranquillamente aspettare la volata. Lui è abbastanza veloce per giocarsela anche con gli sprinter più temibili al via della corsa, come ad esempio Moschetti e Sarreau. Tuttavia, il nipote di Poulidor è un eclettico, uno a cui le cose banali non piacciono. Mathieu corre in bicicletta per vincere e per divertirsi. O meglio, per vincere divertendosi. Come fa nel ciclocross, dove potrebbe tranquillamente limitarsi a controllare i rivali in ogni gara per fulminarli in volata, ma preferisce staccarli tutti sin dai primi giri.

La Corendon-Circus sa bene cosa ha in mente il suo leader e non esita a inserire due corridori nella fuga di giornata (che ne comprende, in totale, ben 15). Si tratta del pistard Lasse Norman Hansen e del passista belga Jimmy Janssens. Due che quando si tratta di spingere in piano non si tirano indietro. In seguito, a 40 km dal traguardo, sul pavé, scatta l’alfiere della Trek-Segafredo Alex Kirsch. Kirsch è un corridore che, appena due anni fa, è stato capace di arrivare sul podio in una gara dura come Le Samyn. Insomma, non è certo uno che passa di là per caso.

Van Der Poel, in preda alla voglia di evadere dal gruppo, fiuta l’occasione e piomba in fretta e furia sulla ruota del buon Kirsch. I due vanno di comune accordo e rientrano sui fuggitivi. Successivamente, Hansen e Janssens, si mettono in testa al gruppetto a tirare e per venti chilometri riescono a tenere a distanza di sicurezza il grosso del plotone. I due alzeranno bandiera bianca solo all’imbocco del terzultimo tratto di pavé di giornata.

Qua si muove nuovamente Kirsch. Van der Poel è il primo a rispondere, ma su di loro rientrano altri corridori. In testa, al ritorno sull’asfalto, si forma un drappello di una decina di atleti. C’è poco accordo, ma nel plotone dietro la situazione non è troppo diversa. In questo modo, i battistrada riescono ad approcciare il penultimo tratto di pavé con circa quindici secondi sugli inseguitori. Qua Mathieu van der Poel lancia il primo attacco, gli resistono solo Kirsch e l’estone Räim.

I tre arrivano all’ultimo tratto di pavé, posto a nove chilometri e mezzo dal traguardo, col fiato degli inseguitori sul collo. Dietro Devolder, l’uomo scelto per essere il Caronte di Van Der Poel nell’inferno del classiche del nord, cerca di fare un po’ di confusione. Però, il plotone deve recuperare ai battistrada solo 200 metri. Il belga, al massimo, può rallentarlo un po’, ma se uno dei tre vuole arrivare deve fare comunque un numero senza senso.

Detto fatto. Mathieu Van Der Poel si scatena letteralmente. Accarezza le pietre con le ruote e vola via. Mentre i bravissimi Kirsch e Räim non possono fare altro che essere testimoni di qualcosa di celestiale. L’azione del fenomeno olandese è devastante, le pietre si aprono dinnanzi a lui come le acque del Mar Rosso davanti a Mosé. In poche centinaia di metri il suo vantaggio sul gruppo raddoppia. Da 10 secondi passiamo 20.

Ora ha una chance. C’è, però, un ultimo ostacolo da superare: otto chilometri di asfalto. E non sono otto chilometri di scampagnata. Anzi, sono un vero e proprio incubo per un corridore, otto chilometri di lunghi rettilinei in leggera e costante salita. Il terrore di qualsiasi attaccante. Ma van der Poel è un campione per cui nulla è impossibile. Perfetto in sella, ornato dalla sua splendida maglia di campione nazionale olandese, il Re del ciclocross si mette in posizione da crono e viaggia. Sembra una potentissima e silenziosa ammiraglia BMW.

Dietro cercano in tutti i modi di riacciuffarlo, ma, davanti a uno così, non si può far altro che alzare le mani. Solo 4 giorni dopo aver rischiato di chiudere la stagione anzitempo, van der Poel conquista una gara bella e prestigiosa (categoria 1.HC) dopo aver dato spettacolo per 40 km. Che sia strada, cross o mtb, pavé, fango o asfalto, poco importa. Mathieu van der Poel è sempre il più forte.

Foto © twitter Gp Denain