Pur non dominando, van der Poel batte Iserbyt nell’europeo di ciclocross.

 

 

Il percorso di Silvelle, così come il piccolo paese di Silvelle, è tagliato a metà dal Dese, un fiume che secondo alcuni storici ha fatto in tempo persino a rientrare nella mitologia. Il mito, infatti, vuole che nelle acque del Dese vi sia affogato Fetonte, reo d’aver perso il controllo del carro solare che il padre Helios gli aveva permesso di guidare per un giorno. Quando vide che a causa della sbandata vennero prosciugati i fiumi, bruciate le foreste e incendiato il suolo, Zeus colpì il carro con un fulmine facendo cadere Fetonte in acqua. Van der Poel adora recitare da Fetonte, o forse non recita proprio niente, limitandosi a compiere il suo destino. Oggi, tuttavia, una forma in divenire e la qualità del Belgio lo hanno limitato.

L’aspetto più inquietante di Mathieu van der Poel è che non è imbattibile: se lo fosse, infatti, non apparterrebbe a questo mondo, dato che l’imbattibilità non esiste se non potenzialmente o utopisticamente, e se non fosse di questo mondo di cosa dovrebbero preoccuparsi i suoi rivali? E invece van der Poel è battibile, ma non perde quasi mai, da qui lo scoramento di tutti gli altri: è davvero di questo mondo, allora, e tutti se ne devono preoccupare.

La vittoria di oggi nei campionati europei di ciclocross di Silvelle è emblematica, da questo punto di vista. Qualcuno, infatti, ha detto che ha vinto, certo, ma che non ha poi dominato; oppure che in testa alla corsa si sono avvicendati perlopiù atleti belgi; o che, ancora, mancava Van Aert, una sorta di criptonite per lui. Che abbia tenuto testa ai migliori crossisti del Belgio e che ridimensioni, ogni volta, il significato della vittoria, dovrebbe essere sufficiente a rammentare la sua unicità; se si vuol essere pignoli – e per parlare di una qualsiasi cosa bisogna sempre esserlo – si deve ricordare che quella odierna è stata la sua seconda prova stagionale di ciclocross, che pochi giorni fa aveva vinto anche la prima e che per metterlo in difficoltà c’è voluto Eli Iserbyt, un predestinato in stato di grazia.

Di fulmini all’indirizzo di van der Poel ormai Zeus ne scaglia pochi, altrimenti ne rimarrebbe sprovvisto. Zeus ha imparato, col passare del tempo, che la tracotanza e la superbia sono deprecabili ma allo stesso tempo affascinanti, tanto da poter coincidere con la bellezza e l’appagamento dei sensi. E allora Zeus rimane seduto sul suo trono e osserva. Ultimamente, però, si racconta che sia più nervoso e irascibile del solito: è sicuro che sia nato l’uomo in grado di ribaltarlo e teme che il momento fatidico sia irrimediabilmente arrivato.

 

 

Foto in evidenza: ©Cycling Weekly, Twitter

Davide Bernardini

Davide Bernardini

Fondatore e direttore editoriale di Suiveur. È nato nel 1994 e momentaneamente tenta di far andare d'accordo studi universitari e giornalismo. Collabora con la Compagnia Editoriale di Sergio Neri e reputa "Dal pavé allo Stelvio", sua creatura, una realtà interessante ma incompleta.