Ritmata e costante, con un finale dalle note alte. La colonna sonora che ha fatto da sfondo alla prima settimana del Tour de France assomiglia molto a quella di un valzer ad andamento moderato e cadenzato dove la Grande Boucle, cambiando mano di volta in volta, ha danzato con l’attesa, la brama d’azione, la voglia di spettacolo e infine le alte aspettative, queste ultime ripagate solo nelle ultime giornate.

In più d’un occasione, infatti, tifosi e addetti ai lavori hanno invocato scatti e fughe numerose, hanno urlato all’“occasione mancata”, hanno rimproverato l’atteggiamento dei ballerini (ops, corridori) coinvolti in pista tacciandoli di immobilismo e poca tenacia. Solo i picchi toccati nelle ultime frazioni hanno finito per mettere a tacere (quasi) definitivamente mugugni e lamentele e hanno consentito di variare il ritmo del gran ballo d’Oltralpe.

Se in molti si sarebbero aspettati più movimento nella seconda tappa (quella vinta di forza dal dinamitardo Alaphilippe), se alcuni si sarebbero attesi più bagarre e più atleti per andare a comporre le fughe di giornata (immancabile lo “sgomento” per l’assenza di attaccanti nella frazione di Privas), se altri ancora si sarebbero augurati di vedere attacchi e contrattacchi tra i big sulle salite (i favoriti per la maglia gialla sostanzialmente non si sono scoperti né sull’arrivo in salita a Orcières-Merlette dove Roglic ha trionfato in volata né in quello a Monte Aigoual) e di vedere gli squadroni approfittare ancor di più del vento che per giorni ha imperversato lungo la marcia dei corridori, ebbene, forse tutto ciò lo si è dovuto alla particolare situazione con cui il Tour ha preso il via da Nizza.

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Dopo mesi di gare virtuali e rulli, di ipotesi e speranze, il trovarsi concretamente ad assistere e discutere sulla Grande Boucle probabilmente ha riversato sulla corsa stessa un’ondata di attese enormi, come se queste dovessero ripagare le tante settimane di inattività e di ciclismo solamente sognato. È così che presumibilmente dall’esterno della bolla, senza potersi rendere effettivamente conto dei tanti interrogativi e della situazione che vivono sulla propria pelle gli atleti, molti si sarebbero aspettati di sentire il clangore delle armi su qualunque tratto di strada o asperità prevista dal percorso, semplicemente per veder soddisfatta la propria sete di agonismo ed emozioni. Questa mancanza ha dunque fatto sì che in molteplici circostanze un clima di fremente attesa iniziasse ad avvolgere la corsa senza che nessuno, almeno apparentemente, potesse cambiare le carte in tavola.

Paradossalmente poi, molti degli scenari di corsa concretizzatisi nelle frazioni inziali del Tour si devono proprio a un eccesso di fremiti (quelli provocati dalle tante cadute della prima tappa vinta da Kristoff) che hanno suggerito al gruppo di mantenere un atteggiamento più prudente e, nell’ottica di rimettere insieme i cocci per darsi battaglia in seguito, non rischiare più del dovuto. Ammesso che davvero, in finali ad alta velocità come quelli di Sisteron (primo Ewan), Privas e Lavaur, il gruppo sia riuscito a non correre rischi.

Tour Van Aert
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In ogni caso, anche su una melodia dove in diversi si aspettavano variazioni più intense, ci sono stati picchi degni di nota: Wout Van Aert ha lanciato squilli altisonanti lanciandosi con successo in due splendide volate e facendo in salita il ritmo (quello per cui molti non sono riusciti a scattare) e le veci dei diversi compagni acciaccati, Roglic ha eseguito con impressionante facilità lo spartito del più forte, la Bora ha suonato collettivamente una fantastica sezione nel vento verso Lavaur mentre Peters e Lutsenko si sono cimentati brillantemente in lunghi e pregiati assoli sulle montagne. E poi c’è chi più di tutti si è divertito (e ha divertito) nello strappare la sinfonia e stravolgere senza timori reverenziali il valzer della Boucle: Tadej Pogačar.

Zavorrato da un discreto ritardo all’arrivo della settima tappa, lo sloveno ha successivamente dato il via alla sua personalissima armonia fatta di attacchi frontali per volgere nuovamente la situazione in proprio favore. Ne sono venuti fuori uno splendido successo di tappa a Laruns (beffando il malcapitato Hirschi, in fuga per tutto il giorno e ripreso a soli due chilometri dal traguardo), l’agognato rientro in classifica e, più di tutti, una pregevole dimostrazione di forza e sfrontatezza, quest’ultima realizzata mettendo da parte la teoria e gli spartiti classici e dando sfogo alla propria vigorosa (e vincente) capacità di improvvisare. In questo modo, su note altissime, lo sloveno ha stravolto la partitura del valzer transalpino introducendolo al primo giorno di riposo: la speranza di molti, a questo punto, è che la musica al Tour proprio non cambi.

Foto immagine di copertina: Twitter @Cycling Weekly