Cecchini non ha potuto fare niente contro lo spunto veloce di Pieters.

 

 

La luce del primo mattino ad Alkmaar è un chiarore assonnato, spazzato dal vento che scuote le foglie e il loro autunno anticipato sui ciottoli del centro città. Pochi viandanti nel centro, illuminato a tratti dalle lampadine dei negozi; la luce delle vetrine proietta ombre bislunghe sulle case affacciate all’altro lato della strada. Assomiglia all’atmosfera della fiabe nordiche. Una luce dorata, ben diversa da quella pallida che inizia ad apparire in qualche finestra. Anche le insegne che compaiono ritmicamente per le vie della città stentano ad accendersi. Tetti scuri, forme geometriche squadrate e triangolari in un miscuglio di tonalità di marrone delle mattonelle delle abitazioni, che solo in qualche angolo sfuma nel bianco dei muri. Finestre in ogni dove, talvolta adornate da fiori. Silenzio: è l’alba. Qualche colazione servita ai tavolini mitiga un’aria ancora frizzante. È una nota accogliente, il profumo di cibo, un invito a sostare leggendo il giornale appena comprato in edicola. Gli edicolanti sono i primi, insieme ai panettieri, ad aprire le porte in questo agosto che non sembra neanche tale. Giureresti di essere in una stagione di mezzo, d’altronde i toni sono quelli.

C’è un qualcosa che inganna il tempo e le stagioni. Anche la partenza della prova in linea femminile sembra quella di una classica del nord o di un mondiale. Le strutture dell’organizzazione si affacciano su un cielo ancora plumbeo, che solo a tratti scopre sprazzi di freddo azzurro – d’ottobre, forse. I colori delle maglie nazionali accondiscendono all’impressione. Le prime pedalate scoprono le strade olandesi: ciclabili e zone pedonali costeggiano le strade normalmente percorse dalle automobili, un esempio da cui l’Europa prova ad attingere. Ponti e strade di cui si fatica a vedere la fine affollati dal pubblico che si premura di tenere una felpa o un maglione legato in vita. Impressioni di una qualunque domenica di marzo o di aprile. Il pavé è la consuetudine che tortura e sopisce. Le strisce laterali di asfalto sono l’unica alternativa. Oggi la gente la immagineresti in ferie, di certo non seduta su sedie pieghevoli, vicina a dei mulini a vento, con sacchetti, cibo e birre adagiati sull’asfalto consumato. La voce dei tifosi non conosce pause: chiudendo gli occhi faticheresti a distinguere la prima tornata sul circuito cittadino dalla seconda o dalla terza. È la scia sonora del ciclismo che si sovrappone a quella visiva.

La corsa nasce come tattica ragionata ed evolve seguendo linee impercettibili che frastornano l’ordine dell’ambiente attorno. Il ciclismo approda nelle città e ne stravolge i connotati – non fisicamente, ma mentalmente. Non penseresti mai ai Paesi Bassi come appaiono in un qualsiasi dieci agosto di gara. Elena Cecchini, Amy Pieters e Lisa Klein sono il disordine. Disordine sono anche Marianne Vos e Marta Bastianelli. Le une davanti, le altre dietro. Per infrangere tutte le parole che si sono già dette, tutte le geometrie che si sono già immaginate. Già ieri Letizia Paternoster è stata la negazione dello scontato: quella gara sarebbe potuta andare male, se ci si fosse freddamente affidati alla curva dei risultati degli ultimi periodi. Invece no: per nonna Emma mancata qualche mese fa, ma prima ancora per salvare se stessa da ciò a cui non ha mai creduto, ovvero dalla possibilità di non crederci. Almeno da quella di non crederci prima della linea bianca, l’unica geometria ineliminabile da queste parti.

Le tattiche sono sacre solo dopo la gara. Almeno per chi afferma la sua geometria di ordine e disordine. Amy Pieters è la geometria dell’impossibilità, della forza e del vigore; del nonostante tutto. Perché l’Olanda vince ad Alkmaar, in casa propria, nonostante tra le atlete orange Amy Pieters sembrasse la meno pronosticabile: non per demerito proprio, ma per merito delle giganti Wiebes e Vos. Elena Cecchini è una geometria incompleta ma solida, che non deve farsi scalfire dai se e dai ma che hanno iniziato ad alzarsi solo pochi minuti dopo il traguardo. Cecchini  e le ragazze azzurre devono ispirarsi a quella natura e a quell’architettura che il plotone ha cercato di scompigliare col suo veloce frusciare. La città ammette smentite ma resta immobile. Domani sorgerà un nuovo sole su Alkmaar: basterà l’alba e tornare a guardare, tutto qui.

 

 

Foto in evidenza: ©Boels-Dolmans, Twitter

Stefano Zago

Stefano Zago

Redattore e inviato di http://www.direttaciclismo.it/