Quante volte avete sentito parlare di lui

Van der Poel alla Dwars door Vlaanderen, vince la sua prima classica belga

 

Chissà quante volte l’avete sentita questa storia. Il predestinato, i geni luccicanti, quel corridore quando diventerà grande prima o poi bastonerà tutti. Per poi essere puntualmente smentiti da un ciclismo che resta crudele e non ammette regole sulla discendenza, sulle stimmate e sul destino già scritto.

Chissà quante volte avete sentito parlare di Mathieu van der Poel del fatto che suo nonno è Raymond Poulidor e suo padre è Adrie e non hanno bisogno di presentazione. Sul fatto che suo nonno gira con un cappellino con il nome di suo nipote stampato sopra o sul fatto che suo padre quando correva con Lefevere e Mathieu aveva dieci anni, gli diceva di tenerlo d’occhio che sarebbe diventato qualcuno. Fosse stati lì avreste pensato a un naturale sentimento paterno.

Chissà cosa avete pensato quando Mathieu van der Poel nel 2013 vinceva il Mondiale in linea junior su strada e il Mondiale junior nel ciclocross, o cosa vi siete detti quando avete visto che negli ultimi anni le sconfitte subite nel fuoristrada faticavano ad arrivare alla doppia cifra totale e venivano condite da titoli mondiali ed europei.

Chissà cosa avete pensato quando alle prime gare in strada tra i professionisti vinceva e faceva paura anche ai grandi o quando nella prima uscita al nord quest’anno, una caduta sembrava privarci della possibilità di ammirare le scorribande di quel corridore che ha una schiena che sembra il doppio di quella di tutti gli altri. E una potenza che a volte sembra il triplo.

Chissà cosa avete pensato dopo averlo visto vincere con la virtù di un lord il Grand Prix de Denain pochi giorni dopo quell’incidente, anzi lo sappiamo già. Avete detto: ma sì gli avversari non erano nulla di che, aspettiamolo a prove più importanti. Chissà cosa avete pensato quando domenica alla Gand -Wevelgem resta fuori dall’attacco iniziale con (quasi) tutti i più forti, li raggiunge, fa il diavolo, forza, pecca d’inesperienza, fatica e nel finale sprinta da posizione arretrata e chiude ugualmente quarto la sua prima classica del Belgio di una certa importanza e lunghezza. E dove al via c’erano tutti i più forti.

Chissà a cosa starete pensando adesso, dopo aver appena finito di gustarvi il suo successo alla Dwars door Vlaanderen, corsa che fino al suo attacco stava vivendo attimi di assoluta normalità, fatta eccezione per la momentanea neutralizzazione a poco più di settanta chilometri dal traguardo. Van der Poel qualche decina di minuti dopo decide che è il momento di provarci, di spaccare in due la gara, di mettere fatica nelle sue gambe e in quella degli avversari, di seminare dubbi nelle sempre minori certezze di chi sta preparando a dovere l’appuntamento di domenica al Giro delle Fiandre.

Chissà a cosa stavano pensando Benoot e Jungels che lo raggiungono in fuga dove lui si gestisce, perché forse non lo abbiamo detto, o ve lo state chiedendo, ma sa correre bene anche tatticamente. Non lo staccano nel finale e non lo battono allo sprint. Chissà cosa ha pensato Turgis per partire come lanciato da una fionda, e solo perché in quel gruppetto c’era Mathieu van der Poel non riesce a vincere, dopo una prova di assoluta qualità che ne rivela un salto tra i migliori che va avanti da settimane.

Chissà a cosa staranno pensando i Deceuninck: anzi ve lo riveliamo noi. Nelle ultime due gare, con Mathieu van der Poel presente, vengono attaccati e non riescono a dominare, subiscono e non riescono a vincere. La gara non si mette come piace a loro e vengono battuti. Chissà a cosa starà pensando Wout van Aert, il suo rivale numero uno, che va forte, anzi fortissimo, ma non vince e domenica avrà di nuovo quell’ombra da seguire o da staccare, quel pesante fardello che gli sta appeso da anni anche durante l’inverno.

Chissà quante volte avete sentito questa storia, chissà quante volte avete sentito parlare di lui e chissà quante volte ne sentirete parlare da qui in futuro.

Foto in evidenza Twitter ©lavoixdessports

Alessandro Autieri

Alessandro Autieri

Webmaster, Fondatore e direttore editoriale di Suiveur. Doppia di due lustri in vecchiaia i suoi compagni di viaggio e vorrebbe avere tempo per scrivere di più. Pensa che Mathieu Van der Poel e Wout Van Aert siano la cosa migliore successa al ciclismo da tanti anni a questa parte.