Un altro caso di doping trattato con ferocia, dimenticando la persona coinvolta.

 

Un ragazzo seduto, faccia vuota, sguardo assente. Braccio in vista, palmo verso l’alto. Un ago nell’incavo del gomito, una sacca di sangue. Qualche agente di polizia intorno. Lui che guarda in camera, e poi abbassa lo sguardo.
È Max Hauke, 26 anni, colto in flagrante mentre si praticava una microtrasfusione di sangue ai Mondiali di Sci di Fondo di Seefeld, in Austria. Altri atleti insieme a lui, arrestati subito insieme ad altre persone collegate alla vicenda. È stato assicurato alla giustizia, e pagherà per quello che ha fatto. Ma il problema non è questo, ora.

La questione è se servisse proprio pubblicare quel video. Se davvero siamo dei forcaioli che godono nel vedere qualcuno ridotto a un verme nella teca. Se, inerme, gli sputeremmo in faccia. Se lo offenderemmo in pubblico, togliendogli ogni dignità.
Perché è quello che stiamo facendo, con quel video.

Non siamo fatti così, e non abbiamo certo bisogno di incentivi per regredire allo stato di bestia da parte di chi diffonde quelle immagini. La battaglia contro il doping si vince con il rispetto, non con la vendetta.

 

Foto in evidenza: ©Flickr

Alberto Girardello

Alberto Girardello

Fondatore e direttore editoriale di Suiveur. Classe ’92, poveramente si illude che gli esami siano finiti. Gli piacciono le fotografie, le penne stilografiche e le fughe anche quando arrivano.