10 nomi da seguire per la Parigi-Roubaix

Chi vincerà una delle Parigi-Roubaix più incerte degli ultimi tempi?

 

 

Il Giro delle Fiandre ha confermato quello che un occhio attento aveva già intuito: i valori in campo non erano così equilibrati da almeno trent’anni, quando nessuno seppe raccogliere lo scettro di De Vlaeminck e Moser fino alla consacrazione della Mapei, che con Ballerini e soprattutto Museeuw riuscì ad imbrigliare la corsa togliendola spesso e volentieri dalle grinfie di carneadi e corridori di seconda o terza fascia. L’assenza di una stella polare è facilmente rintracciabile nell’ordine d’arrivo del Giro delle Fiandre: ha vinto Bettiol, che fino alla scorsa domenica non aveva mai gioito, e a ridosso del vincitore sono arrivati corridori come Matthews, Valverde e Jungels, dei campioni che con le pietre non hanno nulla a che vedere. La Parigi-Roubaix, però, è una corsa molto distante dal Fiandre nonostante chilometraggio, periodo e fondo stradale si assomiglino. Se per ben figurare alla Ronde non è necessario essere degli assi del pavé, alla Parigi-Roubaix è presupposto imprescindibile. Per questo il novero dei favoriti non può che essere ristretto.

Alexander Kristoff

Kristoff in passato ha faticato a domare le pietre francesi: sarà la volta buona? (Foto © Aivlis Photography)

Dopo un’Harelbeke sottotono, Alexander Kristoff ha infilato ottime prestazioni una dietro l’altra: ha stracciato la compagnia alla Gent-Wevelgem, era davanti alla Dwars door Vlaanderen e ha dominato la volata per il terzo posto al Giro delle Fiandre. Se i risultati contano ancora qualcosa, è lo specialista delle pietre più in forma del momento. La Parigi-Roubaix rappresenta l’ultimo obiettivo della prima parte di stagione, dunque Kristoff non dovrà dosare le energie in vista delle Ardenne: può dare tutto quello che gli è rimasto dopo una campagna dura e dispendiosa. Le incognite sono due: il rendimento nelle passate edizioni della corsa e la pochezza della UAE per le classiche del pavé. Il miglior piazzamento del norvegese alla Parigi-Roubaix è il nono posto del 2013, seguito dal decimo ottenuto nella primavera del 2015, la più florida della sua carriera. Lo scorso anno fu cinquantasettesimo e all’attivo ha anche quattro ritiri. L’unico compagno di squadra che potrebbe stargli accanto è Gaviria, anche se fino ad oggi il colombiano è parso piuttosto in difficoltà sulle pietre. Kristoff non può contare sull’accelerazione bruciante che gli permise di seminare gli avversari al Giro delle Fiandre del 2015, ma alla Parigi-Roubaix potrebbe non essercene bisogno: aspetterà una volata a ranghi ristretti e il dovere dei suoi rivali è quello di eliminarlo in tempo.

Zdeněk Štybar

Zdenek Stybar in cerca di riscatto dopo essere malamente rimbalzato al Fiandre. (© Emanuela Sartorio – Caffè & Biciclette)

Le quotazioni di Zdeněk Štybar sono calate non appena la posta in gioco si è alzata e il gruppo ha fatto sul serio. Il ceco, che rimane a tutti gli effetti uno dei nomi più pericolosi in vista della Parigi-Roubaix, ha stentato nelle due classiche del Nord più prestigiose disputate fin qui: Gent-Wevelgem e Giro delle Fiandre, trentacinquesimo nella prima e trentaseiesimo nella seconda. Lo straripante passista che ha vinto Omloop Het Nieuwsblad e Harelbeke sembra un lontano ricordo, se paragonato al legnoso specialista odierno. Štybar non ha saputo approfittare di un’intera squadra, e per giunta la più forte, a disposizione e nemmeno della mancanza di un capitano riconosciuto, ragion per cui spesso e volentieri il finalizzatore è stato proprio lui. Delle tre classiche del pavé più importanti, la Parigi-Roubaix è quella che gli si addice di più. In sei edizioni, se si esclude il centodecimo posto del 2016, Štybar non è mai uscito dai primi dieci: nono, sesto, quinto e per ben due volte secondo. Resta da capire se le prove opache alla Gent-Wevelgem e al Giro delle Fiandre sono da imputare ad uno stato di forma discendente oppure allo scarso feeling con queste due classiche che il ceco non ha mai nascosto, visti anche i precedenti. Considerando i trentatré anni compiuti a dicembre e la stasi che sta attraversando il settore delle pietre, un’occasione così ghiotta potrebbe non presentarglisi più.

 

Wout van Aert

Van Aert all’ultima chiamata sulle pietre in questo 2019. (Foto © Aivlis Photography)

A Wout van Aert sono bastate due primavere per guadagnarsi la nomea di piazzato. A differenza di molti colleghi, però, per lui è motivo di vanto: quanti altri ventiquattrenni sarebbero in grado di mettere su strada il suo coraggio e la sua costanza, pur arrivando da un inverno intenso trascorso nel ciclocross? Dal 2 marzo al 7 aprile ha preso parte a sei classiche senza mai sbagliare approccio: persino il ventinovesimo posto della Gent-Wevelgem non è da buttare, tenendo conto dei suoi tentativi nel finale e del modo in cui si è risolta la corsa (in volata, per il momento una delle sue lacune). Alla Parigi-Roubaix dello scorso anno fu protagonista per lungo tempo, salvo poi concludere tredicesimo a due minuti e mezzo da Sagan. Nella primavera del 2018 corse di più ma raccolse molto meno; quest’anno, invece, ha in bisaccia alcuni piazzamenti degna di nota: il terzo posto della Strade Bianche, il sesto della Milano-Sanremo e il secondo di Harelbeke. Per van Aert vale lo stesso discorso fatto per Štybar: alla Gent-Wevelgem e al Giro delle Fiandre non ha brillato anche perché il percorso non gli calza a pennello come quello della Parigi-Roubaix. Se a van Aert mancassero chilometri nelle gambe o lucidità nei momenti decisivi, non lo condanneremmo: come per van der Poel, età e futuro sono dalla sua parte. Se dovessimo vederlo protagonista ancora una volta, però, non ci stupiremmo: il talento e i compagni di squadra di cui dispone consentono sogni di gloria.

 

Peter Sagan

Peter Sagan alla ricerca di una stagione che sembra sfuggirgli di mano. (Foto © Emanuela Sartorio – Caffè & Biciclette)

Essere Peter Sagan significa rientrare nei pronostici della vigilia pur non essendo al meglio, come lui stesso ha dichiarato alla stampa e come ogni tifoso mediamente appassionato aveva già riscontrato. Pur non brillando, ha chiuso quarto alla Milano-Sanremo e undicesimo al Giro delle Fiandre. La squadra, sulla carta una delle migliori per attitudine al pavé e per esperienza, non lo ha appoggiato a dovere: la speranza è che l’inerzia cambi sulle pietre della Parigi-Roubaix, una classica che Sagan non ha mai digerito facilmente. No, non ci stiamo dimenticando del meraviglioso successo di un anno fa. Sarebbe parziale, però, non ricordare che prima del trionfo del 2018 lo slovacco non era mai andato oltre il sesto posto del 2014, collezionando inoltre un ritiro alla prima apparizione, un undicesimo posto nel 2016 e tre risultati pessimi nelle altrettante edizioni rimaste fuori dal computo. Le sue caratteristiche (veloce, potente, resistente, brillante sugli strappi) fanno sì che Sagan sia il favorito principale alla Milano-Sanremo e al Giro delle Fiandre, mentre per la Parigi-Roubaix i riferimenti principali sembrano altri. Ma ci sarà anche lui, fosse soltanto per la vittoria dello scorso anno, per il numero uno spillato alla schiena o per approfittare come solo lui sa fare di una situazione estremamente indefinita e propizia.

 

Greg Van Avermaet

(Foto ©Emanuela Sartorio – Caffè & Biciclette)

Non è un caso che Alberto Bettiol, fresco vincitore del Giro delle Fiandre, abbia raccontato di aver sempre seguito una e una sola ruota sulle strade del Nord: quella di Greg Van Avermaet. Il belga è lo specialista del pavé più temuto proprio perché specialista in senso stretto non lo è: attacca col coraggio di chi si gioca una tappa del Giro d’Italia o del Tour de France senza dover curarsi della classifica, è rapido come un puncher delle Ardenne e solido come un uomo che punta alla classifica generale dei grandi giri. In più, come se tutto questo non fosse già abbastanza, aggredisce le pietre con la brutale eleganza dei fuoriclasse. Essendo completo ma, ahilui, non un vincente, Van Avermaet ha messo insieme una primavera di assoluto livello alla quale manca solo il trionfo. Lo ha accarezzato alla Omloop Het Nieuwsblad e ad Harelbeke, inseguito alla Strade Bianche e cercato al Giro delle Fiandre: invano, purtroppo. Sa già che la squadra non sarà in grado di aiutarlo: una bella differenza rispetto ai tempi della BMC. In compenso, considerando che Terpstra non ci sarà per le conseguenze della caduta di domenica scorsa, lui e Sagan sono gli unici che sanno come si vince una Parigi-Roubaix. C’è chi aspetterà la volata e chi un settore preciso di pavé: Greg Van Avermaet si accontenta di arrivare a domenica con la serenità che contraddistingue chi sa che tutto quello che si potrà tentare verrà tentato.

 

Nils Politt

Nils Politt al via della Milano-Sanremo 2019. (Foto © Claudio Bergamaschi)

Non ci saremmo mai aspettati di inserire Nils Politt in questa lista. Eppure il lungo tedescone in grigiorosso non finisce di stupire. Fra i più riconoscibili corridori in gruppo e già brillante nelle prime uscite stagionali in Belgio (diciannovesimo alla Omloop Het Nieuwsblad, sesto ad Harelbeke e ventunesimo alla Dwaars door Vlaanderen), il quinto posto al Giro delle Fiandre lo pone di diritto fra i migliori interpreti stagionali delle corse sulle pietre. Gli piace la corsa combattuta, se non è proprio lui il primo ad accendere la miccia; si difende bene allo sprint ed è dotato di fondo. Si presenta alla Roubaix di quest’anno forte del settimo posto conquistato nel 2018, dopo il nulla di fatto del 2016 e il ventisettesimo posto del 2017. Tagliatissimo per queste prove, chissà che non possa essere lui a vivere la giornata di grazia, come Bettiol al Fiandre; chissà che non possa essere proprio lui a emergere dal livellamento e dalla mancanza di un padrone nelle corse sul pavé. Noi qualcosa in più di un pensierino sul suo nome lo facciamo.

Jasper Stuyven

Jasper Stuyven cerca il riscatto sulle strade della Parigi-Roubaix. (Foto © Emanuela Sartorio – Caffè & Biciclette)

Negli sport di squadra diremmo: partita dentro o fuori. E sì, caro Jasper, ora ci rivolgiamo direttamente a te: sei un corridore che a tratti sa essere esaltante, ma quest’anno hai qualcosa che non va. Tutta la Trek-Segafredo in verità non ruba l’occhio e allora ti aspettiamo alla prova della verità di questa opaca primavera. In una Parigi-Roubaix senza padroni, per un corridore capace di arrivare quarto nel 2017 e quinto nel 2018, l’occasione è ghiotta. Sei forte sul passo, sei difficile da staccare sul pavé, quando sei in forma provi in prima persona a liberarti degli altri sulle pietre. Oltretutto sei da tenere d’occhio in un azione da lontano perché potrebbe essere quella la mossa tua e della tua squadra, il cui capitano potrebbe essere un altro e non tu. Coraggio Stuyven, crediamo in te.

 

Sebastian Langeveld

Sebastian Langeveld al foglio firma della Tirreno-Adriatico. (Foto © Claudio Bergamaschi)

In una Parigi-Roubaix adatta agli outsider, questo olandese di lungo corso è un nome che torna buono e che potrebbe sorprendere. E vi diciamo la verità, lo avremmo inserito anche tra i dieci favoriti per il Giro delle Fiandre, se Oliver Naesen avesse dato forfait. Se qualche collega vive una primavera balbettante, la sua sta filando liscia come una pietra a schiena d’asino. A trentaquattro anni, insieme a una squadra in palla, domenica inseguirà il risultato di una carriera, lui che nel 2017 sorprese tutti arrivando terzo. Ma il feeling con il pavé francese è noto: nel 2013 fu settimo e nel 2014 ottavo, senza dimenticare alcune passate campagne del nord corse non al meglio per qualche incidente di troppo che ne ha minato la carriera. Al Fiandre è stato splendido nel difendere la posizione di Bettiol, qui probabilmente sarà chiamato a correre in prima persona o a giocarsi in coppia con Vanmarcke le sue carte che domenica potrebbero valere l’intero piatto. A una condizione, però: visto lo spunto veloce dimenticabile, dovrà arrivare tutto solo nel velodromo di Roubaix, magari imitando proprio il suo compagno di squadra sette giorni prima.

John Degenkolb

Uno dei favoriti principali nell’Inferno del Nord. (Foto © Emanuela Sartorio – Caffè & Biciclette)

Se è complesso trovare un favorito per questa corsa, al netto del livellamento visto in tutta questa primavera e che domenica, fatta eccezione per Bettiol e van der Poel, ha visto il suo apice nel Giro delle Fiandre, forse il nome del tedesco in maglia Trek-Segafredo potrebbe essere quello giusto. Al via di questa corsa ci sono solo tre vincitori: Sagan, detentore, Van Avermaet, vincitore nel 2017, e appunto John Degenkolb, splendido trionfatore nel suo magico 2015. Su queste strade è un po’ come se fosse di casa, amico della Roubaix in tutti i sensi e vincitore in zona anche lo scorso anno nella tappa del Tour de France. Qui Degenkolb si trasforma e dalla sua corsa passerà la voglia di riscatto della squadra di Luca Guercilena, che nei giorni scorsi si è fatto sentire verso i suoi uomini, rei di non essere ancora riusciti a cavare un ragno dal buco. Letale in caso di sprint a ranghi ristretti, fortissimo sulle pietre sconnesse della Roubaix, ecco forse il cliente più pericoloso di una gara che mai come quest’anno potrebbe parlare tedesco.

Yves Lampaert

Una primavera non all’altezza delle aspettative, per Yves Lampaert. ((Foto © Emanuela Sartorio – Caffè & Biciclette))

Trovarne un decimo in questa situazione: lavoro svolto con la lanterna. Abbiamo detto (e lo ridiciamo), una Parigi-Roubaix senza padrone e con due squadre di riferimento: Jumbo-Visma e Deceuninck-Quick Step. Ecco che proprio all’interno della squadra di Lefevere troviamo un altro corridore da seguire. Una Roubaix che nel nostro elenco diventa un opera di ricerca di atleti bisognosi del riscatto a una Primavera di certo non esaltante: anche Lampaert non sfugge da questo canovaccio. Anzi, è forse l’esempio più emblematico. Lo aspettavamo al salto di qualità che non è mai arrivato e domenica sarà carta fondamentale per la sua squadra. Qui Yves Lampaert ha ottenuto il suo miglior risultato in una monumento: un settimo posto nel 2015. Qui Yves Lampaert ha terreno adatto per esprimere tutte le sue potenzialità da uomo del Nord. Qui a ventotto anni appena compiuti e con una certa esperienza sulle spalle, è arrivata l’ora del riscatto, ma già ve lo diciamo e ci sbilanciamo: sarà molto difficile.

Altri

©Emanuela Sartorio – Caffè&Biciclette

Partiamo dall’Italia. Dopo la sbornia fiamminga è difficile ipotizzare un successo di un corridore azzurro. Se Moscon fosse quello di due stagioni fa allora avremmo trovato il nome giusto. Al Fiandre ha fatto le prove generali per questa corsa: aspettiamo con fiducia, il motore non gli manca. Trentin ha fallito l’appuntamento alla Sanremo e al Fiandre pur essendo stato protagonista: in Italia nel finale, in Belgio nella fase centrale salvo scomparire sul Kruisberg. I muri fiamminghi gli risultano indigesti, forse in Francia potrebbe avere terreno più adatto alle sue caratteristiche e alla sua forma. Di certo quello che gli manca in questo momento è una squadra solida. Dalla Francia, occhio a questi nomi: Sarreau sta andando forte (più del suo capitano Démare) ed è temibile allo sprint, Turgis è una delle realtà stagionali e senza Terpstra avrà la responsabilità di guidare un’ottima Direct Energie, dove si segnala anche Petit; Laporte, con condizioni simili a Sarreau, guiderà la Cofidis; e infine Sénéchal, seconda linea Deceuninck che potrebbe essere pericoloso in qualche fuga. A proposito di Deceuninck, come non citare un Gilbert sin qui in ombra anche per problemi fisici, ma pensa alla Roubaix da mesi, se non anni, mentre Asgreen ora sarà guardato a vista. Dalla Gran Bretagna il Team Sky cerca riscatto, e i nomi, oltre al già citato Moscon, sono sempre quelli di Rowe, Stannard e Van Baarle (noi italiani seguiremo anche Ganna). Mads Pedersen, terza linea in casa Trek, ha il motore giusto per fare la sorpresa, mentre quello del belga DeWulf lo spingerà in futuro verso grandi traguardi, ma intanto c’è e sarà da tenere d’occhio magari in una lunga fuga da lontano. E occhio a Breschel: tutta l’EF vola e dunque sono da seguire anche lui, Vanmarcke e pure Phinney, uno che qui sembrava poter diventare protagonista. La Jumbo tutta per van Aert punta a una prova migliore rispetto alla controprestazione del Fiandre: anche van der Hoorn merita la menzione. A proposito di controprestazioni: la Dimension Data con Boasson hagen deve capire cosa cavare fuori da questo 2019 sin qui disastroso. Infine un occhio di riguardo da dare a Naesen, DillierGreipel, Gaviria, Vandenbergh, Haussler, MohoričKeukeleire, Benoot e magari qualche ragazzo che in passato l’ha corsa da protagonista tra gli under 23 o gli juniores: da qui potrebbe uscire la sorpresa del 2019.

Foto in evidenza: © https://www.flickr.com/photos/daffyduke/