L’olandese Bauke Mollema allunga sul Civiglio e arriva da solo a Como.

 

“Ragazzi, io vorrei essere, nella vita, regolare come Mollema.” L’ha detto qualcuno, passando al bar, dopo il Mondiale. E come dargli torto. Un 2019 di piazzamenti sostanziosi lo aveva messo sì di diritto nella lista dei nomi da controllare, ma non troppo: con un gruppo così folto di favoriti, era naturale aspettarselo, come sempre, regolare. Dicevamo qui che sarebbe servito un anticipo a smarcarsi dallo studio dei grandi. L’ha fatto, e la divinità del tempismo l’ha benedetto.

Alla partenza di Bergamo, Norma Gimondi si augurava una gara combattuta, e così è stato. Lungo le strade che portano fino al traguardo di Como, molto – se non tutto – riecheggia del nome di suo padre: le campane immacolate sul Ghisallo oggi suonavano anche per lui. Nel suo ricordo, oggi si pedalava rincorrendo la Storia: banalità ciclistica, dogma sportivo.

La figlia del grande Felice è stata accontentata da una media molto alta tenuta fin da inizio gara, che ha portato il gruppo dei migliori a non disgregarsi praticamente mai. Sotto le foglie scosse via dai rami con un po’ di anticipo dagli elicotteri, la Trek di Mollema ha evidentemente un piano: Ciccone sul Muro di Sormano è rabbioso nel tenere alto il ritmo per trascinare i capitani, e sulla discesa con Buchmann e Wellens si inizia a fare sul serio. Dietro restano i migliori: Fuglsang, Valverde, Woods, Bernal con tutta la Ineos e Roglič con tre Jumbo Visma.

La discesa è complessa, e poi si sale sul Civiglio. Ai meno 20 spicca Valverde: ricuciono. Dopo 2km parte Bauke Mollema, forse sottovalutato. Un cambio di ritmo fino a guadagnare un po’ di secondi, e poi via – evidentemente – di regolarità. Mentre Pierre Latour festeggia il suo compleanno con una serie di scatti furiosi (tanti auguri anche a Woods, ancora caldo dalla Mi-To sarà quinto, e Caruso), dietro c’è controllo quanto basta per riprenderlo e non sapere più cosa fare.

Roglič, da favorito, prova ad allungare a mo’ di crono ma non ce n’è abbastanza, e Valverde riesce nella sua nobile arte di far perdere l’avversario senza vincere. Lo spagnolo recupera sullo sloveno insieme a Bernal, ottimo oggi al primo podio in una grande classica, ma ormai Mollema è andato. A terminare la stagione è una gara elegante, d’intelligenza e perseveranza (…regolarità?), che ricorda ancora una volta come ad attendere non si vinca: si arriva secondi (Valverde), o terzi (Bernal: brava Ineos). Come Gilbert, Yates e Formolo, Nibali purtroppo non ne ha, e quando manca lui il vuoto italiano spesso si fa sentire: male gli italiani in questa edizione – Visconti, 17°, è il primo azzurro a oltre 2′.

Il tappeto grigio e dritto di Como permette al corridore olandese di godersi l’aria pomeridiana e tutta questa vittoria, una delle più importanti in carriera. A casa trova una signora Mollema, che ne cura attentamente i pasti, e un figlio che, al rientro da ogni gara, chiede sempre: “Hai vinto, papà?” 

“Oggi sì.”

 

Copertina © SEG Cycling, Twitter

Alberto Girardello

Alberto Girardello

Fondatore e direttore editoriale di Suiveur. Classe ’92, poveramente si illude che gli esami siano finiti. Gli piacciono le fotografie, le penne stilografiche e le fughe anche quando arrivano.