Le infinite molteplicità del Giro d’Italia

Con un assolo entusiasmante Richard Carapaz conquista la maglia rosa.

 

 

È una corsa strana, il Giro d’Italia 2019. Declinare questo aggettivo lascia sempre molto spazio all’interpretazione soggettiva, ma insomma, certe cose magari ce le aspettavamo, delle altre meno. Di certo Giulio Ciccone si aspettava di essere in condizione, altroché; un inizio di carriera speso alla Bardiani, quest’anno il (meritatissimo) salto alla Trek-Segafredo e strappargli la maglia blu adesso diventa un compito molto arduo, specialmente se l’abruzzese continuerà a inserirsi in ogni fuga. Al Giro dovrebbe essere il luogotenente di Mollema, nella tappa di Lago Serrù ha svolto un lavoro impagabile per il suo capitano (che comunque rimane un piazzato e niente più): parliamo di un ragazzo di ventiquattro anni che ha grandi margini di miglioramento e che per adesso sta monopolizzando la classifica scalatori di un grande giro.

Ci aspettavamo Yates, ce lo aspettavamo tutti, talmente tanto che il tonfo della caduta ancora riecheggia negli occhi di chi guarda. Oggi ha fatto un secondo posto che più bugiardo non potrebbe essere. È strano, appunto, ma il secondo posto di Yates riflette una condizione impietosa del ragazzo della Mitchelton-Scott. Sempre al gancio, sempre a rincorrere, appena i migliori si fermano magari mangia qualche secondo. In classifica generale paga 5’28” alla maglia rosa, dopo due tappe di montagna in cui si è fatto sul serio soltanto in episodiche circostanze.

Già, la maglia rosa, quella che Roglič indossa (virtualmente) per buona parte degli ultimi trenta chilometri per poi lasciarla al primo che passa. L’azione di Carapaz non è strana, è l’unica cosa che si piega alla logica della corsa. Ho del tempo da recuperare, ho gambe per scattare, provo a recuperare del tempo. Semplice, lineare, quasi filosofico, dal momento che, nel ciclismo, la Montagna non va quasi mai da Maometto. Certo, non è così striminzito il discorso: quella tra Nibali e Roglič è una sfida in cui nessuno dei due può permettersi fuorigiri. Hanno la piena consapevolezza di essere i due più forti, sono circondati da rivali che, per un motivo o per un altro, nelle corse di tre settimane perdono quasi sempre credibilità. È strano, ma è così. Landa sarebbe un fuoriclasse, ma è scostante; Miguel Ángel López è il miglior scalatore in circolazione, ma è sfortunato; Yates si sta autoeliminando, e qui non c’è nessun ma da aggiungere.

I conti non tornano, anche perché Nibali si lamenta del comportamento di Roglič come se fossero sullo stesso piano; oggi lo ha testato un paio di volte, la condizione fisica è quella dei giorni migliori, nella terza settimana può fare il panico, però c’è la cronometro di Verona: diciassette chilometri contro il tempo durante i quali, verosimilmente,  Roglič prenderà a randellate i rivali. Non è una cronometro lunghissima, ma è un vantaggio. È strano, perché era palese che Nibali avesse la possibilità di attaccare lo sloveno in maniera più decisa; ha fatto lavorare uno splendido Caruso per quello, aveva anche la faccia giusta, non uno squalo, ma Lo Squalo, invece ha preferito mordicchiare la preda, senza affondare i denti in profondità.

In tutto ciò, la Movistar ha il primo e il quinto della generale, e a giudicare da come ha scalato il Colle San Carlo, sfilare la maglia rosa dalle spalle di Carapaz non sarà un esercizio tanto banale. La formazione di Unzué non è nuova a presentarsi a questi appuntamenti con più frecce al proprio arco; non sempre riesce a gestirle nella maniera migliore, ma in questo caso il cocktail tra Landa e Carapaz sembra funzionare. È strano, ma in fondo neanche troppo, perché probabilmente a Roglič va benissimo così, fosse per lui metterebbe la firma per arrivare con questa classifica a Verona.

Presto, troppo presto per fare di questi ragionamenti, però magari in corsa c’è già qualcuno che li fa. Di certo non Zakarin, che è strano da sempre, che magari non vincerà mai (anzi, sicuramente) però è bello quando vince. Ieri a braccia alzate, oggi un passivo di oltre sette minuti, è arrivato insieme a Masnada, vai a capire.

Una gran bella tappa, in ogni caso, ma è strano: rimane una sensazione di incompiuto, un puzzle che nasconde il suo disegno, che lascia intravedere soltanto i contorni. Manca ancora una settimana, è vero, ma di solito è meno strano, di solito si capisce di più, di solito chi vince è il più forte e la sensazione è che i più forti facciano un po’ a gara per non vincere. E questo delle volte è il ciclismo, ma delle volte è semplicemente strano.

 

Foto in evidenza: ©Giro d’Italia, Twitter