Terza tappa per Tadej Pogačar, che si aggiudica così non solo il podio ma anche la maglia bianca. Valverde tiene il secondo posto dietro a Roglič.

 

  • Il concetto di drammaturgia è sospeso nella densa fissità degli occhi di Tony Martin franato a terra sull’asfalto delle strade che, nella tappa di ieri, univano Avila a Toledo. Straniante vedere quegli occhi, permanente riflesso di velocità, immobili. Non c’è l’usuale scorrimento di paesaggio in quei cristallini. Un senso delle cose negato. C’è una riflessione muta, un rimpianto che affoga, un respiro soffocato pur nella pioggia. Non avrebbe vinto una tappa a questa Vuelta, era servizio puro di un capitano. Ma aveva un posto dove stare. Davanti. Al vento. Forse gli occhi muoiono proprio quando ti negano il tuo posto nel mondo. Fosse anche solo un posto di abnegazione e sofferenza;
  • Va detto e lo diciamo. Non abbiamo però intenzione di imbastire romanzi su questo fatto. Crediamo non li meriti. Il team Movistar ha chiesto scusa a Primož Roglič e Miguel Ángel López per aver forzato il ritmo dopo la caduta della frazione di ieri e aver rallentato solo su indicazione di Valverde. Allo stesso tempo però il team Manager Arrieta ha criticato le presunte trenate irregolari che lo stesso Roglič avrebbe ricevuto dalle ammiraglie. A noi sembrano polemiche sterili atte solo a supplire a una classifica che non è come si vorrebbe. Ognuno si farà un suo giudizio;
  • Felice Gimondi affermava: “In fondo a decidere le corse sono sempre le gambe”. La Arenas de San Pedro-Plataforma de Gredos sarà la concretizzazione plastica e nello stesso tempo la negazione inevitabile dell’assunto. Bisognerà colmare con le gambe la fantasia che percorsi come quelli troppo spesso proposti in terra di Spagna spengono. Anche se non si farà nulla di tutto questo comunque lì si deciderà tutto: solo per l’inevitabilità, solo perché domani saremo a Madrid. C’è un rammarico latente in tutto questo;
  • Nicolas Edet stamani ha detto: “A questo punto della Vuelta puoi sentirti benissimo in un momento e spegnerti completamente l’attimo successivo”. Edet oggi è in fuga con Guerreiro, Geoghegan Hart, Howson e Samitier Samitier. Il suo è un prendere o lasciare. Coraggio sfrontato. Qualcosa che rientra nel significato di baroudeur. Un dinamitardo impazzito sulla sella di una bici;
  • Fuglsang ha minimizzato con la stampa ma crediamo che sul pullman Astana questa mattina l’aria fosse abbastanza tesa. Quel “Dobbiamo fare tutto per portare López sul podio” lascia trapelare tutta l’insoddisfazione di un team che aveva la Vuelta in mano nelle prime settimane e sembra essersi spento lentamente. Senza acuti. Senza luci. Attendiamo smentita;
  • Il maltempo, la pioggia, il temporale possono anche trasmettere tranquillità. Talvolta rilassare. In Spagna, oggi, forse proprio per il brutto tempo sembra aleggiare una strana inquietudine. Un presagio negativo. Sarà quel verde che risalta nel grigio. Una macchia informe da cui puoi aspettarti tutto. Come dalla natura. Come da quel qualcosa che ribolle nel cielo e nell’aria offuscando cime di roccia spumeggiate di nebbia;
  • Il fisico degli atleti si sta prosciugando. Basterebbero due foto: una di fine agosto e una di questi giorni per scorgere la netta differenza. Le gocce d’acqua che scivolano sui muscoli, catturate al rallentatore trasmettono perfettamente il senso di finitezza. Pelli di tamburo;
  • Si ritorna al punto cinque. La strigliata di questa mattina deve essere servita: il ritmo dell’Astana è notevole. López e Fuglsang sono molle che si alternano nella speranza di far saltare un meccanismo interno. Quello della Jumbo Visma. La contro-molla è la consapevolezza acquisita dagli atleti giallo-neri. Il concetto è di Kuss: siamo una squadra forte andrà tutto bene;
  • Lo sguardo di Tadej Pogačar mentre forsennato attacca a più di 30 chilometri dal traguardo trafigge, non vede. Cerca l’oltre. Le parole non possono descrivere appropriatamente questa sorta di estasi atletica;
  • Con il successo di oggi Pogačar è il secondo ciclista a vincere tre tappe in un grande Giro prima di compiere i ventuno anni. Prima di lui solo Saronni al Giro d’Italia 1978. I 21 anni per Pogačar scatteranno il 21 settembre: oggi intanto è terzo in classifica generale ma soprattutto è l’unico corridore ad avere davvero rivoluzionato la propria strada;
  • C’è aria di inconcludenza negli altri atleti che puntano (puntavano…) alla generale. I più attivi sono gli Astana che però escono ancora una volta a mani vuote. Niente podio. In Movistar Valverde è un fantasista, forse penalizzato da tattiche di squadra non proprio chiare e da una corsa eccessivamente dura. A Nairo Quintana osiamo consigliare di trarre definitivamente una decisione dagli eventi delle gare. Forse non è più un atleta che può vincere un grande giro, per lo meno con un altro capitano in squadra. L’età. Altre componenti. Certo può far bene. Certo ha i numeri. Ma i punti di domanda vacanti non fanno bene a nessuno. Tanto meno a lui;
  • Abbiamo la risposta alla domanda che ci ponevamo qualche tappa fa. Roglič si sentiva forte. In gradi di portare a Madrid la roja. I suoi attacchi erano per questo. Nessuna debolezza mascherata;
  • Domani avremo l’ennesima invasione di giornali con titolazioni del tipo “Roglič è Primo(z)”? Qualcuno diceva che il gioco è bello quando dura poco. Vale anche per le parole. Siamo onesti.

Foto di copertina gentilmente concessa da Pack del Toro

Stefano Zago

Stefano Zago

Redattore e inviato di http://www.direttaciclismo.it/