La Vuelta esalta il giovane Tadej Pogačar: suo l’arrivo in salita.

 

 

  • Nicolas Edet coniuga due fondamenti importanti nella vita sportiva. Fondamenti che ove traballanti sono stati anche causa di carriere in rovina di atleti ben più noti di lui. Nelle sue parole non c’è una rincorsa esasperata al risultato futuro – rincorsa che rischia di bruciare anche le poche energie presenti. C’è piuttosto una sana volontà di vivere la roja alla massima intensità. Intensa la soddisfazione, intenso lo sforzo da profondere oggi. La prima deve lasciare tranquilli, il secondo deve escludere ogni possibile “se”. L’unica realtà, forse dura ma sicuramente meno dolorosa, è il “nonostante”;
  • Tanti aggettivi si potrebbero usare per definire la tappa odierna. A noi piace l’aggettivo di nazionalità: ispanica, iberica. Sì, insomma, spagnola. Nel senso, lapalissiano, che siamo a “La Vuelta”, ma anche nel significato più concettuale di ritmo, di cadenza, di vivacità, di vigore. In poco più di 94 chilometri il disegnatore di questa frazione, Joaquim Rodríguez, ha inserito cinque asperità e l’arrivo in quota. Tutto in un battito di pedale. Qualcosa di simile alle nacchere, ai balli e ai cibi di Spagna;
  • Lasciare trenta uomini in avanscoperta in una tappa così breve espone al forte, fortissimo rischio, di non andare più a riprenderli. I migliori uomini di classifica sono già passati alla fase del controllo stretto ruota a ruota disinteressandosi delle vittorie di tappa? Non c’è senno del poi nel nostro ragionamento. Vedremo;
  • Leggendo i nomi dei fuggitivi si ha, in certi casi, una sensazione di inevitabilità. Certi uomini non puoi che trovarli lì, davanti: Mikel Nieve, Wilco Kelderman, Darwin Atapuma;
  • L’azione di Alejandro Valverde potrebbe essere giudicata temeraria. Se piazzi il primo affondo e poi non riesci a stare in testa o ti fai scavalcare il rischio della beffa c’è sempre. Il murciano ha un’altra logica: si fa ciò che va fatto. Anche a discapito di ciò che torna indietro. Lo si fa perché si è in sella ed è un dovere non scritto. Qualcosa di originario che scuote i calcoli e le tattiche;
  • Vent’anni fa un finale di tappa così, con condizione climatiche avverse, sull’Angliru, significò vittoria di José Maria Jiménez. Indimenticabile. Sulla Vuelta, ogni tanto, sembra aleggiare qualcosa di suo. Oggi è uno di quei giorni;
  • Marc Soler, uno degli uomini che hanno caratterizzato il finale a Cortals d’Encamp, è nativo di Vilanova i la Geltrú, in Catalogna. Una cittadina di poco più di 50000 abitanti che però diede i natali all’uomo che nel 1931 proclamò l’indipendenza della Catalogna. Questa voglia di libertà degli atleti spagnoli, che ben si lega al loro andare forte in salita, sembra non avere origini. Invece le ha. Ben salde. Nella terra da cui provengono. Perché i ciclisti questo sono prima di tutto;
  • Domani sarà il primo giorno di riposo della Vuelta. Occasione positiva per recuperare ma da gestire bene. Ci ricordiamo di tutti i giorni di riposo fatali alle ambizioni dei grandi?
  • Jakob Fuglsang è giunto al traguardo a quasi quattro minuti dai primi. Sono numeri. Rivederlo con quel ghigno combattivo dopo averlo visto abbattuto dalla sfortuna e dalle circostanze nelle ultime settimane è confortante: per lui e per noi. Un respiro d’aria fresca nell’afa estiva;
  • Gianni Mura lo ha detto più volte: “Sbagliato cantare lodi eccessive e trovare epica in ogni gesto. Però dove quell’epica c’è va narrata. Quei violini vanno suonati.” Il secondo caso è quello di Tadej Pogačar, ad esempio;
  • Nairo Quintana è la nuova maglia rossa de “La Vuelta”. Questa dovrebbe essere una bella notizia. Lo è. C’è un ma, un però, un’obiezione. Primož Roglič è molto vicino. Abbiamo visto che non soffre più di tanto le salite, in compenso a cronometro macina grandi velocità. Alla vigilia Quintana aveva messo in guardia da questo fatto. Ora come si regolerà?
  • C’è una sorta di trasfigurazione dei volti dei tifosi a fine tappa. Si passa dall’entusiasmo folleggiante a una malinconia che stride fortemente con la loro terra.

 

Foto in evidenza: ©News1English, Twitter

Stefano Zago

Stefano Zago

Redattore e inviato di http://www.direttaciclismo.it/