Paella, variante numero quattordici

Bennett vince in mezzo alle cadute, domani si torna a salire.

 

 

  • Il fascino della fuga sta svanendo ogni giorno di più: allestire un gruppetto numeroso equivale spesso a fiaccare le ambizioni del gruppo, le cui squadre di riferimento non hanno né l’interesse né la forza per inseguire chi ha intuito questa falla. È giunto il momento di rivedere il funzionamento di molte dinamiche ciclistiche: aumentare il chilometraggio per favorire resistenza e gestione dello sforzo, ridurre l’importanza del piazzamento nelle varie classifiche, assegnare punti e abbuoni basandosi su criteri diversi;
  • I velocisti ripartono oggi da San Vicente de la Barquera forti del precedente storico: gli abitanti del piccolo comune spagnolo seppero distinguersi durante la Reconquista, che non è altro se non lo stesso imperativo che muove gli sprinter, avidi di pianura e alte velocità;
  • Dopo dieci chilometri dei centottantotto in programma, i fuggitivi si sono già isolati al comando: sono Dillier, Puccio, Rubio, Rossetto, Pibernik e Vanhoucke. Verosimilmente il gruppo li riprenderà al momento giusto: né troppo tardi da compromettere la volata, né troppo presto da non illuderli a sufficienza. La fuga non è (quasi) più un fatto di cuore, di visibilità, di fortuna; è diventata scontata e telefonata, tant’è che l’eccezione è ormai rappresentata dal successo di un capitano – a maggior ragione se questo è uno scalatore in lotta per la classifica generale;
  • Che destino infausto, quello dei gregari che devono lavorare per i rispettivi velocisti: sono costretti ad annullare la fatica, la speranza e il lavoro dei loro simili là davanti;
  • L’Oceano Atlantico, fermo e immenso, rimane spettatore disinteressato della corsa ma non di quello che succede sulla terraferma: la natura non si ribella, si limita a presentare il conto;
  • Il fatto che nemmeno un corridore così battagliero come Rossetto si rammarichi del guasto meccanico che lo allontana definitivamente dalla fuga significa che l’esito della stessa è pressoché segnato;
  • Niente di nuovo sotto al sole: a quattro chilometri e mezzo dall’arrivo il gruppo è più o meno compatto, all’appello mancano soltanto quei corridori che non hanno nessun interesse a fare a spallate e a gomitate;
  • Quindi Rossetto continuerà ad essere ricordato per le tante fughe andate male, Pibernik per un’esultanza di troppo, Puccio per il lavoro apprezzato e oscuro – fino ad un certo punto, considerando le dirette integrali che oggi raccontano il ciclismo;
  • Viene fuori una volata contorta: l’arrivo è in leggera salita, Van der Sande anticipa i tempi e obbliga i velocisti a muoversi; Bennett lo fa, prima seguendo Richeze e poi scherzando tanto l’argentino quanto Van der Sande; tutti gli altri rimangono incollati all’asfalto, impossibilitati a seguire la scia di potenza che semina Bennett. La caduta che ha steso buona parte del gruppo all’ultimo chilometro non sembra aver influenzato la volata, ma una riflessione è necessaria;
  • I corridori si lamentano spesso dello stress e dell’esasperazione che pervadono il gruppo, soprattutto perché stati d’animo simili generano gesti sconsiderati – colpi proibiti, rischi esagerati, alte velocità quando sarebbero consigliate quelle basse – e mettono a repentaglio la sicurezza di tutti. Sottolineare questi aspetti è doveroso, ma ogni corridore tenga a mente che lui stesso fa parte del gruppo, quindi più che cambiare il mondo si dovrebbe ambire a cambiare se stessi;
  • Domani si torna a salire. Ci saranno tre gran premi della montagna di prima categoria e l’impegnativo arrivo in salita al Santuario de la Virgen del Acebo. Roglič ha detto che quando si sta bene le pendenze non contano; Quintana rincara la dose affermando che in certi momenti si può solo attaccare, ché rimanere nel limbo non sa di niente – ne ha impiegato di tempo per capirlo; Pogačar ha promesso il podio a se stesso e ai suoi tifosi: “voglio essere accanto a Roglič”, ed è stato saggio a dire accanto, davanti sarebbe stato davvero troppo;
  • Oviedo, oltre ad essere la località d’arrivo della tappa odierna, è il punto d’arrivo del cammino di San Salvador, che parte da Léon e richiede almeno cinque o sei giorni di viaggio; chi vi arriva tra il 14 e il 21 settembre, tra l’altro, ottiene l’indulgenza plenaria anche quando non è l’anno santo. Il gruppo, tuttavia, ha dei rituali diversi; ha fretta, soprattutto, ed eventuali peccati verranno scontati o riscattati sulla strada. I giorni che impiegherà per arrivare alla sua destinazione – Madrid – sono più o meno quelli del cammino di San Salvador: sette, a partire da domani;
  • Intanto, tra cadute, salite, volate e quisquiglie, Grmay è diventato papà ma non potrà vedere la sua Mary finché non avrà concluso la Vuelta. Sul suo profilo Twitter ha scritto che il suo sogno è vincere una tappa al Tour de France, ma chissà che in questi giorni non s’inventi qualcosa: se ogni scusa è buona per provarci, figuriamoci se questa vale meno delle altre. E non provate a parlargli di peccati da espiare: questi ultimi, faticosissimi sette giorni che lo separano da sua figlia ci sembrano già abbastanza.

 

 

Foto in evidenza: ©Cycling Weekly, Twitter

Davide Bernardini

Davide Bernardini

Fondatore e direttore editoriale di Suiveur. È nato nel 1994 e momentaneamente tenta di far andare d'accordo studi universitari e giornalismo. Collabora con la Compagnia Editoriale di Sergio Neri e reputa "Dal pavé allo Stelvio", sua creatura, una realtà interessante ma incompleta.