Paolo Fornaciari è il miglior gelataio d’Italia, dopo esserlo stato come gregario.

 

Per un periodo (piuttosto lungo, a dire la verità: diversi anni), Paolo Fornaciari vinceva almeno una volta a settimana. Era uno dei dilettanti più promettenti del panorama italiano. Lo soprannominarono il “Coltellaccio del Varignano”, quando interi paesi si mobilitivano per tifare il loro campioncino e un giovane come Fornaciari aveva la fortuna di essere spronato e talvolta insultato da un direttore sportivo come Daniele Tortoli.

Nel professionismo, però, di corridori come Fornaciari, o anche più bravi, ce n’erano tanti. Lui, essenziale come insegna la Toscana, impiegò un attimo per realizzare che da capitano non sarebbe andato da nessuna parte. Come gli consigliò Salutini, sarebbe potuto diventare un eccellente gregario, uno di quelli che i capitani delle altre squadre farebbero carte false per avere nella loro.

In diciassette anni di carriera, Paolo Fornaciari ha corso in tutto il mondo, Tasmania compresa, dove nel 1994 conquistò l’unico successo della sua carriera da professionista, la decima tappa dell’Herald Sun Tour, anticipando Roscioli di una ventina di secondi. Al termine di una fuga, ovviamente, l’unico espediente che può escogitare un gregario. Ritiratosi nel 2008, Fornaciari si è dedicato interamente alla famiglia e all’arte del gelato.

Ha il tesserino da direttore sportivo, ma al ciclismo ha donato talmente tanto tempo ed energie che adesso riesce a farne a meno. Non ha né la dialettica per commentarlo o parlarne, né tantomeno la voglia di ricominciare quella bellissima ma sacrificante vita da zingaro. Ha, invece, una targa appesa nella sua gelateria di Buggiano, che recita: undici Giri d’Italia, cinque Tour de France, due Vuelta de (anche se sarebbe a, ma il succo è sempre quello) España, dieci Milano-Sanremo, undici Parigi-Roubaix. E molto altro, che evidentemente nella targa non entrava. La gelateria si chiama “Ultimo Chilometro”, in memoria dei bei tempi andati.

Nel gennaio del 2019, il gelato di Fornaciari è stato riconosciuto come il migliore d’Italia. Gelataio e gelatiere, nel senso che il gelato lo vende e lo prepara, con la stessa passione e meticolosità che aveva nel controllare i suoi capitani e nel rifornire le loro tasche e bocche. Col mondo artigiano, Fornaciari entrò in contatto appena nato: i genitori erano fornai e non appena poteva lui aiutava, ché la fatica fatta giù dalla bicicletta poi torna buona una volta sopra.

Nonostante ne abbia realizzati già molti, ha almeno un altro sogno da realizzare: aprire una gelateria a Viareggio, la sua città. “Vuoi mettere tuffarsi dal molo tra una pausa e l’altra?”, spiega lui. Il gelato è un suo pallino, ne va ghiotto fin da quando era un ragazzo. Quando terminavano le tappe del Giro d’Italia o del Tour de France, spesso lo si trovava in fila nella gelateria più vicina al traguardo. Era il suo modo per staccare, per recuperare energie, per festeggiare una vittoria o sbollire la frustrazione di un errore. “E poi è il bello del ciclismo”, ricorda lui. “Ti permette di avere a che fare direttamente con gli atleti. Puoi parlarci, puoi vederli da mezzo metro di distanza, puoi toccarli e spesso non ti dicono nemmeno niente, anzi, spesso ti salutano o ti ringraziano. Non mi sembra che ci siano molti sport che assomigliano al ciclismo”.

 

Foto in evidenza: ©Euskal Bizikleta, Wikipedia

Davide Bernardini

Davide Bernardini

Fondatore e direttore editoriale di Suiveur. È nato nel 1994 e momentaneamente tenta di far andare d'accordo studi universitari e giornalismo. Collabora con la Compagnia Editoriale di Sergio Neri e reputa "Dal pavé allo Stelvio", sua creatura, una realtà interessante ma incompleta.