Moneywheel, il ciclismo delle statistiche

Moneywheel è il ciclismo statistico sul quale punta la NTT per rilanciarsi.

 

 

Nonostante nasca come un libro, scritto da Michael Lewis e pubblicato nel 2003, Moneyball ha raggiunto una certa popolarità nella sua versione cinematografica. In Italia un po’ meno, magari, ma negli Stati Uniti ha riscosso un successo notevole: uno degli attori protagonisti è Brad Pitt, per dire, e le candidature agli Oscar e ai Golden Globe sono state diverse. A spiegare qualcosa in più della storia, tuttavia, è il sottotitolo: The Art of Winning an Unfair Game, l’arte di vincere in un gioco ingiusto. Ingiusto da intendere come squilibrato, sproporzionato, incongruo, inadeguato, inaccessibile. Il libro, e di conseguenza il film, è tratto da una storia vera: quella di Billy Beane, l’allora general manager degli Oakland Athletics, che si avvalse dell’approccio di Peter Brand per introdurre la valutazione statistica nel baseball. Fu una vera e propria rivoluzione. Si parla di sabermetrica, vale a dire l’analisi del baseball attraverso le statistiche.

Dire tecnologia, a questo punto, non vale più. Non basta, non è sufficiente: è stato fatto un passo ulteriore. Adesso si parla di dati, di analisi, di parametri. Un aspetto che può sembrare inedito da un punto di vista ciclistico, ma che invece nel restante mondo sportivo è noto già da qualche anno. Del baseball si è già detto, verosimilmente anche l’NBA saprà il fatto suo in materia. Il calcio europeo, in particolar modo quello inglese, ha segnato la strada: l’Arsenal ha comprato una compagnia che analizza e processa tutti i dati che riguardano la squadra, e anche il travolgente Liverpool di Jürgen Klopp deve molto a uno staff di ricerca d’eccezione: Ian Graham, un giovane fisico con dottorato a Cambridge; l’astrofisico Tim Waslett, il matematico Dafydd Steele e il fisico delle particelle Will Spearman, che al CERN ha contribuito allo studio del Bosone di Higgs. La NTT Pro Cycling, quella che fino a pochi mesi fa era conosciuta come Dimension Data, è la prima squadra ciclistica ad inserirsi in questo filone con serietà e lungimiranza: loro, scherzando, parlano di Moneywheel.

Giacomo Nizzolo. ©PezCycling News, Twitter

Una sterzata è stata data da NTT, la compagnia giapponese di telecomunicazioni che nel 2010 ha acquistato Dimension Data. In una bella intervista concessa a CyclingTips, Peter Gray – Senior Vice President dell’NTT Advanced Technology Group: Sport – ha spiegato il funzionamento di questo processo. Facendo parte del ciclismo ormai da diverse stagioni, la squadra ha accumulato un numero impressionante di risultati, prestazioni e dati. Unendo queste informazioni agli strumenti all’avanguardia di NTT, la squadra può contare su un database ciclistico che non ha eguali. Non solo tutto quello che riguarda i suoi corridori, bensì tutto quello che riguarda ogni ciclista analizzabile: quindi chi corre nelle altre World Tour e nelle Professional, chi corre in squadra disseminate in ogni angolo del mondo, ovviamente anche gli Under 23 e i prospetti giovanili. Per allestire un archivio del genere, NTT ha instaurato una collaborazione con ProCyclingStats, probabilmente il database ciclistico più noto e consultato.

Tuttavia, gli algoritmi di cui lo staff della NTT si avvale generano una versione di ProCyclingStats ancora più fornita e dettagliata: non soltanto le statistiche principali e i risultati raccolti in carriera, dunque, bensì anche la fluttuazione dello stato di forma, le possibilità di raccogliere o meno un certo risultato, perfino se un corridore è in fase ascendente o discendente. Agli scettici, Peter Gray risponde che un approccio simile non vuole annullare la conoscenza e l’esperienza umane, quanto integrarle. Fornire una base solida, sviluppare canali di ragionamento diversi e prendere una decisione in tempi più brevi. «Ma il ruolo dello staff e dei direttori sportivi resta fondamentale», ha detto Gray. «Stiamo parlando di persone laureate e preparate, alcune di loro sono nel mondo del ciclismo da prima che io nascessi. La loro preparazione per noi rappresenta un patrimonio dal valore inestimabile».

Ottimizzare: la rivoluzione statistica della NTT potrebbe riassumersi così. I motivi sono sostanzialmente due: la complessità del ciclismo odierno, basato su una competizione estrema che richiede il perfetto funzionamento di tutte le componenti; e le disponibilità finanziarie della NTT, una realtà il cui budget non può essere assolutamente paragonato a quello della INEOS, ad esempio. Fare il massimo con quello che si ha a disposizione, ma non solo: riuscire a colmare il divario che la separa dalle formazioni più ricche e strutturate. Limitare il margine d’errore, anche; far sì che l’investimento – qualunque esso sia – frutti il più possibile. Come se una squadra di ciclismo fosse un’impresa, un’azienda, una società. Business più che sport, insomma. Forse col novecento si è chiusa una prima era sportiva, quella romantica, mentre l’inizio del nuovo millennio ne ha inaugurata un’altra: quella tecnologico-finanziaria.

©CyclingTips

Un database che raccoglie vita, morte, miracoli e possibilità di ogni corridore può servire, ad esempio, nella fase di allestimento della squadra. Ottimizzare, come detto: degli atleti in scadenza di contratto e dei giovani pronti al salto nel professionismo, prendere in considerazione quelli che soddisfano i parametri scelti in fase di filtraggio. Cosa manca alla squadra? Dove s’è dimostrata carente? Non potendo contare sulle disponibilità economiche di altre squadre, la NTT deve assolutamente concentrarsi su quei corridori di seconda o terza fascia più alla sua portata. Questo significa studiare il ciclismo, andare in profondità. L’innesto di Benjamin Dyball, da questo punto di vista, è esemplare.

L’australiano ha compiuto trentuno anni ad aprile ed è arrivato nel World Tour soltanto quest’anno, nonostante venisse indicato da più parti come uno dei corridori migliori della sua generazione. Perché la NTT lo ha scelto? Il processo è molto più difficile da spiegare che da capire. Da quando fa parte del World Tour, la NTT – o Dimension Data – ha sempre fatto molta fatica a raccogliere punti per le classifiche UCI. Quando non è stata ultima, è stata penultima. Come nel 2019: peggio della NTT ha fatto soltanto la Katusha Alpecin, mentre addirittura cinque Professional hanno fatto meglio di entrambe – Direct Energie, Wanty-Gobert, Corendon-Circus, Israel Cycling Academy e Cofidis. Dato che il sistema messo in piedi è in grado di processare, filtrare e analizzare praticamente tutto lo scibile ciclistico, perché non concentrarsi anche sulle corse? Riformulando: perché non proviamo a capire in quali corse i nostri atleti possono racimolare il maggior numero di punti per le classifiche UCI? Per i timonieri della NTT non è così difficile: è sufficiente incrociare l’ordine d’arrivo e la lista dei partenti delle passate edizioni con i risultati e le caratteristiche dei corridori della NTT.

Sezionando Benjamin Dyball sono saltate fuori delle informazioni piuttosto interessanti. Prima di tutto le sue qualità: un atleta che non ha saputo raccogliere quanto ci si aspettava, certo, ma allo stesso tempo un buon corridore, la cui solidità e completezza lo rendono estremamente adatto alle brevi corse a tappe; un nome ingiustamente trascurato, almeno questo è quello che pensano alla NTT, che a trentuno anni potrebbe finalmente togliersi qualche piccola soddisfazione. Nel 2019 ha raccolto un buon numero di punti UCI nelle prove del calendario asiatico, vincendo il Giro di Malesia e concludendo al terzo posto il Tour de Tochigi e il Tour of Qinghai Lake. Nelle graduatorie UCI veniva due posizioni dopo Terpstra e appena tre dopo Pedersen, il campione del mondo. E addirittura davanti a due ottimi corridori come Barguil e Simon Yates.

Benjamin Dyball. ©Caitlin Johnston, Twitter

Di cos’ha bisogno la NTT, dicevamo? Di punti UCI, se è vero che l’obiettivo dichiarato è quello di voler diventare una delle dieci squadre più forti del mondo. E guarda caso, quali sono le prove del calendario che secondo il sistema di analisi della NTT permetterebbero alla squadra di raccogliere più facilmente dei punti UCI? Quelle asiatiche, ovviamente, quattro volte più facile raccoglierli laggiù che non in Europa. Ecco spiegato, almeno in parte, l’ingaggio di Dyball e il sistema che c’è dietro.

È anche una questione di logistica, se si pensa ai numeri che una squadra ciclistica del World Tour deve gestire. Ecco quelli della NTT: 29 corridori, 54 tra membri della dirigenza e dello staff, oltre 200 biciclette, circa 250 set di ruote in carbonio, tre tonnellate e mezzo tra cibi solidi e liquidi, 22 mezzi, oltre 900 biglietti aerei, 80 corse all’anno in 5 continenti diversi, un totale di 256 giorni di corse all’anno – a volte tre eventi in un giorno, magari tra Sudamerica, Australia ed Europa. NTT, tra l’altro, oltre ad essere la prima realtà giapponese a diventare lo sponsor principale di una squadra di ciclismo del World Tour, lavora quotidianamente con ASO e il Tour de France, proseguendo nel solco già segnato dalla Dimension Data. Le grafiche televisive, ad esempio, sono il risultato di questa sinergia. E lavorare con NTT ha significato, per ASO, crescere tantissimo anche sui social network: il numero totale dei fans è passato dai 2.7 milioni del 2014 ai 7 milioni del 2019 e le visualizzazioni dei video sui canali ufficiali del Tour de France sono passate da 6 a 75 milioni. Recentemente, ASO e NTT hanno firmato un prolungamento del contratto fino al 2024.

Di cos’è diventato lo sport, e di conseguenza di cos’è diventato il ciclismo, potremmo parlarne a lungo e prima o poi andrà fatto. Negli ultimi anni sono cambiate talmente tante cose da imporre una riflessione nuova e approfondita. In un mondo nostalgico e reazionario come quello ciclistico, le previsioni apocalittiche e distopiche saranno sicuramente maggiori rispetto ai cori d’assenso. Tuttavia, non bisogna scadere nemmeno nell’estremo opposto. C’è qualcosa di più grande e decisivo degli oggetti e delle macchine che stanno cambiando lo sport: ed è la mentalità da cui tutto origina, quella che produce oggetti e macchine che poi cambiano lo sport. A cambiare è il paradigma e non si può far finta di niente. Un ingresso così prepotente dei dati è pericoloso e affascinante allo stesso tempo: tornare indietro sarebbe un suicidio, ma bisognerà capire come procedere senza uccidere uno sport – e lo sport – che ha sempre messo al centro l’uomo e i suoi istinti, le sue intuizioni, i suoi errori.

©CyclingTips

Nonostante la portata rivoluzionaria dell’evento, Gray si è dimostrato piuttosto realista. «Mi stupirei se venissi a sapere che un’altra squadra di ciclismo può vantare un sistema come il nostro», ha riconosciuto, «Tuttavia, mi stupirei anche se venissi a sapere che la NTT è la prima e unica formazione ciclistica ad interpretare il ciclismo in questo modo». Come a dire che ce ne sono altre, e altre ancora ne arriveranno. Ma nessun’altra squadra ha vissuto i primi mesi del 2020 così intensamente come la NTT: il ritorno di Bjarne Riis e la presentazione ufficiale di questo nuovo approccio, infatti, sono una sua esclusiva. Intanto sono arrivati anche diversi risultati positivi: le vittorie di Nizzolo al Tour Down Under e alla Parigi-Nizza, quella di O’Connor all’Etoile de Bessèges, le due di Walscheid in Malesia e quella di Gibbons nella prova in linea dei campionati sudafricani – senza dimenticare i tanti altri piazzamenti raccolti qua e là.

Una sorta di Pro Cycling Manager, il sogno proibito di ogni appassionato di ciclismo: diventare la squadra più forte del mondo nonostante lo svantaggio, allestendo un organico valido e completo basandosi sull’intuito e su una quantità spropositata di dati, risultati e parametri. Tutto sommato, Moneyball ha un lieto fine: dopo aver vinto venti partite consecutive, gli Oakland Athletics vengono eliminati nella post-season, ma hanno dimostrato di poter competere ai massimi livelli malgrado le scarse disponibilità finanziarie e una squadra composta in larga parte da giocatori scartati in precedenza da altre formazioni. Il seguito, Moneywheel, è ancora tutto da scrivere.

 

 

Foto in evidenza: ©NTT Pro Cycling, Twitter

Davide Bernardini

Davide Bernardini

Fondatore e direttore editoriale di Suiveur. È nato nel 1994 e momentaneamente tenta di far andare d'accordo studi universitari e giornalismo. Collabora con la Compagnia Editoriale di Sergio Neri e reputa "Dal pavé allo Stelvio", sua creatura, una realtà interessante ma incompleta.