Marta Bastianelli non ha limiti: fa suo anche il Giro delle Fiandre.

Possiamo solo immaginare il viso della piccola Clarissa quando papà Roberto o i nonni le avranno detto: “Mamma ha vinto il Giro delle Fiandre”. Marta Bastianelli ci ha confidato che sua figlia non guarda la televisione quando c’è lei in gara: ha paura di vederla cadere, ha paura di vederla perdere. Se mamma cade la sera bisogna riposare con lei sul divano, se mamma perde i fiori ed il trofeo vengono consegnati a un’altra ragazza, magari a un’altra mamma e quindi a un’altra bambina. Clarissa dice che non è giusto, così quando mamma corre sceglie di fare altro. I bambini sono capaci di esercitare la fantasia e trasformarla in realtà: nel gioco sconfiggono le verità non gradite.

Possiamo solo immaginare Roberto De Patre, marito di Marta, quando l’ha vista partire in fuga. Quando ha visto che non era sola, quando ha visto che Annemiek van Vleuten e Cecilie Uttrup Ludwig non mollavano di un centimetro. Quando ha pensato “Se vince…”, e poi immediatamente “Se perde…”, ma in fondo ha creduto solo alla prima opzione. Quando ha pensato che, alla fine, a Clarissa avrebbe dovuto dire qualcosa in entrambi i casi. Quando è partito lo sprint a tre e Marta era dietro, quando è partita Marta e dietro sono rimaste le altre. Prima Marta Bastianelli, seconda Annemiek van Vleuten, terza Cecilie Uttrup Ludwig. Ed è meglio così. A Roberto non era concessa molta fantasia: i giorni di distanza di Marta Bastianelli da casa sono reali, i sacrifici sono reali e da adulti non si è più capaci di inventare un finale diverso. Da adulto se si immagina si spera, se si spera ci si illude e se l’illusione cade si rischia magari di convincersi che non ne vale più la pena. Non sia mai.

Possiamo solo immaginare i genitori di Marta Bastianelli e di Roberto De Patre. Forse i genitori di Marta avranno pensato che se le cose fossero andate male sarebbe valso il motto di sempre: “Le prove difficili sono per i più forti”. Poi avranno anche pensato che Marta su quelle pietre con quella sabbia maledetta che ti scolpisce il viso avrebbe potuto pure essersi stancata di essere forte. Venti giorni lontana da casa, sempre ottimi risultati e la beffa nel giorno finale, quello più importante. Ci vuole coraggio a spronare se ti beffano all’ultimo momento. Certo si sarebbe potuto dire che le cose veramente importanti sono altre, anche Marta Bastianelli lo dice. Ma lo dice con la sua fatica, col suo sudore e qualche nostalgia. Sua la pelle, sua la consolazione. È diverso. Il papà di Roberto si sarà avvicinato alla televisione come farebbe qualunque tifoso. Pur non essendolo. Suo figlio correva e ha smesso per consentire a Marta di proseguire e per stare vicino a Clarissa: Marta sta realizzando anche i suoi sogni.

Possiamo solo immaginare Marta Bastianelli alla partenza di stamani. Avrà pensato che bene o male domani sarebbe tornata a casa e lì avrebbe ritrovato la sua gioia Clarissa e la sua famiglia: le cose più importanti. Poi avrà pensato che regalare dei fiori a una figlia ad inizio primavera è un pensiero davvero tenero. Avrà pensato alle pietre, alla gara e alle avversarie. Si sarà chiesta se stava davvero così bene. Magari vedendo la pedalata di qualche collega avrà dubitato e cambiato rapporto per convincersi di stare meglio.

Possiamo solo immaginarla in gara: a sputare sangue vedendo che il gruppo è lontano ma due atlete non mollano di un centimetro. Certo, il podio è assicurato ma vincere è un’altra cosa. Sguardi e tentativi di beffa. La testa che macina e le gambe che tengono non si sa come. O forse sì. Possiamo solo immaginare l’ultimo pensiero prima di partire in volata: le voci, le mani che battono sulle transenne, il cielo incerto, una leggera foschia all’orizzonte. Bandiere gialle e leoni rampanti. Si sarà detta: “Vai”, poi “aspetta”, poi di nuovo “vai” e poi avrà pensato che nessuna parola avrebbe colmato quel dubbio. Solo i pedali. Così ce l’ha fatta un’altra volta.

Possiamo solo immaginare quando sul podio Marta Bastianelli ha ritirato il trofeo e ha preso i fiori. Forse ha guardato la telecamera pensando che Clarissa poteva essere davanti alla televisione ora che la realtà e la fantasia coincidevano. Forse avrà immaginato, questa volta lei stessa, il momento in cui darà i fiori a Clarissa. Forse scendendo dal podio avrà dato i fiori a qualcuno pregando di portarli sul pullman della squadra e di mantenerli intatti: perché il trofeo vale di più ma a casa una bambina sta aspettando i fiori. Adesso anche la campionessa europea può solo immaginare cosa accadrà domani quando rientrerà a casa. Può solo immaginare cos’è accaduto prima e cosa accadrà dopo. Presto Marta Bastianelli saprà tutto con certezza. Noi no. Noi possiamo solo immaginare. E forse è meglio così.

Stefano Zago

Stefano Zago

Redattore e inviato di http://www.direttaciclismo.it/