Bouhanni, Giustizia e Trasparenza Anti-Doping

Siamo perplessi: il controllo anti-doping a Bouhanni non ci può lasciare indifferenti.

 

Nella giornata di ieri, con due twitt, Nacer Bouhanni (Cofidis) ha dichiarato di aver subito un controllo antidoping che, se non irregolare, è quantomeno singolare.

Ecco il primo twitt:

E qui il secondo, pubblicato poco dopo:


Traducendo e parafrasando, il 5 dicembre 2018 l’ADAMS si sarebbe presentata presso l’abitazione del corridore nella persona di un agente non francofono, fuori dall’orario deputato, senza chiedere i documenti d’identità allo stesso Nacer Bouhanni, anzi chiamandolo col nome del fratello (Rayane, che era appena stato controllato), trattenendosi per un’ora e mezza. Infine, Bouhanni si appella a un maggior rispetto per gli atleti.

La sigla che Bouhanni cita, ADAMS, identifica l’Anti-Doping Administration & Management System, un sistema di gestione di database web che è stato concepito per semplificare le attività quotidiane di tutte le persone collegate – atleti compresi – coinvolte nell’anti-doping. Tale sistema è stato implementato per permettere alla WADA, l’agenzia anti-doping mondiale, di coordinare le proprie attività in applicazione del World Anti-Doping Code, il codice  che regola le procedure anti-doping. Come tutti gli ordinamenti giuridici, anche quello che sovrintende alle norme contro il doping si dovrebbe appellare a dei princìpi fondamentali come oggigiorno è quello della trasparenza: essa indica la volontà di non nascondere, di non tenere segreti, a beneficio della chiarezza e della sincerità. 

Sappiamo però per esperienza che così, spesso non accade: possiamo citare il caso di Alex Schwazer, per rimanere in Italia, o la sospensione dalle competizioni di un’intera federazione sportiva (quella russa); ma basta vedere la mobilitazione a scoppio ritardato nei confronti di Chris Froome alla Vuelta dello scorso anno, per rendersi conto che la questione della trasparenza (e della correttezza) non è affatto scontata.

Premesso che abbiamo solo la voce del corridore e non quella dell’agenzia, ci dobbiamo chiedere: e questo controllo, legittimo – anche se non legale – e doveroso, che fine fa? E se uno dei due Bouhanni risulterà (quando?) in qualche modo colpevole di una irregolarità, cosa diremo? Lo sappiamo: stiamo parlando di un corridore che non sta simpatico ai più, e che quindi situazioni di questo tipo possono titillare la pruriginosa malizia giustizialista che alberga in ognuno di noi. Tuttavia ci si deve chiedere che tipo di giustizia sportiva vogliamo, ammesso che il termine “giustizia” collegato a “sportiva” mantenga un valore, dopo tutto quello che sta ancora accadendo. Il recente episodio del calciatore Sergio Ramos, graziato con poche righe in una mail nonostante le ripetute violazioni (presunte formali, ma non per questo meno importanti), o la vicenda di Magnini, chiusa per la Procura di Pesaro ma ancora aperta per la Nado, sono due tra gli ultimi esempi di come il mondo dell’anti-doping abbia ancora bisogno, nel 2018, di chiarezza e trasparenza.

Come possiamo pretendere il massimo dal nostro atleta, se chi lo controlla non rispetta le sue stesse regole? Gli sportivi e i loro tifosi hanno il diritto di esigere uno sport pulito, e le istituzioni hanno il simmetrico dovere di far sì che ciò accada. Punendo il colpevole, assolvendo l’innocente. In modo certo e tempestivo, secondo un giusto processo; non dopo fumose inchieste dalle soluzioni ambigue. Non possiamo vivere dentro un processo che supera l’immaginazione kafkiana. Della WADA e di tutto il sistema Anti-doping dobbiamo poterci fidare. Dobbiamo poter guardare alla WADA con rispetto, non con paura. Ne abbiamo bisogno noi, ed è un dovere loro.

 

In copertina, i fratelli Bouhanni (Nacer sx, Rayane dx) nella foto di Jérémy-Günther-Heinz Jähnick / Fourmies – Grand Prix de Fourmies, 6 septembre 2015 (B103) / Wikimedia Commons

Alberto Girardello

Alberto Girardello

Fondatore e direttore editoriale di Suiveur. Classe ’92, poveramente si illude che gli esami siano finiti. Gli piacciono le fotografie, le penne stilografiche e le fughe anche quando arrivano.