Paella, variante numero cinque

Madrazo compie un capolavoro e conquista il primo arrivo in salita.

 

 

  • La quinta tappa de “La Vuelta” segna un ponte immaginario tra nuovo e vecchio. Da una città moderna quale è L’Eliana all’Osservatorio Astrofisico di Javalambre, nato per osservare qualcosa di così antico e saldo come i corpi celesti. Cambia l’altimetria, cambiano i paesaggi, cambierà anche la classifica generale;
  • È il primo vero arrivo in salita della settantaquattresima edizione della Vuelta a España, dopo questo ve ne saranno altri otto;
  • Almeno per qualche istante, quando il cronometro segnava quasi 11′ di vantaggio, il ballo demoniaco di Ángel Madrazo, Jetse Bol e Josè Herrada in fuga è parsa lucida follia visionaria;
  • La parola più usata nelle dichiarazioni di stamattina, da Nicolas Roche a Sergio Henao passando per Rigoberto Urán, è stata “battaglia”. Un termine che, al di là della retorica, collima bene con questa corsa. Più che mai con questa tappa;
  • Se c’è una sensazione associabile alla tappa odierna è la sete. Non solo perché è agosto e fa caldo, non solo perché c’è salita e si suda molto. È la sete perché anche solo la vista di quei cespugli verdi radicati in quella terra così gialla, così arsa, fa seccare la gola;
  • È quanto meno strano sentire Rafał Majka che, prima di ogni chiara dimostrazione sul campo, designa Davide Formolo come uomo più in forma nella BORA-hansgrohe. Non sarebbe più vantaggioso non fare queste considerazioni sino all’evidenza e lasciare nel dubbio gli avversari? Oppure è pretattica?;
  • Quello che non riesce a fare la strada, ovvero staccarlo, rischia di farlo la Burgos-BH tamponando Madrazo e rischiando di farlo cadere;
  • La vegetazione che si dirada sulla salita di Javalambre ricorda molto il Mont Ventoux. Non c’è però quel bianco accecante della Provenza francese;
  • Miguel Ángel Lópezè scattato per tornare in maglia rossa. Alejandro Valverde è scattato per vincere la tappa. Il tutto a distanza di pochissimi secondi. Con lo stesso mezzo: lo scatto. Il primo ha ottenuto l’obiettivo, il secondo no. Quanto può esserci di relativo nel ciclismo o nella vita?;
  • Rigoberto Urán ha pagato la caduta di ieri ma non è naufragato. Anzi ha anche messo in testa la squadra per un forcing nel finale;
  • Non scopriamo certo noi il valore di Tadej Pogačar. È però giusto ribadirlo ogni volta senza estremismi che rischiano di creare aspettative eccessive. In particolare per i giovani. Chi ha orecchie per intendere;
  • Nel ciclismo fare l’elastico significa staccarsi dal gruppo o dal drappello per poi riaccodarsi. Tornare a staccarsi e poi riaccordarsi nuovamente. Madrazo ha fatto l’elastico per tutta la salita finale. Negli ultimi metri però, da buon rivoluzionario, invece di limitarsi a rientrare ha preso l’elastico e lo ha usato come fionda per catapultarsi davanti e vincere. A bocca aperta. Serrata solo dalle mani. Un senso di perfezione;
  • Una giornata storica per la Burgos-BH: due corridori nei primi tre, fra cui il vincitore;
  • Abbiamo la risposta al punto sei: quella di Majka era pretattica; nettamente meglio la sua prestazione di quella di Davide Formolo;
  • Si parlava di lucida follia degli attaccanti. Qualcuno fa notare che di lucido nella folle idea di attaccare senza speranze non c’è nulla. Dicono: è solo follia. Noi facciamo notare agli onesti ragionieri della bicicletta che quella lucidità c’è. La lucidità di chi si rifiuta di credere alle cose per sentito dire. Anche perché tra tanti disinteressati che affermano ciò che credono, giusto o sbagliato, c’è sempre qualche interessato che afferma ciò che gli conviene. Magari per faticare meno a inseguire. E questo c’entra col ciclismo, ma non solo.

 

Foto in evidenza: ©Bisikletta, Twitter

Stefano Zago

Stefano Zago

Redattore e inviato di http://www.direttaciclismo.it/