La banalità dell’originalità

Non generalizziamo: la locandina della classica di Harelbeke resta un caso isolato.

 

Gli organizzatori della classica di Harelbeke hanno il vizio di realizzare locandine discutibili, diffonderle su tutti i canali possibili e immaginabili per poi chiedere ammenda davanti alla tirata d’orecchie dell’UCI. “Chi conquisterà la corona a Harelbeke?”, si chiedevano per l’edizione 2019 che si correrà nelle prossime ore. Il problema infatti non era tanto nelle parole quanto nelle immagini: una rana che, grazie a un gioco ottico per niente celato, si era venuta a creare dall’unione di due donne nude, una sopra all’altra, e coperte di solo body painting.

Già nel 2015 gli organizzatori se ne uscirono con un poster altrettanto povero: una folata di vento scopriva il sedere di una miss del podio (cos’altro vi aspettavate?) e una mano che spuntava da sinistra era già pronta a palparglielo. Ma l’antenato di questi due scarabocchi va ricercato nel 2011: la modella belga Gaëlle Garcia Diaz giaceva nuda e prona in un prato e una manciata di ciclisti stilizzati pedalava sulle sue curve come fossero le Ardenne.

Che gli organizzatori della classica di Harelbeke abbiano poca fantasia è palese, così com’è palese lo scarso gusto che caratterizza le loro scelte grafiche. La donna ha impiegato secoli a far capire che non è soltanto bella e utile; e nello sport questa situazione è ancora più amplificata. Eppure Harelbeke dovrebbe essere una manifestazione sportiva e chi la organizza gente dell’ambiente, che dovrebbe quantomeno conoscere e capire queste dinamiche (delicate, per l’amor di dio, ma talmente chiare che le capirebbe un bambino). Tutto ciò per cui le donne dello sport hanno combattuto e stanno combattendo viene ridicolizzato da atteggiamenti del genere. Non si tratta di moralità: le donne, così come gli uomini, si spogliano da sempre e continueranno a farlo. È maleducazione, arroganza, egoismo, mancanza di rispetto, cafonaggine: il bisogno di distinguersi senza avere però i mezzi intellettuali per farlo, il “bene o male purché se ne parli” usato per giustificare una caduta di stile, uno scivolone, il motto di chi si atteggia a oggetto di scandalo senza averne l’astuzia, i tratti, i crismi. L’originalità viene misurata in ignoranza e numeri, gli esempi più fulgidi del passato accantonati e derubricati perché irraggiungibili.

Davide Bernardini

Davide Bernardini

Fondatore e direttore editoriale di Suiveur. È nato nel 1994 e momentaneamente tenta di far andare d'accordo studi universitari e giornalismo. Collabora con la Compagnia Editoriale di Sergio Neri e reputa "Dal pavé allo Stelvio", sua creatura, una realtà interessante ma incompleta.