Paella, variante numero quindici

La Jumbo-Visma non si ferma più: in salita si esalta Kuss.

 

 

  • Dalla tappa di ieri arrivano due storie che hanno a che vedere con la possibilità. Luka Mezgec e Willie Smit sono stati coinvolti nella caduta che ha spezzato il gruppo sull’arrivo di Oviedo. Willie Smit ha potuto scegliere di ripartire; lo ha anche voluto, ma per quel che vogliamo dire conta il fatto che abbia potuto. La caduta di ieri gli ha provocato una ferita lacero-contusa al ginocchio destro, sedici punti di sutura. All’alba di una tappa di 154 chilometri tutti all’insù è rimontato in bicicletta e via; non sappiamo se arriverà al traguardo e, nel caso, con quanto tempo di ritardo: sappiamo che ha scelto di riprovarci e questo dice tutto anche senza aggiungere nulla. Luka Mezgec non ha potuto ripartire. Ha voluto, certamente. I medici però gliel’hanno impedito: frattura alla cresta iliaca dell’anca destra, stop. I ciclisti sono degli ottimisti che cercano la possibilità ovunque. La inventano anche, se necessario;
  • La Tineo-Santuario del Acebo è “la tappa”, con quella nettezza che solo l’articolo determinativo concede: tre gran premi della montagna di prima categoria e l’arrivo in vetta a 1200 metri per provare a far vacillare il primato di Primož Roglič. Le dichiarazioni di battaglia arrivavano da lontano, le certezze dai primi chilometri di gara. La condotta della Movistar è chiaramente tesa a prosciugare le energie dello sloveno. Dapprima tirando a tutta il plotone per chiudere su ogni tentativo di fuga, successivamente inserendo nella fuga a diciassette un gigantesco Marc Soler, punto di appoggio ideale per ogni assalto alla roja. Stessa cosa prova a fare la Astana di Miguel Ángel López, inserendo dapprima Jakob Fuglsang e poi Ion Izagirre;
  • La Vuelta arriva per la prima volta al Santuario del Acebo, ma diversi corridori conoscono già questa asperità affrontata più volte durante la Vuelta a Asturias. In una fredda giornata di qualche anno fa, quassù vinse proprio Nairo Quintana. Stamattina, ricordandola, l’ha definita “indimenticabile”. Quanto lo aiuterà l’esperienza?
  • Dani Navarro è l’unico corridore asturiano presente a questa Vuelta. Anch’egli conosce bene le strade di oggi, ma il suo essere in fuga ha poco a che vedere con questo. Ha molto più a che vedere con la sensazione di casa che uno sport vagabondo come il ciclismo restituisce intatta ad ogni ritorno;
  • Il tentativo di fuga di Vasil’ Kiryenka rischia di essere il segno più tangibile del Team Ineos in questa Vuelta a España. Almeno per ora, una Vuelta anonima per i britannici che arrivano dalla recente vittoria al Tour de France: nessun corridore nei primi venticinque della generale e nessun vittoria di tappa. Kiryenka non vince spesso, è vero, ma quando lo fa s’inventa sempre qualcosa di bello. Potrebbe essere la giornata giusta;
  • In Spagna risalta sempre la varietà linguistica con cui vengono definite le salite: alto, puerto, col, collado. E, cosa ancora più interessante, sembra che questi nomi vadano in coppia con le zone geografiche. In alcune tappe si trovano tanti alto; in altre – oggi, per esempio – solo puerto;
  • Se la lotta fra gli uomini di classifica esplode lo si deve in molti casi alla fantasia di Alejandro Valverde. Anche oggi è stato il primo a sondare il terreno e ad attaccare Roglič. Non sappiamo come stiano realmente gli altri uomini di classifica, ma con il distacco accumulato dallo sloveno non possono più limitarsi a controllare piazzando lo scatto negli ultimi chilometri. Anche perché fino ad ora Roglič non ha mai dato segnali di cedimento;
  • Per tornare al punto tre: la conoscenza aiuta se si hanno le gambe e oggi Quintana sembra non averle;
  • Abbiamo parlato spesso di Tadej Pogačar. Nel gruppo degli uomini di classifica però c’è anche Sergio Higuita, attualmente undicesimo nella generale. Al netto della sfortuna del team, si sta rivelando uno fra i migliori atleti della Education First. Se non è all’attacco, rimane comunque coi migliori. Aveva detto di voler correre giorno per giorno senza troppi pensieri e pressioni: sembra la strategia giusta, vedendo i risultati;
  • La vittoria di Sepp Kuss, in fondo, è la vittoria della filosofia principale dello sport: il gioco, la spensieratezza. Kuss, statunitense di Durango, compirà venticinque anni il tredici settembre. Prima di arrivare al ciclismo ha provato una marea di sport: sci nordico, kajak, corsa, hockey. Quando nel 2016 vinse la Redlands Bycicle Classic affermò di essere stato fortunato: poté correre più tranquillo perché poco conosciuto. Oggi lo conoscevano, o avrebbero dovuto conoscerlo. Ha vinto lo stesso e in grande stile;
  • Sempre di stile si parla, ma di uno stile diverso: quello che ha fatto percorrere a Kuss gli ultimi cento metri di corsa cercando i tifosi a bordo strada per battere loro il cinque. Ritorna il gioco, ritorna lo stupore – suo e di chi commenta;
  • Di nuovo un salto indietro, al punto sei. Roglič e Valverde guadagnano su tutti. Con loro, per un tratto di strada, un indomito Soler. Il più insoddisfatto crediamo sia López: ha mandato un uomo in fuga, ha fatto lavorare strenuamente Fuglsang e stasera tornerà in hotel senza aver cambiato nulla della propria classifica generale;
  • Il terzo posto di Tao Geoghegan Hart non sarà quel famoso successo di cui il team Ineos avrebbe bisogno per dare un senso a questa Vuelta, ma certamente è indicativo. In molti hanno fatto notare a Geoghegan Hart che la Ineos non sembra il luogo più adatto per crescere. Alla luce dei fatti è il migliore del suo team per tentativi e risultati in questa Vuelta: non sta forse crescendo?

 

 

Foto in evidenza: ©Cycling Weekly, Twitter

Stefano Zago

Stefano Zago

Redattore e inviato di http://www.direttaciclismo.it/