Un sogno che ricomincia ogni giorno

Damiano Cima anticipa la volata del gruppo dopo un’intera giornata all’attacco.

 

Dopo tanti giorni di anabasi, ecco servita una catabasi: la frazione che porta il gruppo a Santa Maria di Sala sembra un errore, un qualcosa che non avrebbe dovuto esserci e invece c’è, dunque va fatto. Si punta verso sud nonostante San Martino di Castrozza e il Croce D’Aune rimangano più a nord, si ritrovano le tangenziali dopo giornate di sentieri. I fuggitivi, chiunque essi siano, sono bravissimi ad approfittare degli errori: o perlomeno, sono loro a causarli e quindi a trarne eventualmente i frutti. Sono le falle del sistema, i buchi di sigaretta nel copione di un kolossal.

Démare lascia perdere: sa che Ackermann è più veloce di lui e in caso di vittoria gli fregherebbe pure la maglia ciclamino, quindi la FDJ non tirerà nemmeno un metro; Ackermann sa di essere il velocista più forte del Giro d’Italia 2019 ma sobbarcarsi l’onere di gestire una tappa di duecentoventi chilometri è troppo, e allora chiude un occhio lasciando aperto l’altro. Dal lato dell’occhio chiuso vanno via in tre, potrebbero essere tre nomi dei tanti che ce ne sono in gruppo e invece sono sempre loro: Denz, Cima e Maestri.

A Cima piace cacciare; perlopiù lepri, però dice che possono stare tranquille “ché tanto ho una mira pessima”: sarà, ma è il corridore del Giro d’Italia 2019 che ha trascorso più chilometri in fuga centrandone diverse, più che un cecchino una mitragliatrice che spara in continuazione. Non che Denz e Maestri siano da meno, intendiamoci: e infatti il plotone li lascia a mollo tutto il giorno accorgendosi troppo tardi che i tre hanno nuotato al di là delle boe.

Negli ultimi chilometri, Denz si muove nel peggior modo possibile: scatta in faccia agli altri due, viene riacciuffato in un battito di ciglia e spera magari che Cima e Maestri non se la siano presa. Sì e no, nel senso che non sono nati ieri ma non possono nemmeno permettersi di litigare: il gruppo sta rinvenendo con la stessa risolutezza di chi si è accorto di un errore e vuole risolverlo. Denz, perciò, si attacca a Maestri e Cima proprio come fece alla Vuelta a España 2017 salendo sulla Sierra Nevada: sul rettilineo di Santa Maria di Sala non lo squalifica nessuno ma lo anticipano in diversi. Il primo a sorpassarlo è Damiano Cima, che frulla via come le lepri che di solito caccia: i proiettili gli ronzano nelle orecchie ma porta la pelle (e la vittoria) a casa.

È la storia di Davide e Golia che si rinnova e noi, ostinatamente dozzinali, ci ritroviamo a tifare per tutti quei davide che credono o quantomeno provano a scalfire l’ordine costituito dei vari golia. Perché diciamocela tutta, siamo tutti dei davide, piaccia o meno sentirselo dire: le miserie della vita, l’affanno della quotidianità, il logorìo dei pensieri. E fa piacere quando uno di noi ce la fa, milioni e forse miliardi di davide fieri d’esserlo, domani la giornata ricomincia e saremo ancora qui.

Anche Mirco Maestri è uno che vive alla giornata. Il ciclismo, almeno all’inizio della sua vita, non era nemmeno in programma: cominciò a pedalare a otto anni perché aveva problemi di peso, tra i dilettanti una prostatite gli ha inferto una mazzata notevole. Il contratto se lo guadagna immolandosi tutte le volte che il proprio corpo glielo permette: è una sorta di maledizione, non ha altro modo. A detta di Maestri, il sogno della sua vita gli si presentò chiaro nel momento in cui Reverberi notò questa costanza e gli propose di passare tra i professionisti. Un sogno che si riassume in giornate interminabili, in un nulla di fatto, in una fatica che non vale mica la pena, ma non si può giudicare un sogno dalle possibilità di realizzazione. In fin dei conti è fortunato, Maestri: il suo sogno rifiorisce tutti i giorni.

 

Foto in evidenza: ©Giro d’Italia, Twitter

Davide Bernardini

Davide Bernardini

Fondatore e direttore editoriale di Suiveur. È nato nel 1994 e momentaneamente tenta di far andare d'accordo studi universitari e giornalismo. Collabora con la Compagnia Editoriale di Sergio Neri e reputa "Dal pavé allo Stelvio", sua creatura, una realtà interessante ma incompleta.