10 nomi da seguire per Il Giro di Lombardia

I 10 nomi da seguire in vista della seconda Monumento della stagione.

 

Dalla Milano-Sanremo, mite saluto alla sopraggiunta primavera, al Lombardia, preludio ad autunnali tappeti di foglie morte. Tradizionalmente, le classiche Monumento si tengono alla larga dalla stagione estiva, dalle atmosfere vacanziere e da quelle temperature canicolari che seccano la gola e prosciugano i muscoli. In effetti, dislivello, lunghezza e “peso” di queste corse, sarebbero più che sufficienti per giustificare la loro originale collocazione in calendario e la scelta di evitare quegli affollati mesi di esodi verso località marittime o rifugi in alta quota. In questo periodo però capita anche che qualcuno, in cerca di una maggiore tranquillità, opti per una più placida villeggiatura lungo le sponde dei laghi, in terre contraddistinte, a luglio come ad agosto, da una natura lussureggiante.

Sarà in una di queste cornici lacustri, più precisamente quella del Lago di Como, che andrà in scena la 114^edizione del Giro di Lombardia, manifestazione che nel cuore dell’estate italiana richiamerà in strada curiosi, appassionati e turisti presenti lungo alcune delle rive e delle erte più note del territorio lariano. Il tracciato che affronteranno i corridori delle 25 squadre in gara ricalca quello proposto ininterrottamente dal 2017 a oggi con partenza da Bergamo e arrivo a Como dopo aver affrontato Colle Gallo, Colle Brianza, Madonna del Ghisallo, Colma di Sormano (dal lato dell’impervio e rinomato Muro), Civiglio e San Fermo della Battaglia (sostituito nel 2018 dallo strappo di Monte Olimpino, unica variazione degli ultimi quattro anni).

Un percorso classico dunque ma, complice l’arsura agostana, sulla carta ancora più impegnativo e selettivo del solito dove sarà interessante osservare se, dopo i tre successi consecutivi in solitaria di Vincenzo Nibali, Thibaut Pinot e Bauke Mollema, si tornerà ad assistere all’arrivo di un gruppetto o se, ancora una volta, sarà l’azione di un singolo a valere la vittoria nella seconda classica monumento per numero di edizioni (solo la Roubaix è stata disputata più volte), un obiettivo che resta alla portata di tanti corridori fra quelli che si schiereranno al via del capoluogo orobico. La start list, pur subendo la contemporanea concorrenza del Giro del Delfinato, resta infatti di alto livello e ricca di possibili protagonisti che potrebbero accendere la prova lombarda in qualunque momento dando vita a una gara altamente combattuta e spettacolare.

Remco Evenepoel

©Remco Evenepoel, Twitter

Tutti lo vogliono, tutti lo temono. Accostare il nome di Remco Evenepoel alle qualità del mitologico Re Mida non costituisce (ormai) più un’eresia: il belga classe 2000 ha infatti primeggiato in tutte le quattro brevi a corse a tappe (Vuelta San Juan, Volta Algarve, Vuelta Burgos e Giro di Polonia) fin qui disputate nel 2020, aggiungendo in ciascun caso almeno un successo di tappa a quelli nelle classifiche generali e dando spaventose dimostrazioni tanto di prepotenza fisica quanto di controllo delle varie situazioni di gara. Entrambi questi aspetti, uniti a una squadra tradizionalmente ben equipaggiata per le corse di un giorno, fanno sì che il profilo del golden boy di Aalst sia ancora più temuto in vista di sabato. La versione estiva della “classica delle foglie morte” rappresenterà per lui il primo esame in una classica Monumento, ambiente nel quale dovrà vedersela contro un field di avversari altamente qualificato e competitivo. Nonostante questo, Remco ha dalla sua un tracciato che gli si addice, un senso dell’impresa e un coraggio che spesso pagano dividendi importanti in contesti del genere e, soprattutto, il fatto di non essere completamente avulso al contesto delle gare in linea. Molti, infatti, hanno ancora negli occhi il modo con cui si è imposto l’anno scorso sul traguardo di San Sebastian (vittoria in solitaria dopo aver contrattaccato a 20 km dall’arrivo e staccato Skujins sull’ultima erta di Tontorra), manifestazione disputata nel mese di agosto che dimostra, tra le altre cose, come Evenepoel sappia convivere egregiamente anche con le alte temperature. Insomma, incantati dalla naturalezza dei suoi exploit e dall’incredibile evoluzione della sua parabola da predestinato, tutti lo attendono al varco e si aspettano di assistere ad un’altra prova del suo talento cristallino.

Vincenzo Nibali

©Vincenzo Nibali, Twitter

Tagliato il traguardo della Sanremo, Vincenzo ha candidamente ammesso che gli è mancata un po’ di brillantezza per poter fare la differenza sul Poggio e, nel momento dell’allungo di Alaphilippe, seguire l’indiavolato francese e Wout Van Aert. Poco male: lo “Squalo”, ancora una volta, ha dato prova del suo carattere muovendo la squadra nel migliore dei modi e provando comunque a lasciare una traccia tangibile nel particolare contesto della Classicissima 2020. Al Lombardia, a differenza della gara di sabato scorso, Vincenzo troverà sotto le sue ruote un tracciato che conosce alla perfezione e sul quale ha già dimostrato di saper fare la differenza (due successi e un secondo posto nelle ultime quattro partecipazioni). Anche se in quest’occasione si correrà sotto le alte temperature di Ferragosto, la “Classica delle foglie morte” è la gara di un giorno (non solo tra quello monumento) che più si addice alle doti di fondista del siciliano il quale, al suo fianco, avrà un team in grado di supportarne perfettamente le ambizioni e rendere la corsa dura nel finale quando la serie di asperità che il gruppo si troverà ad affrontare potrà restare nella gambe di molti. Sarà intrigante assistere a un duello generazione con Evenepoel in cui Vincenzo, nel confronto diretto col giovane avversario, potrebbe davvero far valere la sua maggiore esperienza e la grande ispirazione che di solito riceve correndo sulle strade lombarde.

Diego Ulissi

©CYCLINGnerd2, Twitter

Il secondo posto al Gran Piemonte, dopo quello nella tappa mossa di Bielsko-Biała al Polonia, ha confermato l’ottimo stato di forma di Diego che si affaccia al Lombardia con le giuste motivazioni (sbloccarsi in questo strano 2020) e le gambe per fare bene. Affiancato da un roster che saprà certamente metterlo nelle condizioni per liberare i propri cavalli nel finale, Ulissi ha dalla sua un invidiabile spunto veloce che potrebbe essergli d’aiuto in caso di arrivo a ranghi ristretti ma, al contempo, sulle strade del Lombardia non è mai riuscito a piazzare una zampata veramente decisiva. Il 21° posto ottenuto nel 2017 non è solo il miglior piazzamento conseguito nella classica lombarda ma, allargando il discorso, anche in una classica monumento, risultati questi che potrebbero rappresentare per il toscano un’ulteriore spinta per andare seriamente a caccia del colpo grosso.

Jakob Fuglsang

©Astana Pro Team, Twitter

Il danese dell’Astana è uno dei corridori con meno giorni di corsa nelle gambe prima di questo Lombardia ma, allo stesso tempo, è uno di quelli che aveva fatto vedere le cose migliori (due tappe e classifica generale della Vuelta Andalucia in febbraio) prima che il Covid-19 stoppasse tutta l’attività agonistica. Il quinto posto alla Strade Bianche e le buone prestazioni del Polonia sembrano indicare che Fuglsang abbia ripreso da dove aveva lasciato e la “Classica delle foglie morte” costituisce in quest’ottica un importante banco di prova. La solidità ormai acquisita nelle competizioni di un giorno (vedi successo alla Liegi lo scorso anno), la potenza unita a comprovate abilità da scalatore e l’aver trovato consapevolezza della propria dimensione fanno sì che il portacolori dell’Astana (quarto lo scorso anno sul traguardo di Como) sia uno dei maggiori indiziati a fare la differenza nell’arcigno finale di corsa dove il suo spunto potrebbe portarlo a un risultato storico visto che nessun suddito della regina Margherita II si è mai imposto nella classica lombarda. Nello scacchiere tattico che si andrà a delineare in corsa la sua livrea dunque avrà un occhio di riguardo e, sfruttando il marcamento  le attenzioni a cui verrà sottoposto, potrebbe aprire il campo alle iniziative di due giovani compagni di squadra apparsi notevolmente in forma nelle ultime uscite: Alex Aranburu (2° al Gran Trittico Lombardo, 7° alla Sanremo, 6° al Gran Pimonte) e Aleksandr Vlasov (3° alla Route d’Occitanie, 1° alla Mont Ventoux Dénivelé Challenge e 4° al Gran Piemonte), entrambi ventiquattrenni al primo anno sul palcoscenico del World Tour.

Maximilian Schachmann

©Maximilian Schachmann, Twitter

Come per Fuglsang, anche i primi mesi di stagione del tedesco si erano rivelati particolarmente redditizi: i successi (tappa e maglia) alla Parigi- Nizza e i piazzamenti all’Algarve facevano presagire a un grande anno per lui, prospettiva che Schachmann ha ribadito di voler concretizzare con il terzo posto ottenuto nella polvere delle strade senesi. Resistenza al caldo, capacità di ben figurare in gare dai dislivelli sostanziosi e spunto vincente nei finali impegnativi sono ormai doti acclarate che rendono l’alfiere della BORA-Hansgrohe uno dei contendenti più pericolosi e imprevedibili negli ultimi 50 chilometri del Lombardia dove, a differenza dell’anno scorso, dovrebbe correre da terminale numero uno della sua squadra.

Michael Woods

©Michael Woods, Twitter

Dalla ripresa delle competizioni agonistiche la EF è la squadra che ha preso parte al minor numero di gare schierandosi al via solo in occasioni delle corse World Tour. Ecco che allora quella mancanza di brillantezza a cui accennava Nibali al termine della Sanremo torna prepotentemente d’attualità anche quando si parla della formazione americana la quale tuttavia, come dimostrano i piazzamenti recenti di Bettiol, Hofland e Higuita, presenta al suo interno una dose di talento sufficiente per ben figurare a prescindere su ogni terreno. È difficile dunque pensare di non vedere almeno un uomo in rosa-blu nel vivo dell’azione di una classica di prestigio come il Lombardia dove, per affinità col tracciato e pedigree, potrebbe essere Michael Woods a prendersi le maggiori responsabilità tra i suoi. Il canadese è reduce da un superbo finale di 2019 in cui, oltre ai secondi posti al Giro dell’Emilia, alla Japan Cup e alla vittoria nella Milano-Torino, si è ben comportato proprio al Lombardia chiudendo quinto sul traguardo di Como e dimostrando di avere il percorso della classica lombarda assolutamente nelle proprie corde. Se la fortuna e gli sviluppi di corsa dovessero quindi accompagnarsi a una giornata delle migliori, l’ex podista potrebbe davvero impensierire più di qualcuno ed essere una serie minaccia per il podio finale.

Tim Wellens

©Tim Wellens, Twitter

Il compagno di avventure out of competition di Thomas De Gendt arriva al Lombardia con il solo Giro di Polonia nelle gambe dove però qualche segnale (9° nella già citata frazione di Bielsko-Biała) l’ha lanciato. Assente nelle precedenti classiche del calendario italiano, Il Lombardia per Wellens non sarà solamente la seconda gara di un giorno del 2020 ma anche il primo appuntamento di rilievo della sua stagione. Nonostante gli interrogativi legati a tenuta e reale condizione, è indubbio che il corridore belga abbia un certo feeling con la “Classica delle foglie morte” visto che è il Monumento (assieme alla Liegi) dove ha sommato il maggior numero di partecipazioni e anche quello dove è riuscito a ottenere i risultati migliori in virtù del quarto posto del 2014 e del quinto di due anni fa. Wellens poi, per abitudine, potrebbe avere meno difficoltà di altri a adattarsi al cambio di data che ha interessato la corsa: ad eccezione del 2016 infatti, dal 2014 il nativo di Sint-Truiden è sempre riuscito a piazzare almeno una vittoria nel mese di agosto, trionfando in ben due occasioni (nel 2015 e nel 2019) proprio nella giornata del 15.

Richard Carapaz

©Team Ineos, Twitter

L’ecuadoriano non ha mai corso una classica Monumento e il suo stato di forma, dopo la caduta che l’ha costretto al ritiro al Giro di Polonia, restano un mistero. Detto questo, per Carapaz le strade del Lombardia non sono totalmente ignote dato che il portacolori della Ineos (spalleggiato sabato da un coriaceo Gianni Moscon) ha avuto modo di saggiarle e testarle lungamente durante la Ivrea-Como dello scorso Giro d’Italia, frazione in cui il gruppo ha dovuto scalare Ghisallo, Colma di Sormano e Civiglio prima di giungere sul traguardo di Lungo Lario Trento. In circostanze normali, abituato alle quote e ai dislivelli del suo Paese, l’ex Movistar non si farebbe di certo intimorire dalle pendenze e dalla successione delle asperità previste dal percorso ma i postumi del capitombolo di quasi 7 giorni fa lo costringeranno a verificare attentamente sul campo le proprie condizioni: se non avesse la gamba dei giorni migliori (quella, ad esempio, mostrata recentemente nella vittoria di tappa ottenuta in Polonia) anche per lui diventerebbe difficile digerire certe difficoltà. In caso contrario invece, quelle stesse erte pronte, assieme al caldo e alla lunghezza della prova, a fiaccare le resistenze dei contendenti in gara potrebbero mettergli le ali consentendogli fino all’ultimo di giocarsi la vittoria con gli altri favoriti di giornata che potrebbero anche fare i conti con lo spunto veloce di cui il sudamericano è dotato.

George Bennett

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©Gran Piemonte, Twitter

Visto il periodo, viene quasi spontaneo affermare che chiunque vorrà primeggiare nella “Classica delle foglie morte” dovrà vedersela seriamente con un esponente in maglia giallo-nera. Il Team Jumbo-Visma, infatti, sta vivendo un irripetibile stato di grazia e, a suon di successi ammazza-morale, sta tiranneggiando in mezzo al gruppo con più di un corridore. Alle progressioni di Roglic e agli spunti di Van Aert, mercoledì al Gran Piemonte si è aggiunto anche George Bennett, capace di staccare tutti sulla salita di La Morra e resistere nel finale sotto l’acqua al ritorno del gruppo cappeggiato da Diego Ulissi. Il neozelandese (al secondo successo in carriera dopo una tappa al Giro di California nel 2017) subito dopo il traguardo ha dichiarato a caldo che “non conosceva il percorso e che non c’era abbastanza montagna per le sue caratteristiche”, tutto l’opposto del Lombardia dove invece troverà un tracciato noto (sono cinque le sue partecipazioni alla classica lombarda, l’unico monumento a cui ha mai preso parte da quando è professionista) e infarcito di salite su cui poter fare la differenza. C’è da giurarsi che, temendo possa nuovamente fare la differenza e prolungare così il momento d’oro della sua squadra, saranno in molti a controllarlo.

Mikel Nieve

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©Mikel Nieve, Twitter

Non ce ne voglia Mathieu Van der Poel ma, come lui stesso ha ammesso, il percorso del Lombardia appare ancora al di fuori della sua portata. Sarebbe entusiasmate vederlo smentire e stupire il pubblico ancora una volta restando caparbiamente nel vivo della corsa anche sulle ripide pendenze in doppia cifra del Muro di Sormano o del Civiglio ma, al momento, questo scenario sembra improbabile a tal punto da spingerci a fare un altro nome per la gara di sabato. Mettendo dunque per il momento da parte l’esuberanza e la freschezza fisica del giovane olandese, un altro corridore che potrebbe ergersi a protagonista nell’accidentato finale della classica delle foglie morte è Mikel Nieve. Recentemente nella top ten sia del Giro di Polonia che della Vuelta a Burgos, lo spagnolo della Mitchelon-Scott vanta una notevole esperienza sulle strade lombarde (otto partecipazioni) dove in ben tre occasioni è riuscito a concludere negli otto facendo valere la propria leggerezza lungo le scalate più arcigne, una dote che, qualora in gruppo dovessero concedergli spazio, potrebbe portarlo seriamente a fare la differenza e a rafforzare il proprio legame con l’Italia (tre delle sue cinque vittorie in carriera le ha conquistate nel nostro Paese).

 

Foto in evidenza: ©Il Lombardia, Twitter