Deluso dall’inseguimento a squadre, oggi Filippo Ganna ci riprova nell’individuale

Filippo Ganna indossa un casco rosso fuoco che sembra una Ferrari, la divisa è azzurra e le gambe, gonfie di energia, sono pronte a esplodere come razzi durante una festa di paese. In mattinata vince la batteria e passa in finale con il secondo tempo, pronto a dare tutto per andare a conquistare la sua terza medaglia mondiale consecutiva nella prova dell’inseguimento individuale. Siamo ad Apeldoorn ed è il terzo giorno di Marzo del 2018.

I mondiali su pista sono stati snobbati da quasi tutti gli australiani, mancano Kerby e O’Brien che nel 2017 accompagnarono Ganna sul podio, con il primo che andò a conquistare un sorprendente oro, proprio davanti all’azzurro; non c’è nemmeno il detentore del record del mondo Bobridge, né quello che lo avrebbe battuto pochi mesi dopo, l’americano Ashton Lambie. Ganna ignora gli assenti, non brilla esageratamente – fa specie dirlo, il suo 4’13” 622 sarà comunque record italiano – ma gestisce e in mattinata batte di meno di mezzo secondo il britannico Tanfield, accredito insieme all’azzurro di speranze di medaglia d’oro: è finale.

Nella serata olandese, l’italiano scende in pista contro il portoghese Ivo Oliveira. Non è una barzelletta, potrebbe assomigliare più a Giochi senza Frontiere. Di due mesi più giovane, e come il vignonese talento anche su strada, Ivo Oliveira a fine stagione prenderà idealmente il posto di Filippo Ganna in seno alla UAE-Team Emirates; ora però si tratta di andare a conquistare un titolo sul parquet e che in Portogallo sarebbe un evento quanto meno impensabile fino a poche ore prima. La nazionale lusitana infatti, mai fino ad allora aveva conquistato una medaglia su pista.

I tecnici e i meccanici stanno preparando la Colnago di Filippo Ganna; lui si piega sulle ginocchia e la osserva, probabilmente gli parla, come fosse la sua ragazza, come se fosse il suo fucile, cosciente che ce ne sono altri come lui, ma quello è il suo. Gli occhi sono coperti da una visiera avveniristica che riflette le luci del velodromo, e deforma i contorni, la barba è leggermente incolta, i pensieri ci sono sconosciuti; è ora di salire in sella.

Dall’altra parte Ivo Oliveira monta sulla sua BMC; è avvolto da una divisa bianca con inserti rosso e verdi, il casco nero futuristico lo fa sembrare simile al Fantasma del Palcoscenico del film di Brian De Palma. Lui però non si nasconde dietro le quinte a suonare la sua melodia, ha un volto da ragazzino e un fisico snello, e batte un ritmo forsennato sin dai primi metri.

Dopo il primo chilometro Oliveira dimostra che il tempo stabilito in mattinata non era un fuoco di paglia, accumula vantaggio su Ganna, che però, tatticamente sagace, lo fa sfogare per poi mangiargli, metro dopo metro, qualche decimo, fino al decisivo sorpasso intorno al terzo chilometro. L’ultima parte di gara è un tripudio rossoazzurro; il pubblico di casa resta un po’ indifferente nell’assistere la gara, una delle poche che non vede i propri colori issarsi sopra gli altri, e dal velodromo si sente la grande spinta del clan di Ganna, di quello azzurro e di uno speaker che a ogni giro mantiene aggiornati pubblico e corridori. Nell’ultimo giro Ganna si fa scappare un ghigno di fatica che assomiglia a un sorriso: è medaglia d’oro; la forza della pedalata è l’immagine del suo talento che fa sembrare tutto qualcosa di ampiamente prevedibile. Il gesto dell’orecchio per una volta non è un affronto, come quello che invece Pippo Ganna fa ai suoi avversari in questo brutale esercizio contro il tempo che nei decenni ha premiato grandissimo corridori anche da strada.

Sale per la terza volta di seguito sul podio, oro nel 2016, argento nel 2017, di nuovo oro nel 2018. In Italia come lui solo Coppi (stessa sequenza oro, argento, oro) e Collinelli (mai oro  Mondiale, ma un titolo olimpico ad Atlanta ’96), e meglio di lui Messina capace di vincere tre titoli consecutivi tra il ’54 e il 56 con un bronzo nel 1957, Bevilacqua e Faggin, inavvicinabile al momento con le sue otto medaglie consecutive.

Ganna un posto nella storia di questa specialità ce l’ha già, oggi a Pruszków correrà per la leggenda, con l’unico rammarico di non poter sfondare, in questa specialità, il parquet di Tokyo 2020: l’inseguimento individuale non ci sarà. Quella volta tutte le attenzioni del corridore cresciuto nel Pedale Ossolano saranno nell’inseguimento a squadre che, dopo la delusione due giorni fa nella prova mondiale, assume il contorno della rivincita. Un passo alla volta però, oggi l’azzurro dovrà luccicare in Polonia.

Immagine in evidenza: Tim Rademacher [CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)]

 

Alessandro Autieri

Alessandro Autieri

Webmaster, Fondatore e direttore editoriale di Suiveur. Doppia di due lustri in vecchiaia i suoi compagni di viaggio e vorrebbe avere tempo per scrivere di più. Pensa che Mathieu Van der Poel e Wout Van Aert siano la cosa migliore successa al ciclismo da tanti anni a questa parte.