Androni Giocattoli-Sidermec, Bardiani-CSF, Nippo Vini Fantini Faizanè e Israel Cycling Academy: ecco svelate le quattro wild card assegnate da RCS per il prossimo Giro d’Italia. Questo significa che a farne le spese è stata la Neri Sottoli-Selle Italia-KTM.

Insomma, anche la stagione corrente, almeno da questo punto di vista, non si differenzia dalle precedenti. È sempre la stessa storia: una delle Professional italiane viene esclusa dalla corsa rosa e il dibattito si accende, veemente e improvviso.

Il problema è che non esiste una soluzione giusta e indolore per mettere tutti d’accordo. Come si è facilmente potuto notare, il livello del Giro d’Italia negli ultimi vent’anni è cresciuto esponenzialmente. Non è stata una crescita lineare, è vero, ma oggi si può affermare che la corsa a tappe italiana ha notevolmente ridotto il divario che la separava dal Tour de France.

Per rendere più appetibile e stimolante il Giro d’Italia, RCS si è dovuta muovere di conseguenza: le sempre più frequenti partenze dall’estero vanno lette in questo modo. Questa politica di internazionalizzazione si riflette anche sulla distribuzione delle wild card.

RCS, essendo un ente privato, può (e deve, secondo le leggi di mercato) seguire le logiche del profitto senza che queste vadano necessariamente di pari passo con la salvaguardia del ciclismo italiano. A quest’ultimo punto, dovrebbe interessarsi invece la Federciclo: vedremo se, quando e in che modo lo farà, ma non c’è da aspettarsi molto.

Quindi, ricapitolando: da una parte ci sono squadre, staff, famiglie e tifosi che alternano indignazione e delusione, mentre dall’altra si trova RCS che ha tutto il diritto di perseguire il proprio fitto senza curarsi delle condizioni in cui versa il ciclismo nostrano. Non si scappa da qui, purtroppo. Un paio di considerazioni meramente sportive, però, possono essere fatte.

Ad esempio, si fa fatica a comprendere la scelta della Bardiani-CSF. Che sia interamente composta da ragazzi italiani fa piacere e bisogna tenerne conto, ma questo non può bastare. È una squadra che, perdendo Ciccone, ha perso l’unico elemento in grado di distinguersi sulle strade del Giro d’Italia. La strada potrà, forse, smentirci ma ad oggi la realtà dei fatti è questa.

Il discorso intorno alla Israel Cycling Academy è più articolato. Complessivamente, la squadra israeliana ha qualcosa in più rispetto alla compagine di Scinto e Citracca. Ma nomi come Plaza, Cimolai, Minali, Hermans, Neilands sono giustificazioni sufficienti per tagliare fuori uno dei pochissimi arti sui quali poggia il movimento italiano? Considerando poi che, per avere un capitano come Visconti, molte Professional farebbero carte false: è un lusso per la categoria.

ASO, invece, per il Tour de France si muove con più furbizia e meritocrazia. L’invito che non va ad una Professional francese, se lo prende la Wanty, la squadra che ha vinto la classifica dell’UCI Europe Tour nelle ultime tre stagioni. Probabilmente, la presenza della Israel Cycling Academy al prossimo Giro d’Italia rientra negli accordi presi tra RCS e Israele per la grand départ dello scorso anno.

Non che l’assegnazione delle wild card per gli altri appuntamenti targati RCS ci abbia convinto molto. Stentiamo a capire i motivi che hanno portato l’organizzazione a scegliere la Vital Concept per la Strade Bianche e la Gazprom per la Tirreno-Adriatico, lasciando fuori la Nippo Vini Fantini Faizanè dalla Milano-Sanremo: Canola ha chiuso ventesimo nel 2017 e quindicesimo nel 2018, Lobato quarto nel 2014 e Moreno Moser avrebbe potuto giocare d’anticipo, scompaginando le tattiche delle squadre del World Tour.

Ormai gli inviti sono stati diramati. E tutte le polemiche che hanno caratterizzato gli ultimi inverni, saranno soltanto un ricordo una volta che, a partire dal 2020, entrerà in vigore la tanto temuta riforma. Immaginando i problemi che causerà al nostro ciclismo, le polemiche attuali potrebbero persino risultare nostalgiche.

 

Foto in evidenza: ©Fabio Ferrari/LaPresse, StateofIsrael, Flickr

Davide Bernardini

Davide Bernardini

Fondatore e direttore editoriale di Suiveur. È nato nel 1994 e momentaneamente tenta di far andare d'accordo studi universitari e giornalismo. Collabora con la Compagnia Editoriale di Sergio Neri e reputa "Dal pavé allo Stelvio", sua creatura, una realtà interessante ma incompleta.