La vittoria di Iturria è una delle più belle della Vuelta 2019.

 

 

  • Baroudeur, puncheur, luchador, fugado, striker, fighter, borec, ubežnik; ovvero attaccante, combattente, fuggitivo. Francese, spagnolo, inglese e sloveno: nulla cambia. I 180 chilometri dell’undicesima frazione della Vuelta da Saint-Palais a Urdax-Dantxarinea sembrano poter premiare un corridore definito da questi sostantivi. Evocativi perché adottati per descrivere un’eccezione: questo è la fuga che parte al mattino e arriva al traguardo. Normalmente. In tappe come quella di oggi questi termini diventano la regola. A suo modo quindi un’altra eccezione. I quattordici uomini all’attacco dai primi chilometri vivono questa contraddizione;
  • La premessa, in qualsiasi discorso, implica una evoluzione ed una conclusione. La nostra premessa implicherebbe un nome: Thomas De Gendt. Evoluzione e conclusione. Invece no. De Gendt non è in fuga, oggi. Dalle ultime dichiarazioni alla stampa il suo stato di forma sta calando. “In questi giorni non mi sentivo bene, speravo che il giorno di riposo mi avrebbe restituito gambe migliori. Invece accuso il mio terzo grande giro consecutivo e sento che le mie energie stanno calando”. Il belga non ha però escluso qualche incursione in questi giorni. E se il finale di oggi stravolgesse le carte in tavola?
  • Urdax-Dantxarinea, località d’arrivo, ha due caratteristiche. La prima è la difficoltà di lettura, a causa delle consonanti che si aggrovigliano. La seconda è legata alla fenomenologia basca. I Paesi Baschi occupano da sempre una posizione di riguardo nella storia ciclismo. Partendo dalle squadre – Euskadi nelle varie declinazioni – e arrivando al colore, quell’arancione che spesso invade le alture del Tour de France ma che va ben distinto dall’arancione olandese. I Paesi Baschi hanno anche molti altri caratteri distintivi: la lingua, i costumi, la cucina;
  • Se i cronisti faranno fatica a pronunciare correttamente il nome della località d’arrivo, non vogliamo immaginare come si regoleranno per Amanuel Ghebreigzabhier, fuggitivo della prima ora. Ghebreigzabhier è anche uno degli uomini meglio posizionati in classifica generale fra gli attaccanti;
  • C’è una sorta di controllo che parte da lontano, tra gli uomini all’attacco. Si osserva il comportamento in gara, ma ancora prima la provenienza e le conoscenze tecnico-tattiche dell’atleta in questione. Così, mentre tutti sorvegliano Gorka Izagirre e Mikel Iturria in quanto atleti nativi della zona, Iturria si guarda bene da Izagirre in quanto uomo veloce, ed entrambi scrutano attentamente Rémi Cavagna: ieri ha messo in mostra un’ottima gamba e un finale mosso come quello odierno potrebbe propiziare una delle sue stoccate da finisseur;
  • Osservando Primož Roglič pilotato da Tony Martin e da Lennard Hofstede si ha davanti agli occhi l’immagine plastica del detto “portare in carrozza”. Immagine ancor più adatta se pensiamo che quelli delle squadre in testa al plotone vengono definiti “treni”. I due passisti del team Jumbo Visma superano il metro e ottanta di altezza e i settanta chili di peso; il loro assumere geometrie solide variabili nel corso della gara consente di mantenere invariata la loro funzione: un muro di protezione che respinge i colpi della strada;
  • Per chi si chiedesse dov’è Ángel Madrazo, la risposta sta iniziando a diventare scontata: in fuga;
  • Matteo Fabbro era già stato in fuga in questa Vuelta. Oggi, dopo l’attacco iniziale e dopo qualche inconveniente tecnico a metà gara, ha voluto provare nuovamente a forzare l’andatura. A noi sono tornate in mente le parole che ci disse qualche mese fa: “Prima rispondevo subito agli attacchi e non ragionavo. Ora cerco di gestire la gara lucidamente, e infatti vado più forte”. Conferma è il fatto che non risponde istintivamente ad ogni attacco, ma scelga la ruota da seguire e quella da lasciare andare;
  • La fuga, per lunghi tratti, applica perfettamente la proprietà commutativa della matematica. Inizialmente quattordici corridori assieme. Successivamente tre atleti davanti e undici dietro, poi cinque e nove. Poi, quando il totale scende da quattordici a dodici, abbiamo una situazione di questo tipo: cinque e sette, uno e undici. Varia l’ordine degli addendi ma non il totale; il plotone è troppo lontano per invalidare l’operazione;
  • I cambi di ritmo e di volume dei commentatori spagnoli sono esagerati, eppure adatti alla gara movimentata che ci riserva la frazione odierna. Forse è proprio la lingua spagnola ad avere questa capacità di adattarsi alla narrazione, risultando piacevole da ascoltare anche quando esagera;
  • Mikel Iturria ha conquistato la sua prima tappa alla Vuelta: ce l’ha fatta alla seconda partecipazione, che è poi la seconda partecipazione a un grande giro. Già questo sarebbe un successo. C’è di più. L’ha conquistata a pochi chilometri da Urnieta, casa sua. L’ha conquistata stando tutto il giorno in fuga, alla maniera dei baschi. L’ha conquistata con un autentico numero, soprattutto: venticinque chilometri in solitaria, una sorta di prova contro il tempo, per lui che non è esattamente un cronoman. L’ha conquistata vestendo la maglia della Euskadi-Murias, squadra basca;
  • Sia chiaro: in Spagna fa caldissimo. Tuttavia, certi scenari di gara appaiono, almeno in certi momenti, illuminati da un chiarore che inizia a ricordare qualcosa dell’autunno: più freddo, più tenue;
  • Per gli uomini di classifica la giornata di oggi assomigliava ad una di quella che aprono o chiudono un quadrimestre scolastico. Non si è concluso ancora nulla, ma ci si sente tranquilli e si rallenta il ritmo. Così, nonostante i diciotto minuti di ritardo da Iturria, Roglič mantiene la roja. Domani probabilmente assisteremo a una scena simile. Molti parlano già di vittoria in cassaforte. La riflessione è d’obbligo: se fosse proprio questa sicurezza a nuocere allo sloveno?

 

 

Foto in evidenza: ©INFOSPORT +, Twitter

Stefano Zago

Stefano Zago

Redattore e inviato di http://www.direttaciclismo.it/