Greg Van Avermaet, l’eccellenza che divide

Se c’è un corridore che divide, quello è Greg Van Avermaet.

 

Greg Van Avermaet è un corridore che fa sempre parlare di sé. A volte nel bene, spesso nel male, faticando a raccogliere consensi tanti quanti invece sono i giudizi ostili al termine di molte sue corse. Divide penne, cuori e persino i suoi colleghi in bicicletta e, dando uno sguardo in rete tra forum e social, c’è sia chi lo accusa di non essere simpatico – come se poi dovesse essere una caratteristica fondamentale per uno che di mestiere fa il ciclista – sia chi di essere individualista; chi lo definisce un succhiaruote o gli imputa un modo di interpretare la gara troppo spesso puntando a far perdere gli altri, piuttosto che osare per provare a vincere.

Negli anni, poi, la sua presunta idiosincrasia con Philippe Gilbert al contrario di Van Avermaet corridore idolatrato dai tifosi e con la bacheca zeppa di titoli, raccontato dai giornalisti alla stregua dei più grandi del passato e considerato dagli altri corridori un modello da seguire – ha ancora di più accentuato il lato oscuro della sua luna.

Vedendo le corse con il filtro di uno schermo televisivo, le sue condotte hanno spesso fatto storcere il naso: è innegabile. Succede nel recente Mondiale di Harrogate, ad esempio, quando per alcuni minuti mise in testa un suo compagno di squadra a tirare, mentre dietro Gilbert arrancava dopo una caduta finendo per ritirarsi: ma se Van Avermaet in quel momento stesse solo facendo la sua corsa e non avesse alcuna notizia a riguardo sul co-capitano della nazionale belga? Plausibile visto il caos di quel frangente.

Poi ci sono stati vari momenti in carriera, soprattutto nelle grandi classiche, dove non ha colto l’attimo e ha trovato qualcuno più furbo e più forte. A volte anche la fortuna si è voltata dall’altra parte, oppure è lui a essersi perso nel farsi i dispetti, nel tira-tu-che-tiro-io, finendo vittima del suo stesso attendismo, per un corridore che invece, quando attendista non lo è stato, ha scaldato i cuori anche di molti suoi detrattori – come nel caso di alcune fughe al Tour che lo hanno visto vincente e persino in maglia gialla.

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Del dualismo con Gilbert e dei vari episodi che ne hanno contraddistinto la sua carriera avremo modo di parlarne un’altra volta, quello che interessa oggi è: cosa potrebbe riservare il futuro, nelle sembianze del nuovo decennio che bussa alle porte, al corridore di Lokeren?

Quello che colpisce guardando il palmarès dell’ex portiere di riserva del Beveren – serie A belga – è il fatto che in carriera, tra le sua tante vittorie, ci sia soltanto una monumento: la Parigi Roubaix del 2017. Eppure ogni volta che attacca il numero alla sua maglia, prima quella della Silence-Lotto, poi per un lungo periodo quella della BMC e ora quella della CCC, Greg Van Avermaet parte sempre e comunque con in tasca il tesserino del club dei favoriti assoluti.

Un circolo esclusivo da dove però spesso e volentieri è stato messo alla porta. In tutto questo, però, non temiamo smentita nel definirlo uno dei corridori più forti per le corse di un giorno degli anni duemila e dieci; anche se, come già accennato, a volte tatticamente non si sia dimostrato abile quanto la forma espressa dalle sue gambe.

E allora il 2020 per lui sarà decisivo per cercare di cambiare le regole a cui ci ha abituato nelle grandi classiche e diventerà, come si suol dire, l’anno della verità. Nel 2019 Van Avermaet ha conquistato solamente due successi, una tappa al Tour de Yorkshire e il Gran Prix Cycliste de Montréal: poco, pochissimo. Ha chiuso sul podio due classiche belga già vinte in passato come Omloop Het Niewsblaad, anticipato da Stybar, e l’E3 BinckBank Classic, che ha visto di nuovo primeggiare l’ex ciclocrossista ceco, che superò in volata il più giovane van Aert e proprio il corridore in arancione. Una campagna primaverile, sul suo terreno, deficitaria: ventesimo alla Gand-Wevelgem, decimo al Fiandre, dodicesimo alla Roubaix. Eppure, se qualcosa può significare, al termine della stagione 2019 Greg Van Avaermaet è risultato, secondo il ranking UCI, il corridore più forte nelle corse di un giorno: un premio alla continuità di rendimento?

La stagione in arrivo vedrà il belga mettere in palio il suo titolo a cinque cerchi. È vero che non partirà tra i favoriti, ma non lo era nemmeno quattro anni fa a Rio dove vinse – con ogni probabilità – grazie alla caduta che coinvolse, nel finale, Nibali ed Henao. Oltretutto Van Avermaet ci ha abituati in passato a non sottovalutarlo anche in percorsi sulla carta troppo difficili per le sue caratteristiche.

Il 2020 lo vedrà principalmente, però, inseguire con voracità un’altra grande Monumento, perché diciamolo pure, simpatico o meno ai più, stona terribilmente, nel pentagramma suonato dal belga, aver vinto soltanto una volta la Parigi Roubaix e nessun Giro delle Fiandre. Lui che, quando passò professionista, vide la benedizione di Eddy Merckx e veniva considerato come il più probabile erede di Johan Museeuw nelle grandi corse del nord.

Greg Van Avermaet compirà trentacinque anni a maggio, non avrà più molte cartucce da sparare e avrà tre momenti decisivi per dare una svolta o un lieto fine alla sua carriera, smettendo i panni dell’eterno piazzato.

La sua campana, dunque, suonerà tra Fiandre, Roubaix e Giochi Olimpici. Come raccontato da nieuwsblad.be, punterà a ricalcare una preparazione simile a quella del 2017, il suo anno di grazia, quando vinse Omloop Het NieuwsbladHarelbeke, Gent-Wevelgem e Parigi-Roubaix, finendo sul podio alla Strade Bianche e al Giro delle Fiandre. Un ruolino di marcia da grandissimo del ciclismo e uno standard verso il quale non si è mai neppure avvicinato nelle due stagioni successive.

Greg non conosce il riposo; dobbiamo obbligarlo, farlo partire un po’ più piano per permettergli di arrivare in forma alle grandi classiche del 2020. Dobbiamo dare un nuovo approccio alla stagione per impedirgli di essere in condizione troppo presto.” Racconta Valerio Piva, suo direttore sportivo dai tempi della BMC.

E a proposito di squadra: se lo scorso anno la pochezza del team polacco nelle corse di un giorno potrebbe avere inciso sul rendimento del belga, per il 2020 la musica cambierà per forza di cose. L’arrivo di Matteo Trentin – che da solo nel 2019 ha vinto tanto quanto tutta la CCC – infatti, permetterà agli arancioni di mettere in campo una delle coppie più forti e paradossalmente meno vincenti tra le strade delle classiche del nord. “Possiamo completarci a vicenda” – racconta il vice campione mondiale – “sfruttando le nostre caratteristiche e correre in un modo simile a quello della Quick Step”. Tattiche che danno i loro frutti.

La curiosità a questo punto è enorme riguardo alla convivenza tra i due, in considerazione di ciò che abbiamo accennato sull’indole del fiammingo e sulle difficoltà avute in passato con Gilbert. Dovessero trovare il feeling giusto, Van Avermaet e Trentin potrebbero raccogliere successi di peso e il belga potrebbe continuare a essere uno dei corridori più forti nelle corse di un giorno, anche nel nuovo decennio. D’altronde, prima o poi, l’eccellenza paga.

 

Foto in evidenza: ©Aivlis Photography

Alessandro Autieri

Alessandro Autieri

Webmaster, Fondatore e direttore editoriale di Suiveur. Doppia di due lustri in vecchiaia i suoi compagni di viaggio e vorrebbe avere tempo per scrivere di più. Pensa che Mathieu Van der Poel e Wout Van Aert siano la cosa migliore successa al ciclismo da tanti anni a questa parte.