Il ciclismo italiano non aveva assolutamente bisogno delle parole di Elia Viviani.

 

“Prima vinco, poi vado a casa”: questo è quello che ha detto Elia Viviani a “La Gazzetta dello Sport”, che non ha perso tempo usando le parole del velocista italiano come titolo del pezzo uscito ieri sul giornale. Nel pezzo in questione si parla di un Viviani serio, convinto, che non usa giri di parole; come se affermare “prima vinco, poi vado a casa” fosse soltanto una dichiarazione d’intenti. Lo è, intendiamoci, ma ci sembra anche qualcos’altro: un’uscita evitabile, ad esempio.

Siamo abbastanza disincantati per capire che il ciclismo, specialmente quello odierno, sia una giungla di obiettivi, scadenze, interessi e impegni programmati: a Viviani, dunque, non chiederemmo mai di partecipare ogni anno al Giro d’Italia con l’obbligo di concluderlo. Elia Viviani, tuttavia, non è un corridore qualunque (a patto che ce ne siano): è un Campione Olimpico, che lo scorso anno vinse quattro tappe e la maglia ciclamino e indossa ora il Tricolore di Campione Italiano. La presenza di velocisti validi come Ewan, Ackermann, Démare e Gaviria ha sicuramente reso più difficile il suo compito, ma fa parte del gioco.

Non siamo qui per scrivere che Viviani batte in ritirata perché non all’altezza degli avversari; la forma è ottima, non sarà paragonabile a quella dello scorso anno, ma è pur sempre quella necessaria per essere competitivo: altrimenti non avrebbe collezionato tre secondi posti e la vittoria a Orbetello, revocatagli giustamente ma fatta pesare troppo, considerando i punti di penalità affibbiati al veronese. Un colpo doloroso da incassare che potrebbe aver influito più del previsto.

Viviani dovrebbe lasciare il Giro d’Italia nelle prossime ore: le chance per i velocisti si esauriscono con la Carpi – Novi Ligure, di montagne da scalare ce ne sono veramente tante e in fondo alla primavera s’intravede il Tour de France. Eppure, nonostante tutte le attenuanti del caso, rimaniamo del parere che un atleta come Elia Viviani non può affrontare il Giro d’Italia con questo piglio: come detto, indossa la maglia di Campione Italiano ed è uno dei corridori di riferimento del nostro movimento. Stando alle sue dichiarazioni, il ritiro appare ormai scontato; se così fosse, il solco che già separa Giro d’Italia e Tour de France verrebbe ulteriormente accentuato. Un ciclista non abbandonerebbe mai la Grande Boucle con questa leggerezza, annunciandolo giorni prima. È il primato che, da sempre, può vantare il Tour de France: come ha detto saggiamente Taylor Phinney, “L’unica corsa alla quale i partecipanti si presentano per dare il massimo e non per prepararne altre”.

 

Foto in evidenza: ©Giro d’Italia, Twitter

Davide Bernardini

Davide Bernardini

Fondatore e direttore editoriale di Suiveur. È nato nel 1994 e momentaneamente tenta di far andare d'accordo studi universitari e giornalismo. Collabora con la Compagnia Editoriale di Sergio Neri e reputa "Dal pavé allo Stelvio", sua creatura, una realtà interessante ma incompleta.