La grande guida al Tour de l’Avenir 2019

A Ferragosto scatta la più importante corsa a tappe riservata agli Under 23.

 

 

Alla ricerca dell’erede di Tadej Pogačar, mattatore dell’edizione del 2018, il 56° Tour de l’Avenir prenderà il via giovedì 15 agosto da Marmande, dipartimento del Lot e Garonna nella regione della Nuova Aquitania, sud-ovest francese. La corsa, valida anche come ultima prova della Coppa delle Nazioni Under 23 e che da tradizione si correrà difendendo i colori delle proprie nazionali, prevede un canovaccio ricco di incertezze, grazie soprattutto al netto equilibrio tra le forze in campo, secondo quanto già visto in stagione.

Prima di vedere nel dettaglio percorso e favoriti, due parole su quello che rappresenta il Tour de l’Avenir per il mondo del ciclismo giovanile. Fra le corse a tappe è, per diversi motivi – partecipazione, storia, durata – quella più prestigiosa e blasonata e nelle ultime stagioni ha premiato corridori che sono già oggi autentiche realtà del ciclismo mondiale: dal 2010 al 2018 spiccano nell’albo d’oro nomi come Quintana, Chaves, Barguil, López, Soler, Gaudu, Bernal e Pogačar, senza dimenticare le vittorie dal passato fino ai primi 2000 di Gimondi, Baronchelli, Zoetemelk, Lemond, Mottet, Indurain, Menchov e Mollema.

Tra i corridori che non hanno vinto la classifica finale, ma che hanno lasciato un segno in questa corsa, risaltano negli ultimi anni anche i nomi di Alaphilippe, Bardet, Sivakov, Degenkolb, Lucas Hamilton, Ewan, i fratelli Yates, Valgren, Amund Jansen, Guillaume Martin, Teuns, Asgreen, Jakobsen, Sosa, Ciccone: spesso e volentieri fare bene qui equivale a essere corridori capaci di emergere in maniera importante anche nel mondo dei professionisti.

L’Italia, che come vedremo in seguito quest’anno si presenta con una formazione decisamente agguerrita e con l’idea di portare a casa almeno una o due tappe – oltre che provare a lottare per la classifica generale – vede l’ultimo successo con Baronchelli nel 1973 e l’ultimo podio con Ravasi nel 2016. Mattia Cattaneo, con il terzo posto nel 2011 – replicato l’anno successivo -, interrompe il digiuno di podi che resisteva dal 1977 quando fu terzo Visentini. Due parole, infine, da spendere anche per il compianto Lambrecht, che qui nel 2017 diede segno del suo talento, conquistando il secondo posto finale alle spalle di Egan Bernal.

IL PERCORSO

©www.tourdelavenir.com

Purtroppo anche l’edizione del 2019 a livello di percorso non sembra subire un’inversione di tendenza rispetto allo scialbo, per non dire peggio, disegno dello scorso anno. Un tracciato quest’anno reso un po’ più interessante da una prima parte mossa dove le volate di gruppo potrebbero essere una o al massimo due e da una lunga e impegnativa cronometro a squadre che quasi certamente darà uno scossone importante alla classifica. Per il resto le tappe di montagna non sono dipinte per regalare chissà quali ribaltoni o voli di fantasia da parte dei corridori, a causa soprattutto del chilometraggio delle tappe. D’accordo sperimentare, ma l’esigua lunghezza delle frazioni del trittico alpino è un pugno a uno sport di resistenza come il ciclismo e rendono poco onore alla corsa a tappe più importante del calendario Under 23.

Ma il gioco è fatto e dunque è tempo di conoscere le dieci tappe del Tour de l’Avenir 2019. La Grand Depart è posta a Marmande e il finale ricalca il percorso della corsa francese per dilettanti ed élite: il Grand Prix de la Tomate. Il percorso potrebbe sorridere ad un’eventuale colpo di mano, ma si presta anche a una volata di un gruppo numeroso. Di sicuro la prima maglia di leader fa gola a tanti finisseur presenti in gruppo e dunque l’esito appare tutt’altro che scontato. Il secondo giorno la classifica subirà un primo cambiamento: in programma una lunga e vallonata cronosquadre di 32,1 chilometri fino a Bergerac. La tappa potrebbe condizionare notevolmente la classifica finale con alcune formazioni come Olanda, Germania, Norvegia e Danimarca. Occhio però anche alla Francia: i suoi passisti potranno provare a scavare un solco rispetto alle squadre infarcite di scalatori, regalando così ai loro leader un buon gruzzoletto da spendere nelle tappe decisive.

Con i suoi 162 km la terza tappa del Tour de l’Avenir è la più lunga di questa edizione. Frazione complicata che arriva il giorno dopo una lunga cronosquadre: potrebbe succedere davvero di tutto.

Sabato 17 agosto inizia la serie di tappe vallonate che potranno essere molto complicate da tenere sotto controllo per le squadre dei favoriti: l’arrivo di Mauriac arriva su uno strappo di quasi quattro chilometri, fuga o colpo di mano il copione è già scritto. L’arrivo di domenica, dopo un avvio difficile, potrebbe vedere il gruppo coinvolto in uno sprint a ranghi – quasi – compatti. Attenzione però a sottovalutare l’anarchia che spesso vige nelle corse di questa categoria, con alcune squadre, vedi l’Italia, che senza un velocista di riferimento potrebbero animare ogni tappa nel tentativo di scremare la corsa o portare via la fuga. Lunedì 19 agosto la carovana raggiungerà l’Alta Loira dopo aver affrontato oltre tremila metri di dislivello, quattro GPM – il più duro all’inizio – in 158,9 km di corsa: tappa dura per corridori di fondo e avvezzi ai percorsi vallonati.

Martedì 20, invece, prima del giorno di riposo, in programma la sesta frazione; tappa breve che potrebbe essere, come recita il sito ufficiale, “l’ultima possibilità per le ruote veloci”. Dopo un avvio mosso e in costante salita fino a oltre 1400 metri, i corridori scenderanno rapidamente per un finale con una leggera salita che però non dovrebbe togliere la possibilità di vedere uno sprint di gruppo, colpi di mano o fuga permettendo.

Dopo il giorno di riposo si riprende per i quattro giorni che l’organizzazione ce li presenta come quelli che cambieranno la storia dell’edizione numero 56 di questa corsa, ma che restano, per chilometraggio, tappe nel complesso alquanto deludenti, almeno sulla carta. Giovedì 22 agosto arrivo a La Giettaz, tappa breve e di poco superiore ai cento chilometri, inizio piatto e poi salita più impegnativa ai meno trenta. Negli ultimi sessanta chilometri non ci sarà un metro di pianura e chi ha la gamba potrebbe portare via di forza una fuga decisiva anche a far saltare la classifica: orecchie drizzate perché qualcuno sarà ancora ingolfato dal giorno di riposo.

Il trittico alpino si apre con una tappa di 23 km tutti in salita: spettacolo assicurato, ma che fa un po’ a pugni con il concetto di sport di resistenza.

Venerdì inizia il trittico d’alta montagna con tre arrivi in salita; ad aprire l’assurda tappa di Meribél: ventitré chilometri da Brides-les-Bains al Col de la Loze, finale inedito con tratti intorno al 19%; sabato si arriva a Tignes dopo settantatré chilometri e tre gran premi della montagna di seconda categoria. La speranza è che stavolta, rispetto al Tour de France, i corridori possano vedere il finale disputarsi in tutta la sua interezza. Domenica 25 agosto, a chiudere, la tappa sicuramente più interessante. Tutta in Savoia da Saint-Colomban-des-Villards a Le Corbier, settantotto chilometri con quasi tremila metri di dislivello: si affronteranno Glandon, Croix de Fer e Mollard prima della lunga – ma non difficile – salita finale. Anche qui disegno che prevede la salita più complicata posta all’inizio e di sicuro la corsa esploderà sin dalla partenza. Dopo aver affrontato una prima discesa, i corridori inizieranno la lunga salita verso il Col du Glandon; qui la corsa si accenderà lasciando i protagonisti della corsa lottare faccia a faccia fino all’arrivo decidendo così l’esito finale dell’edizione 2019.

I FAVORITI

Sfumato il Giro Baby per un malanno, Andrea Bagioli – qui vittorioso alla Ronde de l’Isard – dopo aver vinto una tappa al Giro della Valle d’Aosta sarà l’uomo di punta della Nazionale per la classifica generale.

Abbiamo parlato fino allo sfinimento, su queste nostre pagine, di come la stagione 2019 per gli Under 23 stia esprimendo diversi talenti, è vero, ma anche tanto equilibrio. La mancanza di uno o più dominatori allarga decisamente la rosa dei possibili vincitori a tanti nomi, tra i quali, però, spiccano in maniera particolare le assenze di Ardila, fuori causa da fine Giro per un problema al ginocchio e quella delle ultime ore di Leknessund. Il percorso, invece, così vario, regalerà ancora maggiore incertezza e presumibilmente si deciderà tutto nell’ultima tappa.

Andrea Bagioli (Italia)  Quest’anno ha un conto aperto con i “Grandi Giri” della categoria. Ritirato al Giro Baby, fuori classifica al Valle d’Aosta dove riesce comunque a conquistare la tappa finale, il valtellinese, sicuro del passaggio tra i pro nel 2020 – con la Deceuninck – prova a sfruttare la buona stella che in Francia gli ha già portato in carniere a inizio stagione la Ronde de l’Isard. Il percorso è favorevole alle sue caratteristiche, ma nella cronosquadre ci sarà da difendersi: la squadra italiana infatti presenta una squadra ricca di talento, adattissima alle tappe miste e alla montagna, ma senza grandi passisti potrebbe soffrire notevolmente la lunga prova contro il tempo del secondo giorno. Tuttavia le qualità in salita e sui percorsi mossi potrebbero aiutare il classe ’99 a conquistare un prestigioso podio che darebbe lustro a un biennio che lo ha messo in evidenza come uno dei migliori corridori della categoria.

Clément Champoussin (Francia) – A capitanare una Francia di qualità ci sarà il classe ’98 fresco di firma con l’Ag2R. 3° alla Ronde de L’Isard e alla Course de la Paix, Champoussin ha in mente di lasciare un segno importante in questa corsa prima del passaggio definitivo con il club savoiardo nel 2020. A settembre farà il suo periodo da stagista, ma intanto c’è da migliorare il 5° posto ottenuto qui all’Avenir nel 2019. Il percorso gli si addice particolarmente: sia nelle tappe mosse che sulle Alpi, l’ex biker troverà un terreno adatto alle caratteristiche da grimpeur: nelle tappe brevi e secche del secondo week end di corsa dirà certamente la sua.

Kevin Inkelaar (Olanda) – Premio della regolarità ad alti livelli per Inkelaar, fra i migliori scalatori della categoria,  capace in stagione di salire di livello dal Giro d’Italia in poi (chiuso 12°), proseguendo con il successo finale sfiorato al Val d’Aosta (3° in classifica con vittoria di tappa) e al Tour d’Alsace (4° a meno di quaranta secondi dal vincitore). Prima del passaggio nella categoria superiore, Inkelaar vorrebbe lasciare il segno andando a conquistare una tappa e magari anche un podio finale al Tour de l’Avenir. Dovessero saltare i suoi piani, a causa di alcuni limiti evidenziati fin’ora in carriera soprattutto nelle tappe dure e ravvicinate, l’Olanda non si farà certo cogliere impreparata avendo nella propria formazione diverse alternative capace di ottenere persino il successo in classifica generale.

Tom Pidcock (Gran Bretagna) – Lo inseriamo o non lo inseriamo tra i favoriti? Certo che sì. Il crossista in miniatura proveniente da Leeds non smette di stupire e la vittoria al Tour de l’Alsace – con tanto di successo in salita alla Planches des belles Filles – è la dimostrazione di quanto siano ancora ampi i margini di questo piccolissimo corridore. Forse il fisico gli farà difetto, non sarà un Adone come Mathieu van der Poel, ma intanto al Tour de l’Avenir si presenta con un bel biglietto da visita e una pazza idea in testa: provare a vincere la classifica finale. Il tutto dopo aver conquistato, dominando, l’oro tra gli Under 23 nel mondiale di ciclocross e la Roubaix di categoria: un altro fuoriclasse a tutto tondo in arrivo.

Einer Rubio (Colombia)-  Nominiamo Rubio a rappresentare i colombiani, ma in realtà la scelta è ampia e potrebbe ricadere anche sugli altri fortissimi scalatori sudamericani: Garcia, Alba e Peña su tutti, a comporre una squadra sulla carta imbattibile lungo le salite – come già visto al Giro Under 23 – che caratterizzeranno il secondo week end di corsa. Il problema per loro sarà arrivarci sani, salvi e con la classifica ancora a tiro dopo un inizio di Avenir che prevede tanti trabocchetti che i più scafati pedalatori europei sapranno evitare e anzi useranno per distanziare il più possibile gli escarabajos. Compresa la cronometro a squadre che costringerà la squadra capitanata dal vincitore della tappa del Passo Fedaia al Giro Under 23 – chiuso poi con il secondo posto finale in classifica – a difendersi il più possibile.

Il britannico non smette di stupire e punta a un grande Tour de l’Avenir.  ©Tom Pidcock, Twitter

Mauri Vansevenant (Belgio) – Attaccante nato, il figlio d’arte belga, dopo aver conquistato un po’ a sorpresa il Giro Ciclistico della Valle d’Aosta, mette nel mirino anche la corsa francese, dove le montagne presenti nel finale potranno essergli d’ispirazione. Sulla carta il suo Belgio potrebbe difendersi egregiamente nella cronometro a squadre, regalando qualche secondo ai talentini tricolore rispetto ad altre nazionali. Dividerà il ruolo di capitano con Ilan Van Wilder, con l’intenzione di andare forte in salita e continuare a stupire.

Ilan Van Wilder (Belgio) – Forse il miglior classe 2000 della categoria, Ilan Van Wilder in questa sua prima stagione tra gli Under 23 ha già preso le misure agli avversari salendo di livello ogni qualvolta è sceso in strada nelle corse più importanti del calendario. Forte sia in salita che sul passo e con una squadra di qualità, l’ex rivale di Remco Evenepoel tra gli juniores è pronto a fare l’eventuale colpaccio sulle strade francesi dopo aver ottenuto in stagione due top ten in classifica, tra Ronde de l’Isard e Course de la Paix, e un quattordicesimo posto al Valle d’Aosta che vale molto di più di quello che sembra. Rimasto intruppato anche lui nel disastro della prima tappa che ha messo fuori classifica tre quarti di gruppo, Van Wilder è stato 6°, 4° e 6° nelle ultime tre tappe scalando montagne e classifica e dimostrando doti di recupero importanti.

Michel Ries (Lussemburgo) – A leggere le classifiche, il lussemburghese Ries sembrerebbe l’elogio alla costanza. Tra 2018 e 2019 è stato capace, nelle corse a tappe, di arrivare 11° al Tour de l’Ain, 9° al Giro Baby, 10° all’Avenir, 9° al Giro di Sicilia – in mezzo a diversi professionisti – e 11° al recente Valle d’Aosta con tanto di vittoria di tappa: un po’ Monfort, un po’ Zubeldia. Invece spicca tra le sue caratteristiche, oltre alla forza in salita, la scarsa continuità: un giorno te lo ritrovi con i migliori, il giorno dopo può andare in difficoltà. L’equilibrio in atto nella categoria, però, può portarlo a fare anche progetti importanti, vista anche l’esperienza maturata negli anni, a patto però di salvare capra e cavoli nella prova contro il tempo e di raggiungere una maggiore costanza nelle prestazioni.

Stefan Bissegger (Svizzera) – Completo, temibile, con una squadra solida che potrà supportarlo egregiamente a partire dalla cronosquadre, Bissegger ha tutto per essere l’uomo che non ti aspetti in cima al podio e quello capace di portare in Svizzera per la prima volta la classifica finale di questa corsa. Andrà a caccia di tappe – e maglie – sin dalle prime frazioni e si difenderà in salita come già dimostrato alla Course de la Paix chiusa al secondo posto alle spalle di Leknessund e davanti a corridori contro i quali lotterà per la generale anche sulle strade francesi. Di recente ha chiuso terzo nella prova a cronometro dell’Europeo e settimo in volata in quella in linea, dimostrando di essere in forma smagliante e pronto a cogliere questa ghiotta occasione.

José Felix Parra Cuerda (Spagna) Forse non è la migliore Spagna degli ultimi anni, sicuramente peserà l’assenza di un cavallo da tiro come Juan Pedro Lopez impegnato al Tour of Utah, ma di certo, vista anche la buona tradizione delle ultime stagioni – vittorie di Ruben Fernandez e Marc Soler nel 2013 e 2015 – è quasi d’obbligo inserire il più rappresentativo della formazione iberica. Parra Cuerda è un corridore che si difende molto bene in salita e che fa della regolarità la sua arma migliore, arma che gli ha permesso in stagione di chiudere in top five la Vuelta al Bidasoa e la Vuelta al Navarra, e in top ten il Valle d’Aosta. Qui in Francia può essere una delle carte più importanti sulle montagne e dunque un posto tra i primi dieci è assolutamente alla sua portata.

Altri (puncheur, finisseur, grimpeur, sprinter, uomini di classifica)

Già protagonista al Giro Baby con un ottimo 4° posto finale, Covi è uno dei leader assoluti del movimento azzurro Under 23. ©Giro Under 23, Facebook

L’Italia selezionata da Marino Amadori schiera una formazione di notevole qualità e forse, sotto alcuni aspetti, il meglio che il settore Under 23 azzurro ha prodotto nell’ultimo biennio. Oltre al già citato Bagioli, presenti Conca per le salite, Oldani, Battistella e Covi  – già a segno su queste strade nel 2018 – per tutti i terreni e Aleotti, che verosimilmente si lancerà spesso nelle fughe: l’obiettivo di squadra è provare a fare alta classifica, disturbare la corsa sin dal primo giorno e portare a casa una o due tappe.

La Germania punterà su due talenti molto interessanti: Zimmermann corridore che nella prima metà di corsa potrebbe dire la sua anche a livello di classifica e Rutsch atleta in forte ascesa e migliorato notevolmente pure in salita. Se la Francia dietro Champoussin schiera corridori di livello importante come Guglielmi e Prodhomme – anche loro potranno dire la loro per una eventuale top ten – , l’Olanda sembra un’autentica corazzata a dimostrazione di un ciclismo orange sempre più in crescita, anche in campo maschile. Occhio dunque  ad Arensman – secondo lo scorso anno, ma lontano parente in questo 2019 di quel corridore – Eekhoff per gli sprint, van der Berg vagone per la cronosquadre dove l’Olanda è una delle favorite e Schelling, uomo da fughe, ma anche reale alternativa a Inkelaar per una top ten. A proposito di cronometro a squadre, la frazione con arrivo a Bergerac è l’obiettivo della Danimarca; se Kron punta a fare bene anche in classifica generale, l’apporto del neo-campione mondiale a cronometro tra gli Under 23 Price-Pejtersen sarà fondamentale così come quello del classe 2000 Hindsgaul Madsen, vincitore del breve prologo al Valle d’Aosta. A Stokbro e Hulgaard, invece, il compito di gettarsi nelle fughe, negli sprint o provare colpi di mano nei finali di tappa.

Attila Valter, corridore della CCC Development, punta a un Tour de l’Avenir di qualità. ©Attila Valter, Facebook

In casa austriaca si proverà a fare classifica con Gall soprattutto, ma occhio anche a Wildauer, mentre Gamper, Bayer e Friedrich saranno deputati a cacciare tappe andando in fuga. In Belgio, oltre a Van Wilder e Vansevenant per la classifica, da tenere d’occhio Verschaeve e soprattutto Moniquet come alternative d’alta classifica, e Reynders per gli sprint. A proposito di sprint, da citare il portoghese Campos, ma attenzione anche a Ghirmay. L’eritreo classe 2000 a inizio stagione ha battuto tra gli altri Bonifazio, Manzin e Greipel e oltretutto è atleta capace di difendersi anche su percorsi mossi: in questa corsa ci sarà tanto terreno per mettersi in mostra sia per lui che per il compagno di squadra Debesay, fresco di promozione nel team continental della Groupama, nelle tappe più impegnative potrà certamente dire la sua e magari fare un pensierino pure all’alta classifica.

Restando fuori dall’Europa, per il Canada c’è interesse e curiosità attorno a Zukowski, corridore che nelle corse del Nord America ha dimostrato quest’anno un’interessante salto di qualità: da scoprire il suo livello con i pari età europei. Dall’Ecuador invece arriva uno degli scalatori più forti in assoluto del panorama giovanile: Jefferson Alexander Cepeda Ortiz; il classe ’98 di Carchi è già pronto al salto di categoria e ha tutte le carte in regola per dare spettacolo al Tour dei giovani. Formazione competitiva quella australiana, anche se il recente passato ci aveva abituato decisamente meglio; di sicuro con Groves si andrà a caccia di tappe: il neo acquisto della Mitchelton sarà uno dei punti di riferimento per le volate a ranghi compatti o ristretti, di questa corsa. Evans, invece, sarà l’uomo prescelto per la classifica generale. Gli Stati Uniti non convocano McNulty – che sarebbe stato a tutti gli effetti il favorito assoluto della corsa – e si affideranno a Matteo Jorgenson, da valutare però le condizioni dopo il grave incidente alla Roubaix, e al classe 2000 Sheehan capace di vincere nel 2017 e 2018 il Tour de l’Abitibi, tra gli juniores, ma che ancora non ha battuto un colpo tra gli Under 23.

La Norvegia punta sul solito Foss per la classifica generale e, in alternativa, su Torjus Sleen, ma senza Leknessund non sarà la stessa cosa, anche in chiave cronosquadre. Per la Spagna, oltre al già citato Parra, proverà a mettersi in evidenza il futuro Movistar Elosegui; il corridore, però, è reduce da un’annata inferiore a quella precedente.

La selezione del Centre Mondial du Cyclisme avrà in Ben Healy uno dei 2000 più interessanti al via. Il britannico naturalizzato irlandese potrà dire la sua su diversi terreni. E a proposito di Gran Bretagna, squadra tosta quella che correrà sotto la bandiera della Union Jack. A fianco di Pidcock, infatti, Wright andrà a caccia di successi parziali come al Giro Under 23, mentre Hayter, come già dimostrato sempre nella corsa a tappe italiana, cerca conferme sulle sue qualità da ciclista a tutto tondo. Occhio a lui anche per la prima maglia di leader nel giorno di ferragosto e in generale per un piazzamento nella classifica finale.

Infine meritano una menzione il ciclocrossista svizzero Jacobs – che oltre alla causa personale sposerà quella del suo capitano Bissegger – e una nazionale ungherese che porta il meglio possibile e sarà buona un po’ per tutti i terreni: Valter sarà uomo d’alta classifica, Peak andrà a caccia di tappe e fughe, Karl si getterà negli sprint di gruppo.

Foto in evidenza: ©Tour de l’Avenir, Twitter

Alessandro Autieri

Alessandro Autieri

Webmaster, Fondatore e direttore editoriale di Suiveur. Doppia di due lustri in vecchiaia i suoi compagni di viaggio e vorrebbe avere tempo per scrivere di più. Pensa che Mathieu Van der Poel e Wout Van Aert siano la cosa migliore successa al ciclismo da tanti anni a questa parte.