Lo strano caso della Total Direct Energie

World Tour o Professional? La Total Direct Energie vive una situazione paradossale.

 

 

In caso non ve ne foste accorti, ma dubitiamo, il cambio di passo che tutti auspicavano con l’insediamento di David Lappartient alla presidenza dell’UCI non è arrivato. I tentativi ci sono stati, beninteso, ma sono risultati superflui, obsoleti, dimenticabili.

Il circuito UCI Classics Series, che avrebbe dovuto comprendere le cinque classiche monumento e altre corse in linea, si è rivelato un buco nell’acqua e l’introduzione dello stesso è stata rimandata al 2021. In più, è stata allargata la base del World Tour: non più diciotto squadre, com’era fino allo scorso anno, ma diciannove. Come se diciotto squadre non fossero già troppe, come se il World Tour fosse da irrobustire e non da snellire.

Infine, la riforma che ha riguardato perlopiù il mondo delle Professional. Il numero minimo di atleti si alza e di conseguenza non possono non aumentare il personale, gli eventi a cui prendere parte, i mezzi: i costi, in una parola. Senza dimenticare il nuovo sistema di assegnazione delle wild card, che ne assegna una di diritto alla squadra che è stata capace di primeggiare nella classifica delle Professional, valida per ogni appuntamento del circuito World Tour. Questa posizione quantomeno controversa è occupata attualmente dalla Total Direct Energie.

Una Professional piuttosto ricca che riceve un invito ad ognuna delle corse più importanti del mondo e che, volendo, può pure permettersi di rifiutarlo: il privilegio di cui gode la Total Direct Energie è clamoroso. Che le squadre francesi siano le più ricche della categoria Professional è un dato di fatto: la Cofidis è sbarcata addirittura nel World Tour, mentre l’Arkéa Samsic può permettersi corridori come Quintana, Barguil, Bouhanni, Rosa, Anacona, McLay. In estate, giusto per sottolineare lo strapotere economico delle francesi, la Total Direct Energie aveva avvicinato Julian Alaphilippe.

Di questa situazione, si capisce, la Total Direct Energie non ha nessuna colpa. Molto semplicemente, ne approfitta. Bernaudeau, il general manager, è uno dei più acerrimi nemici della riforma e della piega che sta prendendo il ciclismo contemporaneo: odia auricolari e misuratori di potenza, il funzionamento del World Tour e il modo in cui vengono assegnati i punti nelle varie classifiche. Non si può dire che Bernaudeau e la Total Direct Energie siano complici del sistema. Tuttavia, il paradosso in cui si sono trovati solleva polemiche e indignazione.

Da una parte le Professional, che lamentano lo strapotere economico delle francesi e la precedenza della quale almeno una di loro gode nel momento della spartizione delle wild card. Dall’altra le realtà del World Tour, le quali devono fronteggiare un carico maggiore di responsabilità e di spese per ritrovarsi poi con le stesse possibilità di partecipazione della Total Direct Energie. È questo, dunque, l’ultimo scivolone della gestione Lappartient, l’ennesima figura apparentemente inadatta alla carica che ricopre e al momento di transizione che il ciclismo contemporaneo sta attraversando.

 

 

Foto in evidenza: ©Team Total Direct Energie, Twitter

Davide Bernardini

Davide Bernardini

Fondatore e direttore editoriale di Suiveur. È nato nel 1994 e momentaneamente tenta di far andare d'accordo studi universitari e giornalismo. Collabora con la Compagnia Editoriale di Sergio Neri e reputa "Dal pavé allo Stelvio", sua creatura, una realtà interessante ma incompleta.