Andrea Vendrame colpisce in Francia, nella corsa più ribelle del calendario mondiale.

 

Quando nel 1984 il vignettista Jean-Paul Mellouët propose di organizzare una corsa su strada che passasse in mezzo agli sterrati, ribinous in bretone, lo presero per pazzo. Lo stato francese stava tagliando i fondi per l’école Diwan (la scuola dove si insegna il bretone) di Lannilis e l’artista, estroso appassionato di ciclismo, decise di mettere in scena questa apparente follia per raccogliere il denaro necessario per salvare la scuola: trentacinque anni dopo il Tro Bro Léon, letteralmente il Giro dei paesi del Léon, è diventato appuntamento fisso del calendario francese.

Quando Andrea Vendrame nel 2015 vinse il Giro del Belvedere, diventava una delle più limpide realtà del ciclismo italiano giovanile. Veloce allo sprint, resistente sugli strappi, adatto alle corse di un giorno, il ragazzo trevigiano sembrava avere tutto per sfondare nel mondo del professionismo. Un anno dopo il corridore fu coinvolto in un brutto incidente mentre si allenava, la sua carriera sembrava terminata sull’asfalto, ma in pochi mesi si riprese, arrivò terzo all’europeo Under 23, si mise in luce da stagista alla Coppa Sabatini e nel finale di stagione si inchinò solo ad Harm Vanhoucke al Piccolo Giro di Lombardia, dopo essere stato a lungo in fuga. Arriverà così il passaggio tra i professionisti con l’Androni di Gianni Savio.

Quando nel 2018 Claudio Chiappucci andò in Bretagna per una gara tra ex corridori a Isbergues, incontrò Jean-Paul Mellouët che gli propose di fare da padrino per l’edizione 2019 della corsa. Chiappucci senza pensarci un attimo accettò: “Amo la Bretagna, il mio rammarico è non aver mai gareggiato alla Tro Bro Léon“, diventando il protagonista del manifesto dell’edizione 2019.

La Tro Bro Léon dal 1984 al 1999 è una corsa per dilettanti. Solo dal 2000 si disputa per professionisti, fino a qualche anno fa in premio veniva dato un maialino al miglior bretone classificato e una medaglia al vincitore di un altro paese. “Alla Roubaix hanno le pietre, qui abbiamo dei bellissimi maialini. Dopo un po’ è diventato un problema, piacevano a tutti, Dan Craven voleva partecipare a questa corsa per vincere il maialino, la sua idea fece il giro del mondo e abbiamo dovuto modificare qualcosa”, afferma l’inventore della corsa.

Craven finisce nel poster della manifestazione per l’edizione 2016, sorridente con in mano un maialino; l’anno dopo è Mortensen, sorprendente danese vincitore dell’edizione 2016, a finire nel manifesto ufficiale: viene raffigurato seduto su un trono con il maialino ai suoi piedi.

Volevo creare una corsa che fosse diversa dalle altre, noi qui non abbiamo marciapiedi e i ribinou esistono da prima che ci fossimo noi ed esisteranno sempre“. La Tro Bro Léon è una corsa magica, diversa, è mistica, come quelle zone, e il suo ideatore è considerato alla stregua di un druido: “Abbiamo iniziato con un solo ribinou, poi ogni anno ne inserivamo qualcuno in più. I corridori dopo averla percorsa venivano da me a farmi i complimenti, alcuni a fine gara, volevano tornare indietro e percorrere di nuovo i settori“. Strade di campi, strade battute dai mezzi agricoli durante l’anno, terreno dissestato, curve in pendenza a volte dolci a volte a gomito, scorciatoie, scenari bretoni spezzati dal vento e caratterizzati da queste stradine che a volte servivano anche per la fuga di banditi o contrabbandieri.

I ribinou per l’edizione 2019 sono ventisette e arrivano a un totale di trentuno chilometri. La corsa esplode presto, non c’è legge da queste parti. Non c’è tempo per osservare gli allevamenti di moules de bouchot o accorgersi di quanto sia grigio piombo il cielo bretone. Damien Gaudin è uno dei favoriti, ma quando si muove, a poco più di trenta chilometri dal traguardo, la sua faccia mostra i segni di una giornata di Pasquetta complicata. La Groupama ricuce su di lui dopo averlo fatto sfogare in quei tratti che sembrano più ciclocross che strada e nel finale si sgancia un gruppetto con Backaert, Gougeard, Sarreau, Delaplace e Vinjebo, stoico ultimo superstite di una fuga a lunga gittata. Dietro un drappello di altri sei corridori fa l’elastico, si avvicina e si allontana, il margine resta sempre di dieci, quindi secondi, quanto basta nel toboga bretone per non vedere i tuoi avversari anche solo a cento metri di distanza.

Lo sterrato infierisce sulle gambe e sulla lucidità dei corridori, brucia gli occhi e annebbia i pensieri: Delage, nel gruppo dietro, nonostante la presenza di  Sarreau davanti, suo capitano oltre che il più veloce dei cinque battistrada, compie uno sforzo non previsto e riporta sotto i cinque che gli stavano a ruota in quel momento, un po’ increduli e un po’ in affanno.

In quel gruppetto c’è anche Vendrame. Dieci giorni fa il corridori della Androni si è sbloccato, sempre in Francia. Nelle gara d’oltralpe sta diventando corridore vero. Vince da dominatore la sua prima corsa: una tappa del Circuit Cycliste Sarthe, con un ordine d’arrivo che ha visto al quinto posto Mathieu van der Poel. Vendrame ha una consapevolezza nei propri mezzi diversa, a poco a poco è diventato l’uomo di punta in stagione della squadra piemontese. Erede di Bernal e Ballerini. Pochi giorni dopo quel successo arriva secondo al Tour du Finistère, anticipato da Julien Simon.

Dopo aver resistito ai ribinou, essersi gestito da veterano nonostante fosse il più giovane degli undici davanti, vince con uno sprint seducente come se all’improvviso l’aria magica della Bretagna lo avesse trasformato in uno dei suoi grandi idoli, Philippe Gilbert, regalando prestigio alla sua carriera e alla sua squadra, con una vittoria un po’ inattesa: “Sto bene, ma gli sterrati mi danno fastidio“, dirà a fine gara. Un po’ naïf come questa corsa, da oggi anche lui è nella storia del Tro Bro Léon, primo italiano a vincere dal 1984.

Alessandro Autieri

Alessandro Autieri

Webmaster, Fondatore e direttore editoriale di Suiveur. Doppia di due lustri in vecchiaia i suoi compagni di viaggio e vorrebbe avere tempo per scrivere di più. Pensa che Mathieu Van der Poel e Wout Van Aert siano la cosa migliore successa al ciclismo da tanti anni a questa parte.