Paella, variante numero quattro

Nella seconda volata della Vuelta Fabio Jakobsen anticipa Sam Bennett.

 

 

  • Un anno fa con la Vuelta eravamo in Andalusìa, ad Alhaurín de la Torre. Si arrivò in volata e a vincere fu Elia Viviani, davanti a Giacomo Nizzolo e Peter Sagan. Nessuno dei tre è presente quest’anno. Beppe Conti direbbe che questo precedente potrebbe essere di buon auspicio per la tappa odierna. Ci fossero dei velocisti azzurri…;
  • A proposito di nazioni e nazionali: ieri un irlandese – Sam Bennett – ha vinto la tappa, mentre un altro irlandese – Nicolas Roche – era in maglia rossa. Non era mai successo;
  • La quarta frazione della Vuelta a España 2019 misura 175,5 chilometri. Parte da Cullera e arriva a El Puig, siamo nella comunità autonoma valenciana. A 52 chilometri dal traguardo il plotone incontra il traguardo volante di Náquera; ai meno 45 il gran premio della montagna di terza categoria di Puerto dell’Oronet. Da lì, prima pianura e poi discesa fino al traguardo;
  • A Cullera, precisamente a Faro de Cullera, ha sede il Museo del pirata Dragut, leggendario braccio destro di Barbarossa. Un’occasione interessante per conoscere il modo di vivere dei pirati nel ricordo dell’attacco portato alla città dagli stessi nel 1550. A El Puig, circa venti chilometri da Valencia, è situato il Monastero di Santa Maria di El Puig, simbolo della riconquista della città da parte di Giacomo I nel 1237. Il salone reale del Monastero è ancora oggi meta di visita dei monarchi spagnoli;
  • Una nota di colore di un martedì di fine agosto non può che essere rappresentata dai colori. Alla partenza si spazia fra il blu-azzurro delle acque e il bianco delle case; all’arrivo, il rosso-arancio delle strutture si mescola ad un sole che tramonta;
  • Su un totale di 401 chilometri percorsi nelle prime tre tappe, Madrazo se n’è sciroppati ben 292 in fuga. La compagnia del plotone non deve essergli molto gradita. A dire il vero, il gruppo deve risultare indigesto a tutti i corridori della Burgos-BH. Oggi è toccato a Jorge Cubero, sulla carta ingegnere civile;
  • Jelle Wallays, l’altro fuggitivo, ha raccontato di aver appreso i segreti della fuga da Thomas Voeckler. I due, insieme ad altri nove, si trovavano all’attacco anche alla Parigi-Tours 2014, vinta proprio da Wallays. “Ragazzi, andiamo con tranquillità; sereni, sciolti”, disse loro Voeckler. “Il gruppo non ha interesse a chiudere fino all’ultimo; se chiudono prima rischiano altri scatti e per loro non è conveniente. Noi andiamo con calma e diamo tutto nel finale”. I sei minuti di vantaggio conquistati da Wallays e Cubero dopo 40 chilometri di gara sono la plastica dimostrazione di questa tattica;
  • È proprio Wallays a fare bottino pieno: sprint intermedio e gran premio della montagna. Dietro, Madrazo non riesce proprio a stare quieto e va a prendersi un altro punto per la maglia di miglior scalatore;
  • Segnaliamo l’entusiamo esasperato con cui Luca Gregorio, voce di Eurosport, affronta ogni istante della telecronaca: dalle fasi finali, al cambio di borraccia o di rapporto;
  • La roja che oggi indossa Nicolas Roche non ha sempre avuto questa colorazione. Inizialmente arancione, successivamente gialla, poi bianca, per tornare all’arancione nel 1942; arrivò poi il rosso alternato al bianco con striscia rossa; il giallo distinse dunque il leader della generale dal 1955 al 2009, salvo la maglia rossa ripristinata soltanto per il 1977. Dal 1999 al 2009 la maglia sfumò in un giallo dorato, mentre il rosso è ritornato a partire dal 2010;
  • Ritiro di rilievo. Steven Kruijswijk abbandona per un problema al ginocchio: dopo De Plus al Giro d’Italia, Roglič perde ancora uno dei gregari più importanti;
  • Sergio Higuita è nato a Medellín il 1 agosto 1997, dunque ha soltanto ventidue anni. Ieri ha conquistato il traguardo volante di Bussot e alla partenza di stamani ha rilasciato dichiarazioni da corridore esperto: “Le corse oggi possono decidersi anche per una questione di secondi. Sono vicino alla conquista della maglia bianca, ma non ci penso. Farò tutto quello che mi chiede la squadra: che ciò voglia dire lottare per i secondi agli sprint intermedi, favorire i compagni o fare una volata, non ha poi molta importanza”;
  • I corridori hanno potuto vedere già oggi la partenza della frazione di domani. Al chilometro 106 il plotone è infatti transitato dalla cittadina di L’Eliana;
  • Sulla velocità toccata nell’ultimo chilometro avrà forse influito il cielo nero degli ultimi chilometri: d’altronde, meglio una lavata in meno che una più – saggezza spiccia;
  • La fiducia che la squadra ha riposto in Fabio Jakobsen è pienamente ripagata. Capecchi aveva detto: “Fabio Jakobsen ha molto da imparare, ma può battere chiunque”. Che dire? Profetico;
  • Sam Bennett non ha vinto, ma la tracotanza con cui è ritornato al centro della volata dopo un errore nell’impostazione di una curva a ottocento metri dall’arrivo lascia credere che rimanga comunque lui il velocista di riferimento;
  • Rigoberto Urán dovrà valutare bene le conseguenze della caduta di oggi in vista del primo arrivo in salita di domani;
  • Ennesima conferma del fatto che alla Vuelta non si può mai stare tranquilli (come se poi nelle altre corse si potesse appisolarsi): il vento è tornato a metterci lo zampino e potrebbe farlo di nuovo.

 

 

Foto in evidenza: ©Cycling Weekly, Twitter

Stefano Zago

Stefano Zago

Redattore e inviato di http://www.direttaciclismo.it/