Nella prima tappa di montagna succede di tutto: il Giro è iniziato.

 

Il Giro, dal disegno anomalo e tanto criticato, oggi mostra il suo volto. È stata attesa fino a ieri, da oggi sarà azione. Ieri sono state punture di spillo, oggi c’è spazio per provocare dolore. L’attesa di questi giorni ha esasperato chi scrive, chi pedala, chi osserva, chi tifa e chi plana. L’attesa ha infastidito il rapace sulla cima del Colle del Lys, ma anche l’uomo che lo imita col parapendio o il deltaplano mentre sta per lanciarsi dalle terrazze del Colle del Lupo.

L’attesa del primo arrivo in salita è come quella di una première al cinema o dell’uscita di un libro che aspetti da tempo. L’attesa però quest’oggi lascia subito spazio all’iniziativa. Nemmeno il tempo di finire il panino, che all’ora di pranzo ventotto uomini si lanciano davanti, ti costringono a mollare tutto e a fare la conta di quelli che si sono sganciati. Finalmente è tappa di montagna!

Ventotto uomini che si sganciano sulla prima salita non sono un fuga, sono un gruppo vero e proprio: gregari, capitani, cani sciolti, incendiari, uomini in cerca di rivalsa, qualcuno magari finito dentro quasi per caso. De Gendt si stacca subito, Geoghegan Hart cade e si ritira: restano in ventisei come i partigiani fucilati in cima al Colle del Lys.

Davanti c’è Mollema con tre guardaspalle in tricolore: Conci, uno che ha come modello Andy Schleck, Brambilla, che al suo Giro vorrebbe chiedere di più, e Ciccone. L’abruzzese qui è in missione per conto del capitano olandese, pedala come mai in vita sua e vuole anche riprendersi la maglia azzurra. C’è Formolo che ieri ha lasciato per strada ambizioni di classifica, ma sa che il ciclismo ogni giorno permette di inventare una storia nuova. C’è lo sbilenco tartaro Zakarin, c’è Nibali, ma è Antonio, c’è Pozzovivo e non si può sbagliar. Ci sono Cattaneo e Masnada: oggi l’Androni corre in casa. C’è Cataldo che lavora per gli altri nonostante da giovane sia stato attore protagonista, ci sono Izagirre e Zeits: muse che ispirano la gamba di Michelangelo Lopez. Ci sono Gallopin, che vorrebbe farsi un regalo di compleanno, Nieve, uno che nelle fughe in montagna sbaglia raramente e Dunbar, uno che sin da ragazzino vuole solo andare in fuga.

Dopo lo scollinamento del Colle del Lys e la discesa, ci si immette in strade larghe e lunghi rettilinei: vasi comunicanti tra la valle e le salite. Si passa da Cuorgné, che più che un paese sembra un intercalare, da queste parti vivevano Bernal e Sosa, uno assente per infortunio, l’altro non pervenuto fino adesso al Giro.

Si imbocca Pian del Lupo: un nome sinistro come le sue pendenze. La strada dopo Colleretto si impenna come un ponte levatoio; la selezione è da dietro, mentre sull’asfalto numerose scritte inneggiano a Bernal. Conci si fa da parte, Brambilla lavora per Ciccone, Ciccone lavora per Mollema, gli altri si nascondono a ruota e lasciano il peso della corsa sul trio dalla maglia vintage biancorossonera.

Nel gruppo dei migliori, nel frattempo sempre più sgranato, la Jumbo-Visma usa un potente anestetico: andatura regolare in testa. Al Gran Premio della Montagna una esse sembra uno scarabocchio disegnato sfidando la legge di gravita; Ciccone passa per primo, mentre sotto si estende la pianura: se qualcuno aguzza la vista potrebbe scorgere persino la Basilica di Superga e il Monviso.

Si scende verso la Valle Orco, altro nome che mette i brividi, e poi si risale verso gli oltre duemila metri di Ceresole Reale. La salita è lunga, infinita, irregolare, difficile da decifrare.

Masnada guida d’istinto e attacca subito, Ciccone pedala come fosse il più forte oggi, ma le sue gambe sono al servizio di un Mollema che sembra sempre il primo a mollare, ma lo farà per terz’ultimo. Ai meno quindici dal gruppo attacca uno stambecco: è Mikel Landa. Il gruppo esplode: l’ultima mezz’ora di corsa è un finale pirotecnico che risveglia una montagna assopita che sembra un gigante maculato.

Roglič e Nibali si fanno i dispetti come una coppia di sposi: sono in gestione? Lo scopriremo nelle prossime tappe. Yates salta di gambe, Lopez, dopo un incidente meccanico, salta di testa. Formolo si fa riprendere, è uno stantuffo, picchia di testa, ma resiste strenuamente. Polanc è l’orgoglio in maglia rosa, Sivakov è un lungo elastico, ma è anche il nuovo che avanza: terminerà in scia ai migliori e vestirà la maglia bianca. Majka e Carapaz provano a recuperare ancora qualche secondo e aumentano le proprie chance per un podio finale. Davanti invece Zakarin stacca prima Mollema e poi Nieve: il Tartaro oggi è un gigante, gli è bastato restare in equilibrio. La salita gli sorride, gli sorriderà anche la vittoria.

Le montagne con tutto questo frastuono si sono risvegliate e hanno smascherato i corridori che arrancano sulla rampa finale arrivando uno dietro l’altro. Il Giro, al quattordicesimo giorno, finalmente è iniziato.

Foto in evidenza: Twitter, Giro d’Italia

Alessandro Autieri

Alessandro Autieri

Webmaster, Fondatore e direttore editoriale di Suiveur. Doppia di due lustri in vecchiaia i suoi compagni di viaggio e vorrebbe avere tempo per scrivere di più. Pensa che Mathieu Van der Poel e Wout Van Aert siano la cosa migliore successa al ciclismo da tanti anni a questa parte.