La bizzarrìa delle corse contro il tempo

A Bruxelles vince la Jumbo Visma e ora Kruijswijk sogna in grande.

 

La cronosquadre è un esercizio che a prima vista potrebbe sembrare insensato. A metà strada tra calcoli, tattica e affiatamento, corre su un filo rosso che unisce otto corridori schierati su bici all’avanguardia. Le case costruttrici bramano questa prova; espressione massima di ricerca tecnologica, è spesso una sfida a colpi di bici – e materiale – più performante. Gli organizzatori, invece, si dilettano nel disegnare percorsi più o meno tecnici, ma perlopiù velocissimi, come nel 2013 quando la Orica-Green Edge vinse la tappa di Nizza a quasi cinquantotto chilometri orari di media.

La cronosquadre è una prova affascinante non solo perché termine finale di ore di allenamento o valvola di sfogo per i watt dei corridori, ma in quanto simbolo di armonia e sincronia. Messa quest’anno al secondo giorno di corsa, dà l’impressione di una puntura di spillo in confronto a quella ghigliottina che è una corsa lunga tre settimane. Oggi, però, più di qualcosa cambia nella fisionomia della classifica generale.

La cronosquadre è incertezza; nella prova odierna, ad esempio, esperti e tifosi, non sanno che squadra prendere. Non esiste una vera favorita; c’è chi dice Team Ineos, chi Mitchelton, chi è convinta del bis in giallonero del Team Jumbo – e quanto aveva ragione – chi invece punta tutto sulla Education first, uno dei team più in vista della stagione in corso.

È una corsa bizzarra; ci sono squadre eterogenee, alcune fatte da passisti, altre con prevalenza di scalatori. In più d’una occasione i limiti dei gregari possono inficiare la prestazione del capitano, così come i limiti del capitano non possono essere nascosti dall’abilità dei compagni di squadra più adatti. Il tempo, quest’oggi, viene preso sul quarto al traguardo. Fondamentale è l’unita d’intenti dove ogni “corridore-vagone necessario/del treno residuo” – come scrive Matteo Pelliti in una poesia dedicata proprio all’esercizio contre-la-montre  – deve essere calato in un perfetto meccanismo composto da affiatamento e coesistenza. Atleti-tasselli di una macchina fatta di ruote e sudore, carbonio, freni, grasso e catene e sulla quale sono spinti a riscrivere i propri limiti.

L’eccentricità della prova di oggi, 27,6 chilometri dentro Bruxelles e in mezzo a due ali di folla che stordiscono come dopo una sbornia di birra trappista, è anche vedere partire per prima una di quelle squadre considerate tra le grandi favorite: il Team Ineos. Nell’epoca in cui si chiamava Team Sky non ha mai vinto una cronosquadre al Tour; oggi è il loro turno di aprire le danze, alle 14.30 in punto, di fronte al palazzo reale della capitale belga. Partono in otto e davanti all’Atomium arrivano in sei. Perdono per strada due vagoncini – tra cui Poels – , ma regalano a Moscon, per un’ora e mezza, il sogno di una maglia gialla, un anno dopo la squalifica rimediata proprio sulle strade della corsa francese. L’ultima a partire sotto le nove sfere di uno dei simboli di Bruxelles, provoca la beffa negli occhi scuri del corridore italiano: gli olandesi della Jumbo-Visma confermano il momento in cui tutto viene facile; vincono, anzi stravincono, e permettono a Teunisse di mantenere il simbolo del primato e a Kruijswijk di guadagnare sugli avversari diretti di classifica.

In mezzo, per dovere di cronaca, la gara degli altri. Le squadre francesi, arrivate in successione, vanno contro ai canoni di bellezza sopra descritti: l’Arkea di Barguil, penultima, paga quasi due minuti; la Groupama di Pinot fa un gran tempo, è vero, ma si scompone all’ultima curva quando Gaudu scivola a terra. L’AG2R è sgraziata e cingolante come un vecchio trenino che attraversa una sperduta provincia: Bardet perderà quasi un minuto da Bernal e Thomas. Bene invece una Cofidis che in due giorni onora al meglio la chiamata al Tour de France. Anche Porte pagherà un ritardo simile al sodalizio capitanato da Bardet, mentre Quintana e Aru faranno poco meglio di una dozzina di secondi. I compagni  di Mas, Nibali, Urán, Fuglsang e Adam Yates, spingeranno i propri capitani, invece, a un ritardo, nei confronti del duo Thomas-Bernal che dal secondo va fino ai ventuno. Il Tour è appena iniziato e quello che abbiamo visto appare una bizzarra realtà illusoria: tutto deve ancora essere scritto.

Foto in evidenza: ©Twitter, Tour de France

Alessandro Autieri

Alessandro Autieri

Webmaster, Fondatore e direttore editoriale di Suiveur. Doppia di due lustri in vecchiaia i suoi compagni di viaggio e vorrebbe avere tempo per scrivere di più. Pensa che Mathieu Van der Poel e Wout Van Aert siano la cosa migliore successa al ciclismo da tanti anni a questa parte.