Di cosa parliamo quando parliamo di chetoni

Cosa sono? Da dove vengono? Sono legali? E soprattutto, sono pericolosi?

 

In un articolo apparso nel settembre del 2018 su Cycling Weekly, Geoffrey Woo, il co-fondatore e CEO di HWMN, spiegava che «il Ketone Ester HVMN è finalmente disponibile e alcune squadre del World Tour sono state clienti della società durante l’anno appena trascorso». L’azienda americana, il cui obbiettivo è migliorare le performance degli atleti di livello mondiale, è la produttrice della tanto discussa quanto miracolosa – almeno così sembra – bevanda a base di chetoni tornata alla ribalta pochi giorni fa.  Sebbene tale prodotto sembri circolare già da parecchi anni all’interno del mondo ciclistico e, più in generale, di quello sportivo, la notizia che ha contribuito a riaccendere la polemica sul suo utilizzo è legata ad alcuni documenti che avrebbero dovuto rimanere segreti e che coinvolgono da vicino il ciclismo britannico.

©Le Gruppetto, Twitter

Secondo quanto emerso da un’indagine condotta dal Daily Mail, questo progetto “top secret” sarebbe stato condotto da UK Sport, l’organismo che gestisce i fondi elargiti dalla National Lottery e dal governo per finanziare progetti olimpici e paraolimpici. Costato centinaia di migliaia di sterline pubbliche, il test avrebbe coinvolto 91 atleti e 8 discipline, tra cui il ciclismo, con lo scopo di primeggiare alle Olimpiadi di Londra 2012. Per difendersi dalle accuse di trattare gli sportivi come delle vere e proprie cavie da laboratorio, UK Sport ha affermato: «Non cercheremo mai di vincere una medaglia ad ogni costo», aggiungendo inoltre che «nessuno finanzia progetti di ricerca che promettono un vantaggio in termini di prestazioni a discapito del benessere degli atleti».

Dati alla mano, le medaglie raccolte dalla nazionale del Regno Unito nelle prove su pista sono dieci, di cui otto d’oro. Ottimi risultati, certo, soprattutto se si accantona per un attimo il ciclismo e si volge lo sguardo al medagliere di Londra 2012. Gli inglesi furono terzi con 65 medaglie totali, dietro solo agli Stati Uniti (104) e alla Cina (88). I presunti esperimenti, ma ormai certi vista la presenza di documenti ufficiali, sarebbero iniziati nel 2011 ed erano già stati in parte citati, seppur non direttamente, dalle parole di Woo, che nel 2018 raccontava di «rumor legati all’utilizzo di chetoni già cinque anni prima che il Ketone Ester HVMN diventasse disponibile sul mercato».

A tal proposito, la UK Sport in questi giorni ha aggiunto che in passato ha lavorato direttamente con importanti partner per la ricerca e l’innovazione, conducendo progetti secondo i più elevati standard etici e solo dopo aver ricevuto l’approvazione degli esperti. Con lo scopo di fare chiarezza sulla vicenda, ha poi affermato – secondo quanto riportato dalla BBC – che «il DeltaG® l’esclusivo ingrediente alla base del HVMN Ketone Ester – è stato studiato per vedere se e come potrebbe migliorare le prestazioni degli atleti», lasciando trapelare un’effettiva presenza di test in merito – del resto i documenti erano già diventati di dominio pubblico. Inoltre, ha tenuto a precisare che la bevanda chetonica «ha superato tutti gli studi necessari sulla sicurezza, è un prodotto alimentare ed è pura al 100%. Non contiene sostanze dopanti, ma sono semplicemente gli stessi chetoni che il nostro corpo produce dai grassi e utilizza come fonte di energia durante gli allenamenti».

©BBC Sport, Twitter

Effettivamente non esiste alcuna ragione per smentire queste dichiarazioni, in quanto la WADA (l’Agenzia Mondiale Antidoping) non include i chetoni nella lista dei prodotti dopanti, quindi possono essere utilizzati liberamente prima, dopo e durante le competizioni. Basta fare qualche passo indietro e tornare al Tour de France del 2019 per leggere le dichiarazioni rilasciate a VeloNews dal presidente dell’UCI David Lappartient in merito all’utilizzo di chetoni da parte della Jumbo-Visma: «L’UCI esamina tutti gli elementi che possono influire sulle prestazioni e sulla salute dei ciclisti. Non esiteremmo a prendere iniziative e rivolgerci alla WADA se trovassimo qualcosa che non va».

La domanda sorge spontanea: i chetoni sono innocui? Non proprio. Nick Wojek, medico responsabile della UK Anti-Doping (UKAD), consiglia agli atleti di «valutare i rischi associati all’uso di eventuali integratori, compresi quelli in cui i chetoni sintetici sono presenti come ingredienti». Se non c’è pericolo per la positività ai controlli, nessuno assicura però circa gli effetti nocivi che le bevande chetoniche potrebbero avere sul fisico, specialmente nel lungo periodo. Gli stessi dubbi arrovellano Herman Ram, il presidente dell’agenzia anti-doping olandese: «I chetoni sono un supplemento legale, ma al momento sappiamo ancora poco riguardo alle loro conseguenze sulla salute. Non sono nella lista delle sostanze dopanti, ma si collocano in una “zona grigia”, quindi consiglierei di non utilizzarli».

Di parere opposto – per ovvie ragioni, del resto – è Woo, che minimizza: «I chetoni sono semplicemente una fonte calorica di macronutrienti, proprio come i grassi, le proteine e i carboidrati». Se da un lato i chetoni sono effettivamente prodotti naturalmente dal nostro corpo quando si segue una dieta chetogenica – povera di carboidrati e ricca di grassi -, dall’altro il DeltaG®, che stimolerebbe più velocemente questo processo consentendo a chi lo utilizza di migliorare le prestazioni di resistenza e recupero, non sembra però esente da effetti collaterali.

Sviluppato e testato dalla Oxford University in collaborazione con le forze speciali statunitensi, il DeltaG® è nato per consentire alle truppe militari di operare per periodi prolungati utilizzando delle razioni limitate – la bevanda chetonica sopperiva alla mancanza di cibo. Quasi fossero soldati in preparazione ad una guerra chiamata Olimpiade, UK Sport ha deciso di rifornire con esso 91 atleti britannici. Coinvolti nel progetto, avevano accettato le condizioni di segretezza e firmato un documento in cui si assumevano la piena responsabilità di eventuali effetti collaterali. Leggendo lo slogan presente sul sito ufficiale del prodotto al centro delle polemiche – “Un nuovo e rivoluzionario gruppo alimentare con il potere di migliorare prestazioni umane e benessere” -, sembrerebbe di essere di fronte a qualcosa di inoffensivo. In realtà si è scoperto che tra i vari sportivi inglesi arruolati nel test, circa il 40% ha avuto sintomi indesiderati, tra cui vomito e disturbi gastrointestinali; ventotto di loro hanno deciso di ritirarsi dagli esperimenti per questo motivo, mentre altri ventiquattro perché non riscontravano benefici nelle proprie performance.

Nonostante i possibili effetti collaterali, nel 2019 la Jumbo-Visma non ha comunque nascosto né negato l’utilizzo della bevanda chetonica. Il team manager, Richard Plugge, sgonfiava anzi le discussioni scoppiate durante la corsa palesandone l’assunzione: «È semplicemente un integratore, come le vitamine. Non è una sostanza proibita, e comunque anche altri team la utilizzano». L’allusione di Plugge era rivolta in particolare a due formazioni: la Deceuninck Quick-Step e il Team INEOS. Guardando le vittorie di quell’anno (e dei precedenti), sono infatti le tre formazioni che hanno raccolto di più. Prendendo in prestito le parole del professore Peter Hespel dell’Università di Leuven sul team di Lefevere – parole che si adattano benissimo anche alle altre due squadre in questione -, questo potrebbe essere «il pezzo del puzzle mancante per completare la chiave del loro successo». E mentre Brailsford respingeva le accuse di utilizzare il Keton Ester, Chris Froome si sottraeva ad esse dichiarando di non sapere minimamente di cosa si stesse parlando: «Ho dovuto cercare su Google per scoprire di cosa si trattava».

Dave Brailsford. ©Team INEOS, Twitter

Senza indagare troppo a fondo nel web per scovare la verità, da un lato abbiamo gli utilizzatori della bevanda prodotta dalla HVMN, o almeno i presunti tali, che raccolgono risultati importanti durante le gare, risultati supportati anche da evidenze scientifiche e da studi che testimoniano il miglioramento in termini di prestazioni. Dall’altro lato, invece, si trovano ricerche che dicono l’esatto opposto e squadre che si schierano apertamente contro il DeltaG®. È il caso della AG2R, il cui team manager, Vincent Lavenu, chiede l’interruzione del suo utilizzo da parte di tutto il gruppo per garantire «l’uguaglianza tra gli atleti» e prevenire l’effetto collaterale di disparità di prestazioni all’interno del gruppo.

Secondo Kieran Clarke, lo scienziato britannico inventore del supplemento chetonico, già nel 2018 oltre sei formazioni utilizzavano i chetoni come integratore alimentare durante il Tour de France, ma ovviamente nessuno di essi voleva essere nominato. Lo scandalo della British Cycling riporta così di nuovo a galla nomi di squadre e atleti implicati in questa faccenda, che comunque secondo WADA e UCI può considerarsi pulita. L’acquisto di HMVN può così continuare: online, sul sito ufficiale e ad un prezzo compreso tra le 30 e le 90 euro. In questo limbo di incertezza e di controversie, l’idea migliore sembra comunque essere quella di Simon Verdonck, medico della Cofidis, che non conoscendo gli effetti a lungo termine sul corpo umano preferisce evitarli: «Tra 10 anni non vorrei ricevere una lettera da un ciclista dove leggo che il suo fegato è rovinato».

 

 

Foto in evidenza: ©Team Jumbo-Visma cycling, Twitter