Giro Under 23: considerazioni sulla corsa

Assoluto dominio colombiano nel Giro d’Italia 2019 per gli Under 23.

 

Il Giro U23 si conclude con un poker colombiano sul Fedaia. Rubio, Ardila, Alba, Peña. Un leitmotiv iniziato sul Monte Amiata, primo arrivo in quota della corsa rosa, e continuato ogni volta che la strada saliva. Per gli escarabajos quattro vittorie di tappa – Ardila sull’Amiata e sul Maniva, Alba ad Aprica e Rubio l’ultimo giorno sul Fedaia – la maglia rosa e quella bianca con Ardila e quella verde con Rubio (il quale, va detto, non correva con la nazionale, come gli altri, ma per la sua squadra di club, la Vejus). Anche il podio, inoltre, è stato monopolizzato dai colombiani, con Rubio e Alba rispettivamente secondo e terzo dietro ad Ardila.

A lato della Colombia, domina anche British Cycling. Per i britannici, infatti, ci sono quattro vittorie di tappa: due di Hayter, una di Walls e una di Wright, e la maglia rossa di Hayter. Le briciole, invece, per il resto della truppa. Venchiarutti e Mazzucco vincono alla grande le due frazioni rimanenti, mentre Covi si piazza 4° ed è il primo dei non colombiani in classifica generale.

Raramente una corsa dominata in tal maniera può considerarsi spettacolare e il Giro U23 2019 non fa eccezione. A ben vedere possiamo considerare decisiva già la fuga bidone di Gaiole in Chianti. Quel giorno Ardila, infatti, guadagna oltre 3 minuti su Rubio, l’unico che si sia dimostrato capace di tenergli testa in montagna nelle frazioni successive. Sul Monte Amiata e sul Passo Maniva, in seguito, il colombiano ha messo la parola fine alla corsa rosa nonostante ci fossero ancora diverse tappe da affrontare.

In particolare, sulla cima lombarda Ardila non ha fatto prigionieri. I distacchi rifilati dal colombiano, in quell’occasione, sono stati abissali. Oltre un minuto ai primi inseguitori. A poco serve una leggera flessione tra Aprica e Fedaia – dove Rubio si dimostra leggermente superiore – dato il vantaggio che Ardila aveva messo tra sé e gli altri in precedenza.

Il giovane friulano Venchiarutti è uno dei due vincitori di tappa italiano. (©Isolapress – Marco Isola e Massimo Fulgenzi)

Un dominio di questo tipo si spiega con le grandissime qualità di chi lo ha messo in atto: Ardila ha confermato quanto fatto vedere alla Vuelta de la Juventud. Quando la strada sale lui inizia a martellare seduto sui pedali, con uno stile da scalatore d’antan, à la Tarangu. E gli altri si fanno il segno della croce. Il tutto mentre a scortarlo ci sono due come Alba e Peña, il numero tre e il numero quattro in salita di questo giro.

Jesus David Peña, in particolare, impressiona tanto quanto il suo capitano, se non di più. Perché è un primo anno (dunque classe 2000, Ardila, invece, è un ’99) e perché arriva coi primissimi pur correndo da gregario vero e proprio. In particolare la prestazione sulla Marmolada/Passo Fedaia è stellare. Tira sin dalle pendici della salita, quando iniziano gli scatti va del suo passo e sul traguardo, a momenti, addirittura riprendere gli stessi Alba e Ardila. Su di lui c’è tanto lavoro da fare a livello tecnico, ma il talento è abbagliante. Non a caso ha già vinto la Vuelta de la Juventud.

Ma la forza dei colombiani non è l’unico motivo per cui hanno fatto quello che hanno voluto in questa corsa rosa. Sicuramente, in tre anni di rinato Giro Under 23, il livello non era mai stato basso come in questo 2019. Lo si diceva già alla partenza, poi la cattiva sorte ha peggiorato le cose. Bagioli e Battistella ritirati per motivi di salute. Arensman tagliato fuori dalla classifica generale dall’ennesima brutta caduta: il ragazzo ha un grande talento, ma cade troppo spesso.

E, poi, ci sono i tanti che hanno deluso le aspettative. Su tutti spicca il duo Groupama InkelaarNonnez. Il primo conferma la tendenza a calare, col passare dei giorni, già vista nelle ultime due edizioni del Giro della Valle d’Aosta. Il secondo, solo tre settimane fa quinto alla Ronde de l’Isard, è un totale ectoplasma dal primo all’ultimo giorno. E che dire di Alessandro Monaco, crollato alla distanza, dopo un buon inizio? Per l’azzurro, purtroppo, pesa l’aver fatto solo una gara a tappe, la Course de la Paix, prima del Giro. Difficile pretendere solidità per dieci giorni da un corridore che per mesi non ha visto nemmeno l’ombra di competizioni così lunghe.

Il bis in rosa di Ethan Hayter. (©Isolapress – Marco Isola e Massimo Fulgenzi)

L’esperienza di Filippo Conca, quinto nella classifica finale, dovrebbe, invece, essere da monito per molti nel ciclismo italiano. Un ragazzo mai competitivo ad alti livelli in Palazzago e che ha fatto il salto di qualità col passaggio alla continental Biesse Carrera. Quest’anno Conca ha partecipato alla Coppi & Bartali e al Tour de San Juan. Competizioni del genere non possono che rappresentare una spinta nella carriera di un giovane atleta da corse a tappe. Ciò che ti danno, infatti, non lo trovi nelle gare in linea del calendario nazionale che sovente restano le uniche manifestazioni a cui uno scalatore italiano Under 23 può partecipare prima del Giro.

Peraltro, oltre a Conca, merita una citazione in casa Biesse Carrera anche Kevin Colleoni. Il giovane scalatore bergamasco, classe ’99, è sbocciato sul Mortirolo; ha rischiato di vincere la frazione e si è confermato sul Fedaia come primo dei non colombiani. Colleoni, insieme al coriaceo Covi, è colui che in casa Italia ha destato le sensazioni migliori quando la strada saliva.

Successivamente, ci sarebbe da parlare un po’ del percorso. Sicuramente non un brutto tracciato, nettamente migliore di quello del Giro dei grandi, ma con un finale molto moscio. In particolare è l’ultima frazione a uscire pesantemente bocciata, nonostante il fascino di una cima mitica e meravigliosa come quella del Fedaia.

Il 2019 sta mostrando tutti i limiti delle tappe brevi e il Giro non ha fatto eccezione. I soli trentotto chilometri della frazione con arrivo in cima al Fedaia sono stati la sua stessa croce: non c’è stato spazio sostanzialmente per innescare assolutamente nulla. Si è vista solo una breve processione fino agli ultimissimi chilometri, quando sono iniziati gli scatti per vincere la tappa. La crono real time dell’anno scorso è stata tutt’altra cosa e, probabilmente, ci sarebbe stato bisogno anche quest’anno di una prova contro il tempo più seria del breve prologo iniziale.

I corridori durante la quinta tappa che si è concluso sul Passo Maniva. (©Isolapress – Marco Isola e Massimo Fulgenzi)

Per chiudere spendiamo due parole anche per l’organizzazione. Un’organizzazione che sta facendo molto per rilanciare il ciclismo giovanile azzurro, ma che può e deve migliorare. Innanzitutto, è fatto grave che a poche ore dall’inizio della gara mancasse una startlist. Oltre a non essere stata buona pubblicità per il Giro, questo fatto ha creato non pochi problemi anche a chi, come noi di Suiveur, voleva scrivere della gara alla vigilia.

PMG è molto celere a mandare in onda le repliche, ma forse sarebbe il caso di trasmettere in diretta qualche tappa in più. Quantomeno la spettacolare frazione di Gaiole in Chianti o quella con la doppia scalata al Mortirolo: parliamo di due eventi praticamente unici nella stagione ciclistica – nel caso del doppio Mortirolo siamo addirittura davanti a una prima volta nella storia e che potrebbe essere anche in futuro imitata dal Giro dei grandi- e attesi con grande fermento da tutti gli appassionati.

A chiudere torniamo sulla lista di partenza. Chiaramente il Giro U23 deve prima di tutto essere una palestra per i corridori nostrani, dato che nasce con quell’intento. Ma la baby corsa rosa è, allo stesso tempo, un evento globale, seguito in tutto il mondo, dalla Colombia alla Finlandia, dalla Gran Bretagna all’Ungheria. Per questo motivo vale la pena fare uno sforzo in più per avere al via top team come la Uno-X, la CCC Devo e la Devo Sunweb. E, allo stesso tempo, bisognerebbe evitare che alcuni team, non facciamo nomi, portino la squadra B della squadra B.

Non tutte le ciambelle escono col buco e, dopo due Giri, nel 2017 e nel 2018, assolutamente stupendi, ci sta un piccolo passaggio a vuoto sotto questo punto di vista. Ma un prodotto che, in poco tempo, ha conquistato il cuore degli appassionati di tutto il globo, va valorizzato al massimo delle sue possibilità. Questo trend che vede il livello dei partecipanti in continuo calo va fermato.

Foto in evidenza: ©Isolapress – Marco Isola e Massimo Fulgenzi