Una vicenda prettamente ciclistica

La Vuelta a España 2011 è stata definitivamente assegnata a Chris Froome.

 

La vicenda che nell’ultimo mese ha coinvolto Chris Froome e Juan José Cobo Acebo è stata definitivamente archiviata: la Vuelta a España 2011 è stata tolta all’atleta spagnolo e assegnata al britannico. Tuttavia, la questione è risolta soltanto apparentemente: leggendo tra le righe, vi si scoprono dei risvolti agghiaccianti.

Basta ripercorrerla per sommi capi per rendersi conto delle storture principali. Cobo Acebo conquistò la Vuelta a España 2011 con tredici secondi di vantaggio su Froome, il secondo classificato. La vittoria dello spagnolo destò sorpresa, dato che in carriera aveva raccolto perlopiù successi parziali – due tappe e la classifica generale dei Paesi Baschi nel 2007, una tappa al Tour de France 2008, una alla Vuelta 2009. Ciononostante, fino ad un mese fa non erano mai trapelate notizie relative ad un illecito sportivo da parte sua – che in molti immaginavano ma non potevano provare. Poi queste voci sono diventate verità.

Secondo l’UCI, Cobo Acebo avrebbe fatto uso di una sostanza vietata; l’utilizzo della stessa è provato da alcuni valori anomali riscontrati nel passaporto biologico dello spagnolo tra il 2009 e il 2011. Cobo Acebo aveva un mese di tempo per presentare un ricorso: non avendolo fatto, la Vuelta a España 2011 passa a Chris Froome, il quale ha chiarito fin da subito quanto strano sia questo successo; tra l’altro, precedendo di dieci mesi quello di Wiggins al Tour de France 2012, diventa anche il primo successo di un corridore britannico in una grande corsa a tappe costringendo così a riscrivere il primato che Wiggins avrebbe stabilito l’estate successiva. Oltre ai risultati ottenuti alla Vuelta a España 2011, l’UCI ha tolto allo spagnolo anche quelli relativi alla Vuelta a España 2009 – su tutti la vittoria a Segovia e il decimo posto finale – e ai campionati del mondo dello stesso anno, quelli di Mendrisio. Nonostante Cobo Acebo non corra più, gli è stata comminata una squalifica di tre anni.

Dunque, ricapitolando: con un decennio di ritardo – prima criticità – l’UCI riscontra delle anomalie nel passaporto biologico di un atleta ormai trentottenne e che non corre più dal 2014; “anomalie”, però, non significa necessariamente che Cobo Acebo abbia fatto uso di una particolare sostanza e che i suoi risultati ne abbiano beneficiato: tuttora, l’UCI non ha rivelato il nome della stessa. Qual è, allora? In che momento è stata acquistata e usata? In che quantità? Purtroppo non si sa niente, dunque Cobo Acebo è stato privato del successo più importante della sua carriera senza che il suo illecito sia stato del tutto chiarito – seconda criticità. E no, non basta rammentare il passato da gregario e fuggitivo di Cobo Acebo per spiegare che i gregari e i fuggitivi non possono essere in grado di vincere una grande corsa a tappe: ci voglione le prove, e dovrebbero essere trasparenti e inattaccabili.

Siccome il ciclismo usa pesi e misure diverse – e non due come vorrebbe il proverbio, bensì molti di più -, stavolta la corsa è stata assegnata al secondo classificato – terza criticità: non ci sembra edificante che passi il concetto che si possa vincere pur arrivando secondi o terzi; certo, siamo consapevoli che la discussione in merito non sia di facile risoluzione; tuttavia, ogni volta che una vittoria viene assegnata a chi non l’ha realmente conquistata, reputiamo lo storcere il naso una reazione quantomeno umana. Come se tutto questo non bastasse, la Vuelta a España 2011 è andata a Chris Froome – quarta criticità -, un corridore che nel corso della sua carriera ha avuto diverse accuse alle quali dover controbattere. Per quanto non ci faccia piacere rivangare nel passato dei corridori, non possiamo dimenticarci che se Chris Froome non è incappato in una squalifica in virtù del salbutamolo in eccesso riscontratogli nel corso della Vuelta a España 2017, il merito è tutto della difesa milionaria allestita dal Team Sky – che così facendo non ha infranto nessuna legge, intendiamoci: persino Petacchi, condannato per lo stesso motivo, ha fatto il nostro ragionamento.

Per l’ennesima volta, il ciclismo si trova a dover risolvere una questione prettamente ciclistica, fatta di ritardi e silenzi, decisioni controverse e assegnazioni rivedibili. Un problema che non sembra poter morire nemmeno col passare del tempo e col progresso tecnologico: se i corridori sono sempre più performanti e le biciclette sempre più spettacolari e veloci, il ciclismo – e la giustizia sportiva che regola la materia – assomiglia ad un animale agonizzante, gonfio di vecchiaia e appesantito da veleni secolari.

 

 

Foto in evidenza: ©Chris Froome, Twitter

Davide Bernardini

Davide Bernardini

Fondatore e direttore editoriale di Suiveur. È nato nel 1994 e momentaneamente tenta di far andare d'accordo studi universitari e giornalismo. Collabora con la Compagnia Editoriale di Sergio Neri e reputa "Dal pavé allo Stelvio", sua creatura, una realtà interessante ma incompleta.