Paella, variante numero diciassette

Tra vento e lunghi rettilinei, Quintana recupera in classifica, Gilbert vince ancora.

 

 

  • La giornata di riposo arriva come una benedizione, lo avevamo già scritto giorni fa. In questo caso è benedetta soprattutto da Valverde, che ha avuto modo di staccare un attimo – con l’obiettivo podio finale –  dopo aver faticato a sufficienza lungo le ultime rampe che portavano all’Alto de La Cubilla. Inquadrato durante la tappa di oggi, Valverde ha la lingua di fuori, fa un gesto eloquente con la mano che vuol dire solo: “Che corsa pazza, che corsa dura!“. Forse pensava anche lui di prolungare la siesta, in una giornata che sarebbe dovuto essere interlocutoria per gli uomini di classifica e che invece è stata di ordinaria follia;
  • Per ripartire, dunque, si sceglie una frazione da calma apparente: fuga o velocisti, il menu del giorno è questo. È la tappa più lunga della Vuelta e come nel 2006 si percorre la Aranda de Duero-Guadalajara. Aranda de Duero è la città che ha dato i natali a Carmelo Miranda, ex gregario di Miguel Indurain; qui il piatto tipico è un agnello arrosto chiamato “lechazo”. Oggi però si cuociono solo solo i muscoli dei corridori, al termine di una tappa che rimarrà nelle gambe ma anche nella storia di questa edizione della corsa spagnola;
  • Il traguardo è posto a Guadalajara, importante cittadina della comunità castigliana, ma che probabilmente, a causa della sua vicinanza con Madrid, viene spesso snobbata come sede d’arrivo; nel 2006 qui vinse Luca Paolini al termine di una lunga fuga con altri dieci uomini – fra cui Bettini, che poche settimane dopo vinse il mondiale a Salisburgo;
  • Ieri intanto, per annunciare il rinnovo di Roglič, la Jumbo-Visma ha diffuso un video in cui Frenkie de Jong – ex centrocampista dell’Ajax e attualmente al Barcelona – cerca di convincere Primož Roglič a cambiare nuovamente sport, invitandolo a giocare nel club catalano. Visto quanto talento gli ha donato madre natura, non ci stupiremmo se Roglič, in pochi mesi, diventasse titolare nei blaugrana; quello che ci chiediamo, però, è quale potrebbe essere il suo ruolo;
  • Dicevano di una tappa che non avrebbe dato scossoni di alcun genere, ma in realtà è caos dal primo chilometro. Vento, media oraria che fa strabuzzare gli occhi; va via un terzo del gruppo – sono in quarantasette quando viene fatta la conta definitiva, man mano si selezioneranno in mezzo al vento a causa dell’andatura di Movistar, Sunweb e Deceuninck – e dentro ci sono pesci di ogni genere: da Quintana e Kelderman, da Gilbert a Teuns, fino alla maggior parte dei velocisti. Stupisce – ma fino a un certo punto – la presenza di sette uomini della Deceuninck; ci sono tutti tranne uno: Maxi Richeze;
  • Alla partenza il leitmotiv è uno: oggi potrebbe essere una corsa difficile per la lunghezza e vento, ma spesso sono discorsi che vengono derubricati ai “si dice”, spesso sono risposte preconfezionate per le interviste da mandare nei momenti più soporiferi della corsa. A posteriori scriviamo che non ci saremmo aspettati tutto ciò. Media intorno ai cinquanta chilometri orari per tutta la tappa e terreno ideale per uno come Tim Declercq, che non ha nessun problema a stare faccia al vento per ore e ore, d’altronde basta rivedersi le prime centinaia di chilometri di corsa tra Milano-Sanremo e classiche del nord: c’è sempre e solo lui davanti al gruppo a tirare;
  • ¡Abanicos! esclamano gli spagnoli: ventagli! Ne viene fuori una di quelle corse pazze che hanno reso famosa la Vuelta: l’unica regola è andare forti. Persino la televisione si adegua e viene annunciato l’inizio delle trasmissioni mezz’ora prima del dovuto, altro che tappa interlocutoria o di trasferimento o una sgambata buona per riprendere il ritmo dopo una giornata di riposo;
  • Si possono disegnare tappe lunghe, tappe corte, esplosive, per scalatori, per fondisti, con arrivi su sterrati e su rampe di garage, ma se i corridori- e il vento – remano in due direzioni differenti, può succedere di tutto. E rischiare di cambiare completamente il corso della storia di questa Vuelta;
  • La corsa è così ingarbugliata che alcune squadre sono costrette a fermare i propri uomini davanti per dare una mano dietro; la corsa è così frenetica che si arriva almeno un’ora prima del previsto; la corsa è così incasinata che radio corsa si perde i nomi della composizione dei gruppetti o li confonde. A volte, leggendo le notizie che arrivano dalla gara, sembra di rivivere le fasi salienti di quell’Inghilterra-Italia de “Il secondo tragico Fantozzi”: “Scusi, chi ha fatto palo?”;
  • Palo che non prende la Deceuninck: mentre Lefevere gongola sui social con la sua solita serie di twitt taglienti e provocatori – e che vi invitiamo ad andare a leggere -, davanti i suoi uomini decidono che bisogna vincere. Non c’è più Jakobsen, saltato per aria su uno strappetto, ma ci prova Štybar, con Declercq che gli fa il buco. Poi Bennett, pensando di essere al Giro di Turchia, si esibisce in una volata lunga seicento metri e lo riprende, mentre il vento si infila da tutte le parti. Il campione irlandese non fa i conti, però, con la classe di Gilbert, che se ne infischia di tutto – di Bennett che è più veloce, dei suoi trentasette anni, del vento – e va vincere;
  • Non ci siamo dimenticati di quello che succede dietro: i Movistar scremano il gruppo della maglia rossa – rosicchiando persino un minuto alla fuga con dentro Quintana – lasciando però isolati,  in modo intelligente, i due sloveni. L’idea è giusta perché si sa, basta un problema meccanico per rischiare di buttare via l’intera corsa. Davanti Quintana – e Kelderman, non dimentichiamolo – recupera posizioni e minuti che sarebbero potuti essere anche di più, ma per la classifica i conti si faranno per bene domani: chi non avrà recuperato dovrà incocciare con il proprio destino. Un destino condizionato pesantemente da quelli che in Spagna chiamano abanicos e dal folle inseguimento a cinquanta all’ora lungo la strada dritta e ventosa che porta a Guadalajara.

 

 

 

 

Foto in evidenza: ©WielerFlits, Twitter

 

Alessandro Autieri

Alessandro Autieri

Webmaster, Fondatore e direttore editoriale di Suiveur. Doppia di due lustri in vecchiaia i suoi compagni di viaggio e vorrebbe avere tempo per scrivere di più. Pensa che Mathieu Van der Poel e Wout Van Aert siano la cosa migliore successa al ciclismo da tanti anni a questa parte.