La bicicletta di Leonardo e il pasticcio di Elia

La tappa di Orbetello va a Gaviria, dopo il declassamento di Viviani

 

Il 1966 risulterebbe un anno clamoroso per la storia del pedale. L’inizio di due leggende: Eddy Merckx e Leonardo da Vinci; detto meglio, la “bicicletta di Leonardo”, il cui incredibile schizzo comparve appunto nei sessanta durante il restauro del Codice Atlantico, la sua più grande raccolta di scritti. Ebbene, fra i disegni del Maestro una matita a carboncino in leggera tinta marrone avrebbe tratteggiato il prototipo di uno dei mezzi che hanno fatto e continuano a fare la Storia dell’Uomo. La paternità si attribuì in verità a un allievo del genio, il piccolo Salaì sembrava esserne l’autore. Un ventennio dopo purtroppo, 1997 e nuove leggende ciclistiche in farsi, alla conferenza sulla Storia del Ciclismo tenuta a Glasgow, studi definitivi hanno ritenuto il disegno composto di timone e trasmissione a catena con ruote a denti cubici opera di un burlone ottocentesco che, a Draisina già inventata nel 1817 da Karl Von Drais (lui l’ha chiamò Laufmachine – macchina da corsa) aveva sovrapposto su due semplici cerchi concentrici la figura del nascente velocipede.

Miti, leggende e burle a parte, il Giro nella terza tappa Vinci – Orbetello rende comunque omaggio al genio italiano nel cinquecentenario della nascita. E facendo correre il nastro del tempo ci si catapulta immediatamente dal Rinascimento Fiorentino alla contemporaneità globalizzata con l’eroe di giornata, il piccolo grande giapponese Sho Hatsuyama che tutto solo coglie la fuga involandosi per le colline toscane. Sarà stato per vendicare sportivamente l’amico, connazionale e compagno di squadra della Nippo, Hiroki Nishimura, marmorizzato sul San Luca e finito fuori tempo massimo al Crono Prologo; o forse per mostrare che non è al Giro per folklore esotico e asiatica composizione di squadra. O infine come omaggio alla squadra dilettantistica dove, senza parlare una sola parola né di italiano né di inglese, principiò (come si dice da quelle parti) la sua carriera ciclistica: la Ciclistica Marmantile della città gigliata. Pochi mesi di gavetta sulle leonardesche terre e un fiorentino stretto parlato alla perfezione.

Qualunque sia la motivazione, fatto sta che Sho prosegue la fuga con grinta e sostenuto da grida e sproni del popolo toscano siamo certi abbia capito ogni sfumatura d’incitamento durante la sua coraggiosa cavalcata solitaria: centoquarantacinque chilometri mentre da Firenze ci si traghettava lungo le colline senesi; e dai quei luoghi assunti ormai a nuovo totem mondiale del ciclismo con le Strade Bianche ancora più giù, verso la Maremma.
È proprio quando in lontananza il mare del grossetano accoglie i corridori che il gruppo, forse risvegliato dall’aria salmastra decide di mettere termine alla faticosa ma colma di gloria passerella di Sho.

Gli ultimi sessanta chilometri sono un lungo scivolare in un maggio poco clemente verso i tomboli e la laguna di Orbetello, col vento laterale a carezzare i campi senza però falcidiare un gruppo appallottolato e deciso a spremersi solo in quel finale veloce e affatto semplice. Ne fanno infatti le spese uno sfortunato Battaglin rovinato a terra e il gioiellino Ineos Tao Geoghegan Hart, che finirà a oltre un minuto dal plotone.

Volata sia dunque. Si entra nelle strisce lagunari coi lembi di mare affiorati e stirati dal Promontorio dell’Argentario, allungati come un gruppo che entra follemente nelle vecchie mura di Orbetello. Ackermann parte lungo, e ai meno cento esce Viviani che d’imperio mostra vittorioso il tricolore. Troppa irruenza però, poiché ai meno settanta il cambio di direzione di Elia costringe il giovane poderoso Moschetti piombante a tutta velocità a tirare remi e freni in barca in un finale fattosi cieco. Declassamento doloroso, ma doveroso per il campione italiano e vittoria che va ad un Gaviria giunto secondo, ma in netta crescita in previsione delle prossime tappe.

Per il giovane talento milanese costretto a deragliare in una volata in cui stava affiorando come affiora dal mare la laguna di Orbetello, l’appuntamento con la gloria è solo rimandato.
Storie su storie, rammarichi e visioni da romanzo; un ragazzo giapponese in fuga, teorie e leggende su Leonardo, aria toscana, aria salmastra e corridori lanciati folli nelle spire palustri. Vecchi e nuovi protagonisti. Tutto frullato insieme per una disperata volata, quando gli eroi del Giro sgomitano e avvampano sulle loro laufmachine.

Foto in evidenza: ©Claudio Bergamaschi