Al Gran Premio di Lugano inizia la seconda carriera di Fabio Aru.

 

In anticipo rispetto perfino alle più rosee previsioni, Fabio Aru torna in gruppo al Gran Premio di Lugano. L’operazione a cui si sottopose all’inizio di aprile è ormai alle spalle e a ridargli un pizzico di serietà ha contribuito anche la notizia della paternità: infatti Valentina, la sua compagna, è incinta. Le prime corse serviranno soltanto a ritrovare la confidenza col mezzo, col ritmo di corsa e con l’atmosfera del gruppo: esigere dei risultati da Aru sarebbe irrispettoso nei confronti della persona, un ragazzo nemmeno trentenne che ha dovuto affrontare diverse situazioni complicate.

Tuttavia, c’è chi pensa che Aru possa addirittura partecipare al Tour de France. Secondo Claudio Ghisalberti de “La Gazzetta dello Sport”, la volontà della UAE Emirates sarebbe quella di provare Aru in una breve corsa a tappe – una tra Giro di Svizzera e Giro di Slovenia – per poi subordinare la decisione finale al risultato che il corridore otterrà nella prova in linea dei campionati italiani, in programma domenica 30 giugno, rassegna che verrà ospitata dalla provincia di Parma. A nostro avviso, un’eventuale partecipazione al Tour de France rischierebbe di fondere nuovamente la testa e il motore di Aru, particolarmente delicati in questo periodo. Forse sarebbe più saggio attendere la Vuelta a España, che dei tre grandi giri è quello meno stressante.

Cosa possiamo dire a Fabio Aru? Il minimo che possiamo fare è augurare buona fortuna ad un ragazzo che, in soli due anni, ha dovuto rinunciare alla centesima edizione del Giro d’Italia che partiva dalla sua terra, ha pianto la scomparsa di un amico e di un mentore come Michele Scarponi e ha trovato nella UAE Emirates una squadra sicuramente ricca, ma non altrettanto organizzata. D’ora in poi vedremo quanto l’arteria iliaca “difettosa” abbia effettivamente potuto inficiare le sue prestazioni. Dopo Vincenzo Nibali, Fabio Aru è ancora la più grande speranza italiana per le corse di tre settimane. In una manciata di stagioni ha vestito la maglia rosa, gialla e rossa, è salito due volte sul podio del Giro d’Italia, ha vinto la Vuelta a España e ha chiuso al quinto posto il Tour de France 2017 poche settimane dopo aver conquistato la maglia di campione italiano: sono risultati di assoluto rispetto, dato che nelle ultime stagioni soltanto Quintana, Nibali e Froome hanno saputo trionfare in almeno due grandi giri.

Fabio Aru, dunque, riparta da qui: dal piacere di pedalare, dalla consapevolezza che in una carriera ci sono alti e bassi e che un corridore non si giudica né da una vittoria né da una sconfitta. E allora in bocca al lupo, Aru.

 

 

Foto in evidenza: ©Fabio Aru, Twitter

Davide Bernardini

Davide Bernardini

Fondatore e direttore editoriale di Suiveur. È nato nel 1994 e momentaneamente tenta di far andare d'accordo studi universitari e giornalismo. Collabora con la Compagnia Editoriale di Sergio Neri e reputa "Dal pavé allo Stelvio", sua creatura, una realtà interessante ma incompleta.