Il sole che sta scaldando una ragazza

Evenepoel conquista la sua prima classica nel giorno dell’addio di Irizar.

 

 

Vi avevano detto che l’estate se ne sarebbe andata con la fine del Tour de France, e invece è ancora qui. A sei giorni e diverse centinaia di chilometri da Parigi, il gruppo si ritrova per la prima classica estiva, San Sebastián in castigliano e Donostia in basco – difatti la corsa si chiama Donostia-San Sebastián, non crediamo sia necessario spiegarvi perché venga prima la dicitura basca.

Il fascino dei Paesi Baschi risiede anche nella toponomastica. Meaga, Iturburu, Alkiza, Erlaitz, Mendizorrotz: le salite che punteggiano il percorso della Clásica hanno nomi secchi come gli scatti d’uno scalatore, muri improvvisi come improvviso è il ritiro di Alaphilippe – lui sì che non vede l’ora arrivi l’inverno per rifocillarsi dopo un’estate un po’ troppo spensierata. La corsa assume una fisionomia ben precisa dallo Jaizkibel in poi: Jaizkibel vuol dire “dietro allo scoglio”, e una salita cos’è, se non uno scoglio che prova ad arginare il mare?

E la Movistar cos’è se non uno scoglio che finisce costantemente per arginare se stessa? Con tutto il lavoro inutile che svolgono, Amador e Pedrero potrebbero davvero alzare la voce, deviare sul percorso e andarsene in spiaggia. Farebbero giusto in tempo ad affacciarsi sulla strada e a gustarsi un arrivo insolito. Tra i primi dieci ci sono tre campioni del mondo: Valverde, quello dei professionisti; Hirschi, quello degli Under 23; ed Evenepoel, quello degli juniores, belga ma con un nome particolare tanto quanto quello delle salite della Donostia-San Sebastián.

Cos’altro può dire un ragazzo di diciannove anni che ha appena vinto in quel modo una classica di tutto rispetto, se non che non sa nemmeno lui quali sono i suoi limiti? Non è sensazionalismo: è onestà, addirittura tenerezza. Si stacca sulla penultima salita, Menditzorroz; rientra in discesa, porta le borracce sulla schiena e va a tirare. A venti chilometri dall’arrivo si allea con Toms Skujiņš e allunga, col vantaggio che sfora il muro dei quaranta secondi. Sull’ultimo strappo, Tontorra, Evenepoel resta da solo, fino alla fine.

Ma non ci sono né il tempo né la voglia di spellarsi le mani: non ne ha nemmeno Evenepoel, che guarda altrove, al di là della strada e del pubblico, verso l’aria del mare, dove si tufferebbe volentieri. Quando ha imboccato il rettilineo finale ha dato un’occhiata alla spiaggia e avrebbe voluto essere uno di quei bagnanti che lo applaudivano – mentre loro avrebbero voluto essere lui, prodigioso essere vivente -, o magari il sole che sta scaldando una ragazza. Poi deve averci ripensato: San Sebastián è una di quelle località che durante l’estate straripa di persone, e poi tutti quei palazzi a ridosso dell’acqua sono inguardabili; meglio conquistarla che visitarla, San Sebastián, deve avere pensato Remco Evenepoel.

Il successo del belga non faccia però passare in cavalleria il ritiro di Markel Irizar, il quale se potesse tornare indietro sceglierebbe probabilmente un giorno diverso. Scelse la Clásica perché, essendo basco, avrebbe raggiunto in fretta la sua famiglia, una moglie e tre figli. In un’intervista rilasciata recentemente a El País, ha spiegato il percorso che ha seguito per diventare uno dei gregari più preziosi e fidati del gruppo: in sostanza, si è reso conto di non essere un campione e ha preferito mettersi al servizio dei capitani, “perché tutti da giovani vogliono essere Messi, ma se di Messi ce n’è già uno, beh, allora devi trovarti un altro ruolo”.

Irizar lo ha fatto come nessun altro, negli ultimi quindici anni: ha superato un tumore al testicolo e la conseguente asportazione, ha assistito fuoriclasse come Armstrong, Cancellara e Schleck, ha partecipato a tutte le corse più importanti del calendario. Contador, del quale è stato compagno di squadra per una sola stagione, ha svelato che per autorità e loquacità Irizar era diventato “Radio Euskadi” e “La Voce”.

“Radio Euskadi” ha cessato definitivamente le trasmissioni: l’ultima è stata un cameo nella fuga di giornata – volontà annunciata alla vigilia – che è andata via dopo diversi chilometri, dunque la professionalità non è andata a farsi benedire. Non ha dato nessun appuntamento, Irizar; probabilmente prenderà la sua signora, i suoi ragazzi e se ne andrà un po’ al mare: per un’estate che finisce e per un’altra che si preannuncia asfissiante e perpetua, ce n’è una terza – dolce e spensierata – che inizia domani.

 

Foto in evidenza: ©Eriz Fraile, Twitter

Davide Bernardini

Davide Bernardini

Fondatore e direttore editoriale di Suiveur. È nato nel 1994 e momentaneamente tenta di far andare d'accordo studi universitari e giornalismo. Collabora con la Compagnia Editoriale di Sergio Neri e reputa "Dal pavé allo Stelvio", sua creatura, una realtà interessante ma incompleta.